Scuola. Burnout (quando a fine anno arrivi devastato…)

di Vincenzo Soddu

Burn out.
Mi spiego.
Quando a fine anno arrivi devastato nel fisico da estenuanti pratiche burocratiche e scadenze draconiane e ti rendi conto che non hai dedicato un minuto a te stesso sopravviene lo sconforto.
Ora, si parla tanto di riforma della scuola, di aggiornamento dei docenti, ma qualcuno è in grado di spiegarmi quando si dovrebbe fare aggiornamento, se ogni volta che si prova a cominciare un corso si è sovrastati dalle incombenze della didattica e della burocrazia purtroppo a essa legata?

E poi c’è il discorso del privato. Lontano è il tempo in cui ammiravamo i nostri vecchi docenti, freschi, con tanto tempo libero alle spalle e in certi casi addirittura uno spiraglio verso la carriera universitaria. Altri tempi, anche in questo caso. La nostra è una generazione che ha vissuto le privazioni degli anni Settanta in termini di libertà di parola (se aprivi bocca, perdevi l’anno) e che ora, da vecchi, vive l’umiliante consapevolezza che tutto ciò che è stato dato alle generazioni precedenti lo dobbiamo pagare noi con gli interessi.
E, infine, c’è il sogno, il mio, quello di essere, continuare a essere, e magari progredire nell’essere uno scrittore. E anche qui, ogni volta che io mi metto a scrivere un capitolo, la mannaia del tempo toglie i collegamenti alla storia e ti condanna a un risultato che è il ripiego dei progetti che avevi messo nero su bianco.
Ed è qui, che quando vedi un ventunenne, che ha goduto di una scuola libera e inclusiva e che ora è aiutato dai tempi a realizzare i suoi sogni (è possibile, credetemi; certo, ci sono i casi in cui tutto ciò è annullato dall’indigenza economica, purtroppo l’unica costante tra l’ieri e l’oggi…), capisci che c’è qualcosa di sbagliato, nella tua vita o nell’evoluzione di questa strana società italiana.
Scusate.
Burn out.
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Pubblicato da scrignodipandora

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