Peppino Impastato, 43 anni dopo la sua morte e la bellezza continuiamo a non vederla

DI ANNA LISA MINUTILLO

 

” Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’ omertà” Peppino Impastato.

Poche parole, in cui è racchiuso tutto il sentire di chi la bellezza ha cercato mettendo a disposizione la sua stessa vita, di insegnarla, non solo attraverso le parole ma anche e soprattutto attraverso il suo modo di essere, di sentire la vita.

Non la rassegnazione ad una “famiglia” macchiata dalla mafia , non l’arrendevolezza di chi vede la sua terra ridotta a silenzio e timore, quel timore che diventa paura quando le minacce alzano il tiro in modo direttamente proporzionale al tuo operato, ma quel silenzioso ed operoso credere che non tutto fosse perduto.

Cento i passi che separavano l’abitazione di Peppino da quella di chi voleva piegarlo ad una “vita”differente, a quella “famiglia” che usava la violenza, chissà, forse perché conosceva quella soltanto.

Cento passi, una distanza fisica irrisoria ma di grande proporzione dal punto di vista ideologico, da quella non accettazione di quel modo di vivere che altri volevano decidere per lui. Cento passi in cui risiedeva tutta la libertà di non nascondere quanto era palese. Cento passi che contenevano tutto il male del mondo, quello da fermare prima che fagocitasse anche altri.

E’ il 9 Maggio del 1978 quando viene ritrovato il suo corpo, disteso sui binari del treno e fatto esplodere come se non fosse nulla.
Il tentativo di far passare tutto questo come un suicidio programmato, come una sconfitta personale, quando Peppino, di arrendersi a quello stillicidio quotidiano, non aveva nessuna volontà.

Ha sempre cercato di cogliere, particolari, di osservare, di non subire, di regalare speranze e sogni, quel sogno di vedere un paese libero da trappole che portavano il sapore della morte, quando intorno il mondo regalava scenari di bellezza difficili da catturare a da far osservare con lo sguardo giusto, con il cuore aperto.

La fierezza negli occhi di chi tra immenso dolore e presa di coscienza reale non si è voluto arrendere ad un sistema che non gli si confaceva, che avvertiva come distante anni luce da ciò che era e che non voleva diventare. Sono trascorsi 43 anni dal ritrovamento del suo corpo, il mondo continua a mutare, tranne alcune arroganze dettate dall’ignoranza, tranne alcuni meccanismi perversi che non dovrebbero più esistere, proprio perché dovremmo essere maturati ed in grado di distinguere perfettamente cosa è bene e cosa non lo è.

Chissà come lo guarderebbe oggi il mondo Peppino, di sicuro continuerebbe a diffondere parole che ferirebbero chi la bellezza proprio non la vuole vedere, chi si presta a giochi di arrivismo e potere, chi pur di realizzare obiettivi di terrore, di quel terrore si dipinge il volto ogni mattina, indossando maschere di cera che si sciolgono ai primi raggi di quel caldo sole che illumina la vastità che li circonda.

Diventa sempre più complicato, caro Peppino, parlare di bellezza, quando si è circondati da lotte intestine tra politici, pseudo amori, violenze in famiglia, guerre che non si sono ancora placate, anzi continuano ad essere fomentate.
Si continua ad esaltare la “differenza”, le donne continuano ad essere stuprate, uccise, in tutti i modi.

I bambini subiscono trattamenti inenarrabili, i “diversi”vengono aggrediti e derisi, nessuno coglie la bellezza delle diversità, che poi diversità non sono.
Sai Peppino, se non fosse così squallido, farebbe quasi sorridere questo parlare di diversità, come se ci fosse un modello base da seguire e fossimo tutti la copia di qualcun’altro.

Ci dimentichiamo spesso, oppure per comodo, che ognuno è diverso dall’altro, che ognuno nasce in un luogo differente, che ognuno proviene da un contesto differente, che ognuno guarda alla vita in modo differente e che tutto questo non deve fare paura ma arricchire di stimoli nuovi chi interagisce positivamente con queste belle realtà.

Non ti comunico nulla di positivo Peppino caro, ora gli atteggiamenti prevaricanti e seminatori di odio si celano dietro a cellulari sempre più ingombranti, viaggiano nell’etere, attraverso selfie, inneggiano alla divisione come se si trattasse di dispensare liete novelle quotidiane
Senza fermarsi a riflettere su quanto, agli occhi di chi li ascolta, possano apparire diversi proprio loro..

Non lo riesco ad immaginare il dolore che hai sentito, la sensazione di smarrimento che ha riempito i tuoi ultimi istanti, ma so di certo che hai pensato a quanto di bello sei riuscito a realizzare, rendendoti temibile, una scomoda presenza da annullare.

So che nei tuoi occhi hai portato l’immagine della tua mamma che in silenzio pregava per te, so che il tuo esempio, proprio perché bello e pulito, continua a vivere in chi fa di tutto per non cadere nelle trappole ben architettate di chi è nato senza la luce dello stupore negli occhi.

Caro Peppino, forse i sognatori diventano ridicoli solo per chi non sa sognare, forse la consapevolezza continua a spaventare, forse chi vede tutto nero è morto dentro e non se n’è accorto, ma chi vede la condivisione, l’accettazione, la solidarietà, non si lascia trasformare in una marionetta a cui vengono mossi i fili.

Nonostante lo stiano distruggendo sotto molti punti di vista questo mondo, non potranno mai distruggere il mare dell’umanità che ancora resiste. Chissà quali sarebbero stati gli esiti della tua candidatura alle provinciali, di 43anni fa, forse non lo sapremo mai o forse lo sappiamo e lo sapeva anche chi ha deciso di non farti attendere il responso.

Una foto in bianco e nero dove non occorrono i colori perché quelli li avevi dentro tu e li hai condivisi lasciando tracce indelebili, con chi in quei colori non ha mai smesso di credere.
Grazie Peppino per ciò che hai lasciato e per quanto hai dato.

Immagine tratta dal web

Anna Lisa Minutillo
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Pubblicato da Anna Lisa Minutillo

Blogger da oltre nove anni. Appassionata di scrittura e fotografia. Ama trattare temi in cui mette al centro le tematiche sociali con uno sguardo maggiore verso l'universo femminile. Ha studiato psicologia ed ancora la studia, in quanto la ritiene un lungo viaggio che non ha fine.