#Scuola. Che ci fa il ministro Bianchi all’Istruzione?

di Salvatore Salerno

Perfezionare la 107 renziana, il disegno dell’infausta autonomia, della scuola azienda cara alla Confindustria e alle fondazioni che governano veramente la scuola da troppi anni.
Un Ministro tecnico, che non sa nulla di scuola essendo solo un accademico economista, liberista, con sua personale applicazione al mondo dell’istruzione e formazione, che non conosce i meccanismi e i limiti del suo stesso Ministero e le sue articolazioni territoriali, che ha al suo attivo un libro, un’esperienza da assessore regionale alla formazione professionale dell’Emilia Romagna e che fuori da quel territorio comincia a scoprire un’Italia diversa rimanendo nei suoi convincimenti provincialistici e modesti ma, attenzione, studia e cita studi americani e inglesi per darsi una statura da intellettuale, come si conviene ad un Professore universitario che guarda alla scuola, dall’infanzia alle superiori, dall’alto in basso.
Vedremo, in sintesi, come fa, in assoluta solitudine, senza alcun dibattito nel Paese, nelle sue Istituzioni massime e fra gli interessati della scuola.
Ebbene, questo Ministro, peraltro scelto per alcuni mesi dall’ex Ministra in cerca di aiuto per limitare il suo pressappochismo nello scorso anno scolastico, che doveva semplicemente fare riaprire a settembre in presenza, non essendo lui e il suo governo Draghi espressione di nessuna scelta politica parlamentare, cosa fa realmente?
Doveva semplicemente lavorare per il nuovo anno scolastico, che si svolgesse in maniera migliore del precedente, da Ministro tecnico e fermarsi lì.
Invece cosa si è rivelato e quale pericolo rappresenta oggi per la scuola pubblica una siffatta figura che, probabilmente, niente conosce dei problemi reali della scuola da Bolzano a Trapani se non le farneticazioni di invalsi e ocse o della fondazioni Agnelli e treelle?
Aveva cominciato con la sua scuola di comunità, poi l’estate in festa. Tutto sommato parole innocue e solo spreco di soldi pubblici.
Ma solo oggi invece scopre tutte le sue carte, in audizione alla commissione cultura (sic) della Camera con il suo decalogo di riforme dopo una breve premessa autoreferenziale nella quale afferma che ha risolto tutto e che il nuovo anno scolastico sarà splendente e sicuro, tutti gli insegnanti che servono, tutte le classi perfette, organico più che a sufficienza (ma affermerà dopo che il concetto di classe è superato), gli istituti dimensionati a 1500 o 2000 alunni e studenti, una fabbrica di medie dimensioni che ha bisogno di manager e quadri, ma si contraddice o contraddice tutte le posizioni politiche che invece parlavano di max 500 studenti e la sua stessa scuola di prossimità, nuovi posti fasulli per 59.000 che non coprono neanche il turn over, GPS e algoritmi impazziti, etc.
Siamo abituati ai Ministri dell’Istruzione che si lodano, si contraddicono, promettono, alla fine sono messì lì per questo, negli ultimi tempi fra i più mediocri della politica o dei governi tecnici. Si fosse fermato a quel punto, tutte le 8500 scuole sono aperte, lapalissiano, omettendo di dire come sono aperte, sono bravo e tutto a posto, avremmo capito o compatito.
Invece siamo di fronte ad un uomo che vuole percorrere una strada molto più ambiziosa su mandato dei soliti noti e senza nessuna partecipazione oltre che senza il consenso democratico.
Un Ministro che ha capito che parla ad un mondo di sordi nella commissione parlamentare e nella stessa aula, interessati solo alla propaganda del momento, si tratti di green pass o di qualsiasi altro tema distrattore, un mediocre che parla a quelli più mediocri e lascia passare un suo disegno voluto dagli esterni alla scuola e interni al potere economico sul quale nessuno interviene, ascoltato, verbalizzato e approvato nella sua parte più importante, fa come vuole nel suo sommario delle futuristiche riforme, ancora riforme?
Certo, quelle che servono per distruggere completamente la scuola pubblica, farne una formazione di risorse umane per competenze, utili all’imprenditoria, quella italiana peraltro la più retriva in Europa, magari governata direttamente, tramite ds, quadri, tirocini gratis dagli stessi uomini dell’impresa e, per questo, proviamo ad elencare le riforme del Ministro.
Al primo posto l’ITS non a caso, l’emblema più evidente di una scuola finalizzata e governata direttamente dalle attività economiche, sarà un presunto imprenditore il capo assoluto. Poi il reclutamento e la formazione mirata dato che questi insegnanti non sono preparati, le classi pollaio che non esistono e non esisteranno nemmeno le classi così che non si possa attribuire a queste nessun aggettivo, la pedagogia e la conoscenza pratiche e scienze inutili, prevalenza di istituti tecnici, stem e via proseguendo.
Insomma una serie di riforme Bianchi/Draghi soltanto per la il PIL e la crescita.
 A cos’altro serve la scuola? 
Qualcuno è intervenuto su questo in commissione cultura alla Camera? Qualcuno interviene su questi punti nelle aule parlamentari? Nessuno. Il sindacato capisce dove si sta andando? Dubitiamo, sia per i grandi che per i piccoli.
E il contratto, la dignità sociale, la libertà di insegnamento dei docenti?
L’organico rimasto quello della Gelmini, gli edifici vetusti, la discriminazione per l’accesso e il successo a scuola al sud e nelle periferie con le panzane invalsi che vede la scuola estranea al suo territorio, l’enorme precariato al quale è negato il ruolo?
 I punti critici veri della scuola pubblica italiana, che importa, meglio sorvolare.
#Scuola  #Istruzione  #Bianchi

Pubblicato da scrignodipandora

Sito web di cultura e società

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.