Non si può annientare la fragranza di un’emozione

DI MARCO ZUANETTI

“Colui che solo in qualche misura è giunto alla
libertà della ragione non può sulla terra sentirsi altro che un viaggiatore, – sebbene non viaggi verso una meta ultima: perché queste mete non esistono. Ma egli vuol osservare e tenere gli occhi
aperti su tutto ciò che propriamente gli si presenta nel mondo:
quindi non può lasciare che il suo cuore aderisca troppo saldamente ad una cosa sola; deve in lui stesso esservi alcunché di errante, che trovi la sua gioia nel cambiamento e nei passaggi. Certamente,ad un uomo simile giungeranno notti cattive, in cui egli
sarà stanco e troverà chiusa la porta della città che doveva offrirgli
riposo; forse, inoltre, come in oriente, il deserto si stenderà
fino alla porta della città, e le bestie feroci urleranno ora da presso
ora da lontano, e si leverà un forte vento, e i predoni gli ruberanno
le sue bestie da tiro. Allora per lui cadrà realmente l’orribile
notte come un secondo deserto nel deserto, e il suo cuore sarà
stanco del pellegrinare. Ma se poi si leva per lui il sole mattinale,
splendente come una divinità della collera, e si apre la città, egli
vede nel viso degli abitanti ancor più di deserto, di lordure, di inganno, di incertezza che davanti alle porte, – e il giorno sarà quasi peggiore della notte. Ciò può talora succedere al pellegrino; ma poi, come compenso, giungono i deliziosi mattini di altre contrade e di altri giorni, in cui egli già nel grigiore dell’alba vede i cori delle Muse nella nebbia del monte danzargli dinnanzi e vicini,
e dopo, quando, silenzioso, nell’equilibrio dell’anima mattinale,
si poserà sotto gli alberi, cadranno per lui dalle cime e dal fogliame
soltanto cose buone e chiare, i doni di tutti quelli spiriti liberi
che abitano nel monte, nella foresta e nella solitudine e che,
al pari di lui, in una loro maniera talvolta gioiosa, talvolta riflessiva,
sono pellegrini e filosofi. Nati dai misteri del mattino, essi
pensano come mai, fra il decimo e il dodicesimo colpo della campana, il giorno possa avere un volto così puro, così luminoso, così raggiante di serenità: – essi cercano la filosofia del mattino.”*
*F. Nietzsche, Umano troppo umano, aforisma 638*.
Ma. Non si può annientare la fragranza di una Emozione.
E. Le strade, così tristi, così belle, così semplici e complicate, alzano la loro bandiera. Segnano le tracce del vagabondare nel mondo di questo umanità.
Ed è. La necessità di coltivare, lungo le strade, la memoria e l’eloquenza della testimonianza, di ogni essere umano.
Tutti – noi -abbiamo parlato, ascoltato, sofferto, scritto, poetato, lottato, vinto e perso ma la cosa più bella che abbiamo fatto è amare questa Umanità : ‘Ogni battito dei nostri cuori/è un fiore irrorato dal sangue/dal tuo dal mio/dallo stesso, nello stesso tempo’.

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Pubblicato da scrignodipandora

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