Omaggio a Lindsay Cooper (parte seconda): Schrodinger’s Cat

DI OSCAR PIAGGERELLA

Ma sarà nel decennio degli anni novanta che Lindsay Cooper e il Rock In Opposition darà agli appassionati di questo genere musicale, grandi capolavori di inestimabile bellezza sia compositiva, che improvvisativa e di pensiero politico; e proprio questi anni saranno i più prolifici per la piccola grande Lindsay Cooper.

Nel 1991 esce Schroringer’s Cat per la Femme Music (etichetta di Kate Westbrook), Rags/The Goldiggers: due estendedplay raccolti in cd dalla ReR, An Angel On The Bridge per la ABC Records, Oh Moscow, concerto dal vivo del 1989 per il Festival della Musica Attuale Internazionale che si teneva a Victoria Ville in Canada. Nel 1992 vede la luce Sahara Dust per la Intakt, e in duo, insieme a Charles Gray, nel 1997, Pia Mater.

Innumerevoli sono le sue collaborazioni e partecipazioni a formazioni estemporanee e progetti. Per fare una discreta panoramica sul lavoro di questa grande artista ho scelto sei album , quelli che, personalmente, ritengo più significativi della sua carriera solista.

L’uscita di Schrodinger’s Cat non fu accolto a braccia aperte dalla critica (rockettara?), un po’ per il tema trattato (appunto la scatola di Schrodinger che è un esperimento mentale ideato nel 1935 da Erwin Schrodinger, con lo scopo di illustrare come la meccanica quantistica fornisca risultati paradossali se applicata ad un sistema fisico macroscopico), un po’ per la sua elaborata composizione dal sapore cameristico e un po’ perché è una “colonna sonora” commissionata dal Arts Council of Great Britain and The Place Theatre, London per la compagnia di ballo Maclennan Dance & Company’s EDGE per le coreografie della stessa Sue Maclennan.

Comunque sia andata, questo pregevolissimo lavoro della fagottista, oboista, clarinettista, sassofonista (in altre parole:polifiatista) degli ex Henry Cow resta ed è tutt’ora un punto di arrivo/partenza dell’autrice. Al suo fianco troviamo alle tastiere Dean Brodrick, Stuart Jones alla tromba, violoncello, basso elettrico e infine Peter Whymon ai sax alti e soprani e clarinetto basso. Le diciotto tracce sono strettamente legate alle coreografie della Maclennan. Nelle note dolenti del fagotto le orchestrazioni disegnano ambienti “bucolici”, quasi di una estatica naturalità.

Il tema lirico in The Realm Of Possibility ritorna a tratti ad uniformare tutte le parti del disco. Brevi ma intense le due tracce: il visionario girotondo Pas De Deux e il finale intervento di fisarmonica da parte di Brodrick in Skating.

A cura di Feellin’Blue