Maschile e femminile, il lavaggio del cervello nei 365 giorni dell’anno

DI MARIA RONCA

 

Ci sforziamo di fare tante azioni contro la violenza e non partiamo dai meccanismi bloccanti che riguardano vittime e carnefici rischiamo di ripetere comportamenti acquisiti che spostano il problema.
L’apparente autonomia della donna è illusoria.

Ci sono due modi di fare che non si incontrano, che non si compenetrano in cui ognuno è concentrato sui suoi desideri e proiezioni, come se, il matrimonio fosse la fine di un idillio e una caterba di impedimenti all’esistere insieme.

Viste a tavolino motivazioni e frasi di timballo, diventano unidirezionali:
“Ho lavorato tutto il giorno ora devo riposarmi”;
“Sto a casa ma fai finta che non ci sono”;
“Non farti film mentali è una telefonata di lavoro”;
“Abbiamo un convegno a Dubai sull’inquinamento e sulla desertificazione, staremo in un paradiso terrestre a valutare gli effetti, sotto il sol leone a fare analisi… Devo salvare il mondo dalla carastrofe ambientale”…

“È un incontro di lavoro con tanto di musica, adesso funziona così, faccio tardi porto un regalo per onorare chi ci ospita e non pensare sempre male, sai non puoi venire ti potresti annoiare da morire”;
“Ho password ovunque perché sai non mi piacciono gli impiccioni e, poi, la gente capisce sempre male”.
“Ero a pranzo con amici/colleghi non potevo rispondere”.
“La camicia sporca di rossetto e fondotinta ti sembrerà strano sono caduto e mi hanno dovuto alzare, sì, no… Non era chi pensi”.
“Io a… No ero di passaggio… Ci siamo incontrati per caso”.
“Il biglietto per… No sai con l’ufficio… Con… Per”…

Potrei continuare all’infinito impiegherei dei giorni per quante stravaganti concezioni e congetture si fanno a pensare bene o male per intrattenersi al lavoro anziché rientrare a casa. Di converso a casa improvvisamente muoiono di noia, stanchi, nervosi e abitudinari come non mai hanno ancora da lavorare, e poi, c’è la messa e poi non dovevi pulire il cesso, non devi uscire con tua madre, tuo padre, non dovevi lavare le tende…

Perdono lo smalto e partono a raffica accuse e resistenze a fare qualcosa di diverso che esula da un fare qualcosa insieme, pensi sempre ad uscire, che devi fare con la poesia, con il canto, con il ballo, lo sai che a me non piacciono queste cose, usciamo con i miei amici, con i tuoi e per fare che cosa…

Insomma un rimandare di eventi, di appuntamenti e di rinvii per non fare un bel niente e fine settimana bruciati e addio i bei tempi, senza cellulari, senza pensieri, agli abbracci e alle carinerie che pure fanno bene al rapporto e al comprendersi.

Allora mi chiedo se non lavoriamo sulla coppia, sulle cattive abitudini assunte, sui comportamenti, su cosa dobbiamo cambiare realmente?. La violenza è un copione che si ripete, solo che cambiano nomi e luoghi, ma i meccanismi sono gli stessi.

Mi spiace dirlo ma nei colloqui trapelano i soliti discorsi e se non si è violenti si è indifferenti e insoddisfatti. Alla lunga aumentano le sofferenze. Generalizzazioni che restano campate in aria e che a concretizzare non ci basterà una generazione…

Maria Ronca, Sociologa

 

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