Scuola. Come affrontare lo stress dei docenti

di Vittorio Lodolo D’Oria

Due recentissimi episodi mi hanno indotto a riflettere su alcune questioni che appaiono scontate ma non lo sono affatto. Osserviamo due atteggiamenti diametralmente opposti di dirigenti scolastici che si trovano alle prese col cosiddetto Stress Lavoro Correlato (SLC). In altre parole, cerchiamo di comprendere la differenza tra una visione strategica e un atteggiamento negazionista o comunque evitante.

Lettera di una maestra in difficoltà

Gentile dottore,
sono caduta in uno stato psicologico particolare e ho difficoltà a parlarne a voce per le innumerevoli crisi di pianto in cui precipito. Mi decido pertanto a contattarla per iscritto raccontando in breve la mia vicenda. A fine agosto sono stata convocata dal Dirigente Scolastico (DS). Mi sono recata all’incontro nonostante fossi ufficialmente in ferie e mi è stato comunicato che il mio plesso sarebbe stato particolarmente attenzionato visti i numeri in calo dei bambini iscritti. Secondo il DS, c’era bisogno di una migliore offerta formativa che io non ero in grado di offrire per l’aumento della richiesta delle mie ore di servizio in part-time, sia perché erano giunte voci di una mia cattiva gestione per la mia indole autoritaria.
Mi è stato comunicato il trasferimento a un altro plesso e, alla mia opposizione, sono stata accusata di non dimostrare disponibilità. Nonostante il primo momento di assoluto rifiuto non mi restava che trasferirmi secondo l’ordine di servizio ma sono caduta in uno stato di disagio fin da subito.
Le colleghe mi hanno accolta bene ma il gruppo è consolidato, così come i ruoli di ciascuna, e il mio risulta essere equivalente a una supplente qualsiasi, inoltre tutte si chiedono perché la maestra più anziana ha meritato di essere spostata a pochi anni dalla pensione. Sono stata demansionata in ogni mio ruolo. Così ho più volte richiesto un colloquio al DS, per manifestare il mio disagio di fronte a quel trattamento persecutorio, ma mi è stato negato senza alcun motivo. Ho preso tutto molto male perché ho necessità di sapere se, e dove, ho sbagliato per meritare un simile trattamento dopo 36 anni di servizio. Non dormo la notte e se qualcuno mi fa domande sulla scuola reagisco solo piangendo. Ho contattato il mio medico di base che mi ha prescritto una cura che mi ha aiutata a dormire meglio ma non riesco ad uscire dallo stato di malessere. Attualmente sono in malattia ma lo stare segregata in casa durante il periodo di reperibilità non mi giova.
Mi reputo una persona razionale e dalla vita ho avuto tante cose belle ma anche alcune situazioni molto pesanti da affrontare ma mai avrei pensato di ridurmi in questo stato di malessere psicologico e non so veramente che pesci pigliare!
Cerco consigli per superare questa fase e mi rivolgo a lei ringraziandola.

Riflessioni. 

Il malessere pare essere tutto sul versante professionale ma, sondando la vita della paziente, si fa davvero fatica a comprendere se il disagio abbia avuto origine in famiglia, e si è trasmesso alla scuola, o ha seguito il percorso inverso. Comunque, poco importa perché bisogna agire sui due versanti.

Fatto sta che malessere e relativa sintomatologia (depressione, crisi di pianto, frustrazione, ideazione persecutoria, insonnia) si trasmettono per contagio alla seconda dimensione (familiare o professionale), inficiando umore e comportamento del soggetto a prescindere da dove nascono. Si approda necessariamente a una farmacoterapia che, da sola, non può essere risolutiva poiché richiede a monte la spiegazione delle malattie professionali ancora oggi totalmente sconosciute alla categoria professionale dei docenti.

Ciò che più ci interessa da vicino in questo caso è l’atteggiamento che il DS assume di fronte alla docente in difficoltà: la convoca in presidenza durante le ferie, le cambia d’ufficio il plesso, le nega un colloquio. Posto che nella scuola non è stata attuata alcuna azione di prevenzione dello SLC (art. 28 DL 81/08), viene da domandarsi se il DS abbia ben interpretato il suo ruolo di datore di lavoro e di tutore della salute dei suoi subordinati.

Vediamo ora la lettera di un dirigente scolastico che assume tutt’altro atteggiamento.

Gentile dottore,

ho letto molte Sue interviste e seguito i Suoi interventi sulle problematiche sanitarie che colpiscono il personale della scuola e i Docenti nello specifico. Mi piacerebbe sensibilizzare il personale Docente della scuola dove lavoro, magari con una mattinata di formazione sulle tematiche dello stress da lavoro correlato e sul burnout. Qualora fosse disponibile, potremmo sentirci telefonicamente per conoscerci e organizzare le attività opportune. 

Sono molto preoccupato per la situazione complessiva in cui vive la comunità della scuola in questo periodo di emergenza sanitaria (anche se vogliono farci credere che tutto stia andando bene e la scuola sia il luogo più sicuro), per cui credo sia necessario puntare l’attenzione sulle malattie professionali soprattutto del corpo docente sempre più sotto pressione, se non addirittura sotto tiro dell’opinione pubblica, della politica e delle famiglie.

Resto in attesa di Sue comunicazioni e La ringrazio per la disponibilità.

Riflessioni. 

In questi trenta anni di attività ho girato circa 500 scuole dove ho presentato i risultati dei miei studi sulla salute/malattia della categoria docente e non nascondo che ancora mi sorprendono positivamente lettere come queste.

Il dirigente scolastico ha come principale incombenza medicolegale la tutela della salute dei lavoratori, tuttavia non sono ancora riconosciute ufficialmente le malattie professionali degli insegnanti. Un bravo DS applica comunque le norme (DL 81/08) e pone come priorità la salute dei suoi lavoratori anche se istituzioni, politica, sindacati temporeggiano colpevolmente.

Tutto quanto a prescindere dalla presenza di casi di malessere professionale. (FONTE: OrizzonteScuola.it)

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