Ricordando Mariano Laurenti, il re della commedia erotica degli anni’70

DI GIOVANNI BOGANI

Era un cinema di liceali che seducevano professori, di insegnanti che finivano in collegi ad altissimo tasso di testosterone.

Era un cinema di infermiere nelle corsie dei militari, e di bottiglie di Punt & Mes in bella evidenza, su ogni tavolo a disposizione. Era un cinema di ripetenti che fanno l’occhietto al preside e di etichette di whisky J&B, di Fernet Branca, di pubblicità occulte per niente occulte. E di seni generosamente esibiti.

Era, questo, il mondo che Mariano Laurenti, scomparso ieri a 92 anni a Gubbio, raccontava. Mariano Laurenti è stato il re della commedia erotica all’italiana degli anni ’70.

E in fondo, con i suoi film – con quel cinema italiano di serie B, amato e rivalutato da tanti, da Walter Veltroni a Quentin Tarantino, che conosce a memoria alcuni dei suoi film – lui ha raccontato un mondo.

Ha raccontato un’Italia che si era lasciata alle spalle da tempo le macerie della guerra, le lunghe camminate per una Roma distrutta di “Ladri di biciclette”, ma anche la miseria dei “Soliti ignoti”.

Ha raccontato un’Italia che, negli anni ’70 turbolenti, fra attentati, scontri di piazza e stragi, cercava rifugio nei seni di Edwige Fenech, nella giovinezza maliziosa di Gloria Guida. La bruna e la bionda. Le due protagoniste dell’epoca d’oro della commedia sexy, con cui Laurenti ha spesso lavorato.

Nato a Roma nel 1929, Mariano Laurenti aveva iniziato prestissimo a lavorare a Cinecittà: a vent’anni era segretario di edizione in “Totò sceicco”, poi aiuto regista per Bolognini, per Dino Risi e per Steno.

Nel 1967 gli viene affidata la regia di un musicarello, “I ragazzi di Bandiera Gialla”: se guardate bene, trovate anche un Renato Zero giovanissimo, e magro come un fachiro indiano. Poi arriveranno Franco e Ciccio, con cui gira nel 1970 “Satyricosissimo”, parodia del “Fellini Satyricon” uscito l’anno precedente. E nel ruolo di Poppea, appariva una giovane attrice algerina: Edwige Fenech.

Da allora, fu Edwige la regina del suo cinema. Con un film diventato cult assoluto soprattutto per via del titolo, che prometteva molto più di quanto in effetti mantenesse: “Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda” era uno dei film del filone decamerotico, varianti impazzite dal “Decameron” di Pasolini. Con Edwige Fenech, un ottimo Pippo Franco, e scene cult di corse nude nel prato.

Lo stesso anno la Fenech sarà “La bella Antonia, prima monica e poi dimonia”. Nel 1975, dirige ancora la Fenech ne “Il vizio di famiglia”, con uno strepitoso Renzo Montagnani finto cameriere gay, costretto a soffrire di fronte alla Fenech sempre più provocante.

Laurenti dirigerà anche Lilli Carati, Nadia Cassini, Anna Maria Rizzoli, Janet Agren. Intorno alle bellezze femminili, c’era un mondo di volti maschili, attori anche bravi – Montagnani, Gianfranco D’Angelo, Mario Carotenuto – e maschere più o meno grottesche: da Alvaro Vitali a Bombolo, a Jimmy il Fenomeno.

Ma la seconda metà degli anni ’70 sarà colorata del biondo dei capelli di Gloria Guida. “L’affittacamere” nel 1976, “La liceale nella classe dei ripetenti” nel 1978, “L’infermiera di notte” lo stesso anno, “La liceale seduce i professori” nel 1979. Il mondo intorno, però, stava cambiando. Le storie di liceo, di caserme, di palestre cominciavano a odorare di vecchio.

Laurenti riesce a reinventarsi con un altro caschetto biondo, quello di Nino D’Angelo: inaugura il filone romantico sentimentale con “Un jeans e una maglietta” nel 1983, seguito da “La discoteca”, “Uno scugnizzo a New York”, “Popcorn e patatine”.

Ha sempre puntato il timone dove i desideri del pubblico andavano. E ha lasciato impresso, sui fotogrammi della pellicola, la bellezza assoluta di Edwige Fenech. Dovremmo ringraziarlo, già per questo.

Immagine tratta dal web

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