Peccato per quei genitori che hanno fatto sacrifici

DI RICCARDO ANCILLOTTI

 

Ero ancora un bambino, quando le persone anziane mi facevano capire che i personaggi del paese che contavano erano, il sindaco, il prete, il dottore, il farmacista , il notaio ed il geometra.

Tutte queste figure, che nei racconti specie delle donne più anziane erano figure quasi nobiliari e difficilmente potevano essere contradette dai comuni cittadini, perchè apparivano come i dententori del sapere e quindi del potere.
La guerra era finita da tempo, ma le differenze tra il “conoscere” e l’ignorare, facevano alla grande la differenza tra le persone.

Una civiltà contadina, quella, nella quale eravamo immersi e dove le figura del “fattore” e del “padrone” definivano già i ruoli di una vita, mentre facevano però capire ai nostri genitori che la “scuola” era di somma importanza per noi ragazzi.

Così loro si sacrificavano, proprio, perchè noi potessimo studiare ed uscire da quella ghettizzazione che era, appunto, l’ignoranza.
C’era una volta, tutto questo e adesso noi, che abbiamo maggiore consapevolezza di cosa significa usare l’arma della cultura e del sapere, la sprechiamo spesso nel considerare preparati gente imbellettata e priva di qualsiasi conoscenza esatta di quel che va facendo.

L’improvvisazione la fa da padrona e viene accettata, quasi fosse una condizione obbligata.
Noi pur sapendo che così non è, ci rifiutiamo di voler approfondire però le questioni, scegliendo ciò che ci sembra meno di sacrificio.

Peccato che i nostri genitori ne abbiano, invece, fatto tanto, affinchè questo non accadesse!

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