Omaggio a Lindsay Cooper: An Angel on the bridge (terza parte)

DI OSCAR PIAGGERELLA

 

Sempre nel 1991 esce An Angel On The Bridge, dove la personalità musicale della Cooper prende sempre più corpo. Anche se da alcuni venne ritenuto all’epoca un lavoro minore, il tempo trascorso dalla sua uscita gli rende omaggio. Oggi, dalla critica internazionale, viene annoverato tra i migliori dischi dell’ultimo decennio del secolo scorso. Il suo fagotto qui regna sovrano e forma un sodalizio con l’arpa di Louise Johnson, con delicate percussioni (tamburi, xilofono, vibrafono e vari frame drum) suonate da Michael Askill e, a rifinire, ci pensa la vocalist Cathy Marsh che interviene occasionalmente per cesellare il tutto senza mai accennare un testo. Nove paesaggi sonori compongono l’album, dove l’ascoltatore, come in una sorta di colonna sonora di un documentario interiore, riesce a vedere ampi orizzonti, grandi distese, mari, fitte e inquietanti foreste, alte montagne che spiccano nel cielo e tutto ciò che la natura può offrire.

Gradirei che questa mia opinione non venisse intesa in senso new age ma come realizzazione di un concetto sonoro rivolto al visivo. Qui tutto è stato scritto e nulla è stato lasciato all’improvvisazione. Di particolare bellezza risaltano Suburban Tango, Wiengieled, Fin De Siecle, The Bush Photographer e l’iniziale The Hanging Garden, per non parlare poi della meravigliosa e brevissima Botticelli.

A cura di Feellin’ Blue