Racconto di un lontano Natale

DI LUCIANA IBI

…Noi bambini incollati alla finestra a guardare cadere la neve.
In cucina, calore e profumo di cibo, nelle altre stanze freddo intenso.
Nonna al mattino, passata in visita, aveva lasciato in dono arance mandarini e noci.

Mamma aveva steso la pasta per i tortellini…mio padre, il giorno prima era tornato con una gallina per il brodo.
Si era poveri, più del solito, quell’anno, lui era stato malato e lo stipendio era scarno.

Eppure, lo vedo ora, c’era magia e aspettativa in famiglia. Avevo quell’età che il rispetto toglieva confidenza ai gesti.
Tutto era diventato essenziale, senza fronzoli.

Cos’era allora quel calore che percepivo?
Al mattino, la cioccolata fumante era pronta per colazione, succedeva una sola volta all’anno, in quel giorno.
Mamma indossava il vestito della festa, i capelli ondulati, pettinati con cura.
Mio padre, passandole accanto, le sciolse il nodo al grembiule.
Schermaglie e risate mancavano da tempo in casa ed io provai un brivido di gioia.

Lui indossò cappotto sciarpa e cappello, così bello ed elegante, come lo vedevo io a quel tempo, strizzando l’occhio a mia madre le disse :”Faccio gli auguri agli amici e torno”.
Si incammino’ sulla neve e con la mano, salutò allegro.
Tornò nel suono attutito delle campane, portando una folata di freddo, sfregando le mani intirizzite. Io e i fratellini avevamo posto il Bambin Gesù nella culla del presepe, mamma aveva acceso le candeline.
Tutto era pronto, in tavola.

La minestra sui piatti, le patate sulla stufa. Ad un tratto, nel silenzio ovattato, in cortile si alzarono le note di una dolcissima musica.
Stupiti, incantati, noi bambini corremmo all’uscio. Dalle altre case, altri bambini accorsero. Alle loro spalle, gli adulti, guardavano muti.
Avvolto nel suo mantello scuro,un pastore dall’aria sconosciuta, soffiava da uno strano strumento la musica…

Mio padre , gli occhi lucidi, un mezzo sorriso sulla bocca, si chinò su di noi .”Le ciaramelle” sussurrò “Qualcuno ha più fame di noi.” Entro’ e ritornò con arance e mandarini che mise fra le nostre mani .” Andate” e ci spinse ad uscire. Altri imitarono quel gesto portando pane e cibo.

Il pastore, continuò a suonare fiero… sì era così, a quei tempi, non elemosina, ma scambi di ricchezza interiore…


Immagine dal web

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