Michel Houellebecq: Dopo ‘Annientare’ è il momento di fermarmi

di Cinzia Marongiu

Visionario, profetico, scandaloso, spietato, polemista, lucido, insopportabile. Michel Houellebecq è tornato a occupare sogni e incubi di tutti noi con il suo nuovo romanzo, scontato bestseller sia in Francia sia in Italia dove lo scrittore, tra i più controversi e amati che ci sia, viene pubblicato dalla Nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi. Si intitola “Annientare” ed è pronto a sedurre e a dividere come ogni romanzo dell’autore de “Le particelle elementari”.

Lui, all’anagrafe Michel Thomas, diventato Houellebecq prendendo il cognome della nonna che lo ha tirato su dopo che i genitori si sono sostanzialmente disinteressati di lui, ne ha parlato qualche settimana fa al Salone del Libro di Torino. E senza smentire il suo carisma da maledetto aveva sentenziato: “È troppo complicato dire di cosa parla. Sarà un libro deprimente”. E noi tutti lì a comprarlo. Anche perché proprio in chiusura del libro Houellebecq anticipa che questo potrebbe essere il suo atto finale: ”Sono giunto ad una conclusione positiva: è il momento di fermarmi”.

Sono giunto ad una conclusione positiva: è il momento di fermarmi

Quale che sarà il futuro, comunque, vale la pena di soffermarsi su “Annientare”, in libreria dal 7 gennaio, anche se in Francia da giorni circolano copie pirata. Tutto accade nell’arco di un anno. Si festeggia il Natale e il Capodanno del 2027 e si arriva a fine ottobre. Un anno in cui si segue la vita di pochi personaggi che si intrecciano, Paul Raison in primo luogo, assistente, anzi confidente, del ministro dell’Economia e delle Finanze francese, Bruno Juge, poi impegnato in una spietata quanto surreale campagna elettorale. Paul è figlio di Edouard, un misterioso funzionario che ha un peso determinante nella sua vita e nel libro, e cerca di fare chiarezza in una serie di criptici messaggi che prima compaiono su Internet, poi via via entreranno a scombinare violentemente la vita del paese. Anzi forse del mondo in un continuo senso di pericolo globale.

Una trama percorsa da misteri e colpi di scena, da malattie drammatiche ma anche da inaspettate felicità. Ed è proprio questa virata al positivo del nichilista Houellebecq, spietato critico del capitalismo malato nel quale l’Occidente si arrovella da decenni ma anche imperturbabile critico dell’Islam e delle sue controverse applicazioni, a sorprendere più di ogni cosa.

“Fondamentalmente sono una puttana, scrivo per gli applausi”

Lo scrittore ne ha parlato in un’intervista dove si è messo a nudo senza remore: “Fondamentalmente sono una puttana, scrivo per gli applausi. Non per i soldi, ma per essere amato, ammirato. Ma non bisognerebbe prendere la parola “puttana” negativamente. Siamo felici anche di dare piacere agli altri”.

E sul fatto che “Annientare” sia popolato essenzialmente da personaggi positivi, sentenzia: “Contrariamente al detto popolare penso che siano i buoni sentimenti a fare la buona letteratura. Per tutto il Novecento la letteratura è stata attraversata dal fascino della trasgressione, il Male. Da qui il compiacimento nei confronti di autori come Morand, Drieu, Chardonne, che trovo mediocri. Non devi celebrare il male per essere un bravo scrittore. Nei miei libri, come nei racconti di Andersen, si capisce subito chi sono i cattivi e chi sono i buoni. E se ci sono pochissimi cattivi in “Annientare”, ne sono molto contento. Il risultato supremo sarebbe se non ci fossero più cattivi del tutto”.

Non devi celebrare il male per essere un bravo scrittore

E ancora: “La mia infanzia mi ricorda un’assenza di distinzione tra reale e immaginario che, in una certa misura, persiste”. Il primo libro che gli è rimasto impresso è stato Le fiabe di Andersen. “Ci ho creduto totalmente. Per me la Sirenetta era una persona reale, e ancora oggi non sono lontano dal credere che la Sirenetta esista davvero. Ma, quando invecchiamo, è più difficile uscire dallo stato di veglia, il mondo si aggrappa di più. Quando ero giovane i ragazzi si drogavano molto, penso che lo facciano ancora molto comunque. Cerchiamo di sfuggire alla chiara consapevolezza della situazione, perché uno stato di piena lucidità è incompatibile con la vita”.

Per me la Sirenetta era una persona reale e ancora oggi non sono lontano dal credere che esista davvero

E sul suo modo di scrivere rivela: “Sono davvero interessato ai sogni, e sono così felice di averne messi così tanti in “Annientare”. Il sogno è all’origine di ogni attività immaginaria. Per questo scrivo quando mi sveglio. Sono ancora un po’ nella notte, mi è rimasto qualcosa del sogno. Devo scrivere prima di fare la doccia. Di solito appena ti sei lavato, sei fottuto, non sei più buono a niente. Così se vuoi prendere sul serio quello che scrivo, devi adottare il presupposto irrazionale che i personaggi agiscano da soli”. (FONTE: Tiscali.it)

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