Ricordando Gianni Rodari, scrittore, poeta, saggista, giornalista e maestro

di Manuela Serra

Ogni volta che leggo un storia di Gianni Rodari, mi vien tristezza, perché ancor oggi nel 2021 tante colleghe della scuola primaria non conoscono le sue opere.
Gianni Rodari è stato tante cose: poeta, scrittore, saggista, giornalista, maestro. Anche maestro “clandestino”: nel 1937 insegnò italiano ad alcuni bambini ebrei, tedeschi, che si erano rifugiati in Italia sperando di salvarsi dalle persecuzioni razziali.
Ed era antifascista.
Per aver rifiutato un incarico proposto dal partito fascista, nel 1943 fu valutato “insufficiente” come insegnante.
Ed è stato anche un partigiano.
Dopo l’8 settembre, si unì alla Resistenza. Entrò nella 121a brigata Garibaldi in azione nella provincia di Varese. Era addetto al controllo dei lasciapassare, nel momento in cui molti fascisti cercavano di scappare con documenti falsi.
Il 25 aprile del 1945 Rodari si trovava nella brigata partigiana che fermò un signore con un cane in fuga da Milano. Era un uomo “ambiguo, tutto grigio, con quel cane e un sorriso disperato”.
Quando esaminò la sua carta d’identità, il partigiano Rodari chiese: “Sironi Mario, il pittore delle periferie, dei gasometri, delle fabbriche nel deserto, dei grigi sotto un cielo marrone, o viceversa?”
Sì, il signore grigio e ambiguo era proprio Mario Sironi che stava cercando di scappare. Rodari lo conosceva di fama come celebre pittore, ma anche come uomo di regime. I partigiani lo avrebbero probabilmente fucilato, e lo stesso Rodari era combattuto, sapendo di avere davanti un fascista che aveva aderito alla Repubblica di Salò. Ma alla fine: “gli firmai il lasciapassare, in nome dell’arte”. Perché il futuro scrittore Rodari vide in Sironi un artista, non un nemico.
Il nemico per Rodari era invece la mancanza di libertà, la bugia, la disonestà e tutto quello che poteva far piangere un bambino.
Quando nel 1970 vinse il premio Andersen, una sorta di Nobel per la letteratura dell’infanzia, nel suo discorso di ringraziamento disse: “Non c’è niente al mondo di più bello della risata di un bambino. E se un giorno tutti i bambini del mondo potranno ridere insieme, tutti, nessuno escluso, sarà un gran giorno”.