Quella “voglia matta” di cambiare

DI PINA COLITTA

 

IL mio buongiorno con la voglia di cambiare in connessione con l’universo infinito, ma rimanendo se stessi, quello che noi siamo…

E’ un aspetto molto importante quando ci si mette in relazione empatica con qualcuno, perché è anche mettersi in relazione con sé stessi; ognuno di noi è parte del tutto così come lo è chi ci sta di fronte.

Il tutto parte dal sentire il nostro corpo come un insieme di parti in sinergia; tutte da coltivare in egual modo e attenzione. Come se avessimo tre campi distinti da coltivare, si appunto tre campi di coltivazione.

Fisicamente i tre luoghi di coltivazione sono nel nostro corpo: la parte del bacino associata alle risorse fisiche, delimitata dalla curvatura sacro lombare, che è quella più aperta come cavità ossea, chiusa dietro, ma aperta davanti; poi la parte della cavità tracica dove si trova la cassa toracica, delimitata dalla curvatura delle vertebre del torace; infine la terza parte, la zona craniale, sede del pensiero.

Tre zone del corpo correlate e rigorosamente, come ottimali luoghi di coltivazione.
Il lavoro su questi tre campi è inteso come lavoro individuale della persona, e si può descrivere nella visione dei tre livelli dell’esistenza: la sopravvivenza, la relazione, la differenziazione. Quando rifletto su questo, mi torna in mente una riflessione di Giordano Bruno
“Io penso ad un universo infinito.

Stimo infatti cosa indegna della infinita potenza divina che, potendo creare oltre a questo mondo un altro e altri ancora, infiniti, ne avesse prodotto uno solo, finito”
Tutto può, la consapevolezza della necessaria sopravvivenza. Intanto ognuno di noi per poter vivere deve soddisfare dei bisogni di base, che condividiamo con tutto il mondo animale e vegetale: respirare, mangiare, dormire. Sono questi i requisiti di fondo della vita, i bisogni più elementari che devono essere soddisfatti.

Eppure, soddisfatti questi bisogni di base, sentiamo la voglia e il piacere di qualcosa di più e di diverso, in sintesi non ci basta la sopravvivenza. Subentrano altri appetiti per cui dal nutrire l’essenza, la nostra fisicità, si sente il bisogno di arrivare al centro superiore, che è quello della relazione, che è quello della comunicazione.

“Non è la specie più forte a sopravvivere, né la più intelligente, ma quella più pronta al cambiamento”
Charles Darwin

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Pubblicato da scrignodipandora

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