Maschere e volti

DI ANTONIO MARTONE

Mi piace camminare fra le maschere. Euforiche o dolenti, eppur sempre bugiarde, appese nelle piazze del nulla, negli uffici del disastro e nei corridoi del grottesco, le maschere arricchiscono l’umanità della cera maleodorante della miseria.
Soprattutto d’estate, mi piace camminare fra le maschere: allora, allungo lo sguardo e mi chiedo quanto impiegherà il sole a liquefarle, quelle maschere, e che cosa verrà fuori quando saranno sciolte.

Mi piace camminare fra le maschere ma amo i volti. Adoro l’istante sublime in cui una maschera si muta d’incanto nel viso di un uomo, rimanendo tale a lungo, senza più alcuna voglia di rimettere sul viso ancora un’altra maschera. Soltanto in quel momento, l’umanità sembra davvero riconciliarsi con se stessa.

È un vero e proprio trionfo dell’umano, infatti, il momento in cui una maschera, sotto il sole rovente d’estare, si scioglie sontuosamente al suono del pianto o del riso. Ma non accade sempre. Quasi mai è dato scoprire che dietro una maschera vi sia effettivamente un volto. Quante ne ho viste di maschere stinte che ricoprivano soltanto l’angoscia o il desiderio delirante di potere.

Mi piace camminare fra le maschere. Euforiche o dolenti, eppur sempre bugiarde, appese nelle piazze del nulla, negli uffici del disastro e nei corridoi del grottesco, le maschere arricchiscono l’umanità della cera maleodorante della miseria.

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