‘Non mi lasciare’, il dramma della pedofilia nella miniserie tv con Vittoria Puccini. Dal 10 gennaio su Rai 1

di Cinzia Marongiu
Vittoria Puccini  parla con grande trasporto di “Non mi lasciare”, una serie tv in quattro puntate che parte dal 10 gennaio su Rai1 e che farà molto discutere perché è la prima volta che sull’ammiraglia di Stato ci si occupa di un tema così crudo e disturbante come quello dell’infanzia violata.

“Quella che affrontiamo è una tematica importante che deve essere raccontata e conosciuta dai ragazzi e dai genitori. Parliamo di ragazzini che sono vittime di attività criminali che si svolgono nel web, bambini adescati attraverso i social.

Qualcosa con cui abbiamo a che fare tutti, noi e i nostri figli. Un tema attuale e coraggioso che viene trattato in modo avvincente e misterioso visto che la forma scelta è quella del crime. Il punto di vista è quello del mio personaggio il vicequestore di polizia Elena Zonin che ha come missione quella di ritrovare dei ragazzini scomparsi e riportarli sani e salvi dalle loro famiglie.

Un mondo come quello dei crimini pedopornografici nel dark web raccontato però non in maniera cruda e morbosa ma con delicatezza e rispetto. L’obiettivo non è quello di spaventarci ma di renderci consapevoli di una realtà che purtroppo è tra di noi”.

Al centro della storia c’è la sua Elena, una donna forte e fragile allo stesso tempo, proprio come Vittoria Puccini. Una donna che ha il dono dell’empatia, di riuscire a entrare in contatto con gli altri in profondità, di notare il non-visto, di sentire il non-detto.

Una specie di Sherlock Holmes che oscilla tra buon senso e istinto. “Penso che anche le donne più determinate, più forti, più capaci nel loro lavoro abbiano sempre i loro momenti di difficoltà, le loro insicurezze, i punti deboli. È importante non nasconderli ma anzi usarli per entrare maggiormente in contatto con gli altri, anche con i propri figli”.

La Puccini lo dice anche da madre di una ragazza di 15 anni: “Io come il mio personaggio cerco di essere da sempre profondamente empatica, non solo come madre ma anche con le amiche. Credo che sia questo che permette di capire e aiutare gli altri e di farsi comprendere.

Questa storia fa capire che il web va usato con intelligenza perché nasconde pericoli”. (FONTE: Tiscali.spettacoli.it)

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