Non puoi ignorare, ciò che ami fare.Ti viene sempre a cercare

DI ANNA LISA MINUTILLO

 

Non lo ricordi neanche più quando, con una biro in mano, hai iniziato a riempire fogli di carta bianchi, con lunghe file di parole, che, tenendosi per mano, afferravano le tue, fino a trascinarti con loro.
Quelle parole, hanno riempito il vuoto creato da, quelle che non riuscivi a dire, fino all’impossibile.

Hanno parlato d’amore, di amicizie importanti, di sogni da realizzare, ma anche di delusioni, di rapporti interrotti, di viaggi e paesaggi, affinché non li potessi dimenticare.
Non conoscevano orari, bussavano prepotentemente alla porta del tuo vivere.

Potevi ignorarle per un po’, far finta di non sentirle, concentrarti su altro, ma, loro insistevano, così forte che non potevi fare altro che capitolare e cedere al loro volere.
Ogni volta, si partiva per un viaggio differente che aveva inizio non si sa bene se dalla testa oppure dal cuore, ma ti attraversava interamente, provocando scossoni e mettendo in subbuglio l’anima.

Capitava magari nelle fredde sere invernali, quando fuori era buio e loro ti scaldavano come fossero calde sciapre.
Oppure quando era estate, la luce era forte e dentro, se non avessi dato loro la possibilità di uscire, avrebbero provocato un grande buio.
Dire che ti mettevi a pensarle, sarebbe un’eresia, non è accaduto mai.

Sono sempre state loro a venire fuori da sole, tu eri solo strumento, esecutore materiale, di queste onde emozionali che, in qualche modo, andavano placate.
Scrivere «di pancia» si dice così, senza scervellarsi, ma seguendo ciò che loro decidevano di raccontare.
A volte capita di sentirsi dire che questa cosa è un dono.

Personalmente invece, la considero una sorta di maledizione, poiché, a ben guardare, ti priva di vita concreta e ti catapulta in un isolamento totale, dove a farti compagnia è un foglio che freme dal bisogno di essere riempito.
Non solo, spesso, questa interiorità ti fa sentire la vita, in modo differente, ti porta una sensibilità che non vorresti avere.

Ti puoi domandare all’infinito perché, in altre persone non si scateni lo stesso fiume di sensazioni davanti ad un accadimento reale, oppure dopo un incontro, o ancora dopo aver ascoltato alla radio una canzone che da un po’ non sentivi più.
La verità è che non hai risposte, che non puoi andare da nessuna parte se non hai con te un quaderno ed una biro, che puoi non ascoltare quella voce di giorno, pensando di averla fatta franca, ma lei ti terrà sveglia tutta notte, ti tartassera’ sfinendoti, fino a quando non le darai vita.

Per qualcuno tutto ciò è magia, per altri un privilegio, ad altri rimbalza a te, sconquassa.
Molti si identificano in ciò che leggono, e beati loro, intanto che tu cerchi tregua, riposano.
Chi è in malafede, vede queste cose come delle«furbate», che hanno lo scopo di irretire lettori, dimenticando che nessuno impone nulla a nessuno, e che non si possa certo obbligare a leggere ciò che non interessa.

Altri ancora ravvisano troppa «dolcezza», e questa, lo sappiamo tutti, non è più di moda, non fa tendenza, anzi ti fa apparire quasi debole e priva di carattere.
Il bello, per assurdo sta proprio qui: nella libertà che ognuno ha di scegliere, cosa sente più affine a se stesso e cosa gli passa sopra come un treno in corsa.

Sono trascorsi anni, da quel giorno in cui hai iniziato a seguire quel tumulto, che ha finito con il diventare vitale, che non ti lascia scampo, che assecondi senza cercare nulla, che non ti paga e neanche ti ripaga, delle ore insonni, dei silenzi che ti crei, delle scelte che fai, degli attimi rubati ad una chiacchierata in più, per donarli a quel foglio bianco.

Tra un :«chi te lo fa fare, ed un non né posso più di stare lì a guardarti scrivere piuttosto che uscire», i giorni si sono susseguiti gonfi di emozioni che non hanno mai taciuto.
Non si possono imbavagliare, né si possono ignorare, non chiedono nulla se non di essere ascoltate, per questo, ritengo che molti potrebbero iniziare a dare loro ascolto, seguirle donandogli la vita e riempire quei fogli bianchi che hanno smesso di vedere, ma di cui tutti siamo in possesso.

Certo, costa sacrificio e la ricompensa sta «solo», nel sentirsi esortare a continuare a farlo oppure in quel «che bello leggerti e scoprire che quelli sono i pensieri che ho anch’io ma non riesco ad esternare».
Poca cosa, per i materialisti, può essere e magari non hanno neanche torto, ma sapere che si riesce a regalare qualche attimo di serenità a chi non sta bene, a chi non riesce a vedere la luce del sole, a chi combatte contro brutte malattie, dà una pace ed un privilegio che non si può spiegare.

È così, che, tutte le ore insonni, tutti gli spazi temporali, tutte le rinunce fatte, diventano nulla, al cospetto di queste persone che sono poi i veri «maestri di vita» da cui imparare davvero.
Scaffali colmi di quaderni, di agende, di fogli accatastati.
Racconti di visioni future, appunti di viaggio e silenzi che vanno ascoltati.
Non puoi ignorare ciò che ami fare, sarebbe come smettere di ascoltare e di ascoltarsi.
Non puoi erigere muri laddove hai sempre cercato di regalare visioni di infinito.

Non puoi rinnegare l’anima che hai, sostituendola con un’apparenza in cui non ti sei mai identificata.
Non puoi, non sarebbe giusto e non porterebbe a nulla, proprio a chi quel nulla l’ha sempre combattuto.
Non si sa come, né dove e neanche quando ma quelle parole, non smetteranno di venirti a cercare, e tu di lasciare che tenendosi per mano tornino a illuminare notti buie cavalcando l’onda di quel mare di emozioni che non si possono mettere a tacere, trattandole come se non fossero mai esistite.
Non lo meritano loro, non lo meriti tu.

®© foto limian

Anna Lisa Minutillo
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Pubblicato da Anna Lisa Minutillo

Blogger da oltre nove anni. Appassionata di scrittura e fotografia. Ama trattare temi in cui mette al centro le tematiche sociali con uno sguardo maggiore verso l'universo femminile. Ha studiato psicologia ed ancora la studia, in quanto la ritiene un lungo viaggio che non ha fine.