Quei minerali che mi avrebbero fatto compagnia per sempre

DI GIOVANNI BOGANI

 

Non c’eri invece, mamma, quando andai alla mostra dei minerali.

Poche altre volte ho gioito così tanto come quando ho visto tutte quelle pietre, di tutti i colori, di tutte le forme, lì sui tavoli della Fortezza da Basso.

Io non avevo mai visto l’ametista, non avevo mai visto il quarzo, e lì c’erano dei cristalli grandi, montati su basi di legno, dei giocattoli tutti nuovi, che erano parte del mondo, del mondo vero.

Frammenti di pirite, opali, minerali dai nomi misteriosi: la limonite, il diaspro, il quarzo. E pezzi di onice, di agata. Sembravano come pesci di un immenso mare, pesci coloratissimi, da conoscere, da accarezzare.

Mi portai a casa un’ametista che costava 2.500 lire, e un quarzo, una specie di pugnale trasparente, con una pagliuzza dorata dentro. E delle piriti, metallo lucente. Una geode di agata pieno di striature verdi, e un’onice. Povero papà, mi sa che dovesti spendere un po’.

E poi mettemmo tutti quei minerali sopra un mobile, in casa, o forse in una vetrina. Ero il re della casa, e non me ne rendevo conto. I minerali mi piacevano, colorati, luminosi, pieni di riflessi, e non destinati ad appassire, come i fiori.

Ora mi ricordo, comprammo anche una rosa del deserto. Era forse il pezzo più bello, anche se a me piaceva l’ametista, aveva il colore più bello di tutti. Quei minerali mi hanno fatto compagnia, loro non se ne sarebbero mai andati via da me.

Però un trasloco li ha cancellati, per sempre, dai miei occhi. Chissà se tanti anni fa, o se ancora esistevano, fino a pochi anni fa, e non me ne ero mai accorto. Ma mi sa che fu il trasloco di quando avevo dieci anni. La rosa del deserto chissà dove è finita ad appassire.

Tutto passa, tutto se ne va, niente resta.

O come mi dicesti tu, papà, in una delle chiacchierate serali, prima che io dormissi, “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Era il teorema di Lavoisier, e tu lo dicevi a un bambino. Gli dicevi che nella vita, nel mondo, nell’universo, niente si perde davvero, niente si crea davvero, tutto diviene, tutto si fa altro da sé.

Anche tu, papà, anche tu mamma, anche io diventerò altro, farò parte del grande ciclo dell’azoto, del grande ciclo dell’organico e dell’inorganico. Tutto si trasforma.

Mi sembravi così sereno, nel dirmi questa cosa, papà. Nulla va perduto, forse neppure questo momento in cui scrivo questa pagina, forse neppure questa vita, o la vita di ciascuno.

Eppure, mi sembra invece che tutto vada perduto, come quei minerali che erano così belli, e chissà dove sono, e nessun bambino adesso li guarda.

Immagine tratta dal web

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