#Scuola: strategie di sopravvivenza per i docenti e prospettive per il nuovo anno scolastico

di Vittorio Lodolo D’Oria

Agosto rappresenta per gli insegnanti l’anticamera per l’inferno: mai come in questo mese ricevo telefonate, messaggi, richieste d’aiuto e appelli disperati da parte di docenti terrorizzati alla sola idea di dover rimettere i piedi in una classe o aprire un computer per la DAD. Eppure, si può fare qualcosa per disinnescare almeno in parte l’ordigno della paura: razionalizzare l’usura psicofisica della professione e trovare il modo per affrontarla ad armi pari.

  1. Accrescere il proprio sapere sull’origine dell’usura psicofisica nella professione docente. Resto infatti fermamente convinto che la maggior parte degli insegnanti (se non addirittura quasi tutti) non sappia spiegare, a sé stesso prima che agli altri, le peculiarità del proprio lavoro. Più volte ho scritto su questo argomento e non mi ripeterò, limitandomi a elencare alcune tra le caratteristiche più evidenti nel rapporto con la “medesima utenza” (studenti/alunni): parafamiliare, asimmetrico, intergenerazionale, minoritario, protratto negli anni, quotidiano e prolungato (più ore/die), soggetto al fenomeno Dorian Gray al contrario. Il passo successivo consiste nel documentarsi sulle malattie professionali che discendono dall’usura psicofisica, sulle manifestazioni sintomatologiche che le preannunciano, infine sulle strategie atte a contrastarle a cominciare dalla prevenzione. Mi si consenta a questo riguardo di suggerire due miei testi: “Pazzi per la scuola” (Alpes Italia Edizioni, 2010) e “Insegnanti, salute negata e verità nascoste” (Edises Edizioni, 2019) nei quali sono riportate centinaia di testimonianze e citate le pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali).
  2. Grazie al punto precedente sarà possibile controbattere con serenità e cognizione di causa agli insulsi stereotipi sugli insegnanti ancora fortemente radicati nell’opinione pubblica. Se si riesce a smontare con tranquillità e apposite argomentazioni il vicino di ombrellone che ripete la solita facezia della “mezza giornata di lavoro e tre mesi di vacanze all’anno”, siamo già a buon punto. La consapevolezza dell’utilità sociale nonché della bontà del proprio lavoro annullano gli effetti negativi di stereotipi tenuti in vita da ostinata ignoranza che si alimenta solo per tenere in scacco un’intera categoria.
  3. Riconoscere le conseguenze dell’asimmetria coi propri alunni/studenti. Stare in cattedra, equivale ad essere inappuntabili e incontestabili, ad avere (quasi sempre) ragione in virtù del ruolo ricoperto. Il docente si trova così impreparato, e poco abituato, ad affrontare un confronto coi propri pari. Probabilmente è questo il motivo per cui gli insegnanti trovano difficoltà nel confrontarsi e ancor più nel condividere situazioni difficili. Più volte ho assistito docenti in difficoltà che dissimulavano la loro condizione patologica perché si vergognavano di mostrarsi fragili davanti ai colleghi. Questo è l’atteggiamento più sbagliato che si possa adottare perché accelera la progressione di un qualsiasi quadro psicopatologico, peggiora la prognosi e conduce all’isolamento del lavoratore.
  4. Avviare una politica di alleanze rifuggendo il più possibile dai conflitti gerarchici e coi colleghi. In una parola possiamo definire questa come strategia di condivisione. Proprio la consapevolezza dell’alta usura psicofisica professionale (punto 1), che grava indistintamente su tutti gli insegnanti, deve indurre il singolo docente a non affrontare da solo difficoltà e tensioni, di qualsiasi natura esse siano. Riguardo ai conflitti va detto che consumano una enorme quantità di energia che va a sommarsi a quella bruciata per l’insegnamento. Occorre pertanto pensare razionalmente e strategicamente prima di affrontare uno scontro impegnativo e prolungato.
  5. Dedicare tempo e attenzione ai rapporti con le famiglie. Se i contenziosi col dirigente scolastico possono esitare in irritanti sanzioni disciplinari, quelle con le famiglie rischiano addirittura di finire in tribunale. Particolare cautela devono poi adottare le maestre della Scuola dell’Infanzia e della Primaria. Il ricorso a telecamere nascoste nello svolgimento delle indagini nonché la manipolazione delle audiovideointercettazioni (con selezione avversa, decontestualizzazione, trascrizione drammatizzata etc) da parte di inquirenti totalmente estranei al mondo della scuola, è quasi sempre foriero di procedimenti penali a esito negativo per le maestre.
  6. Essere sempre consapevoli della propria anamnesi familiare che talvolta può predisporre a disturbi psichiatrici e saper monitorare costantemente gli eventi maggiori (malattie, lutti, separazioni etc) che determinano usura psicofisica insieme al fattore professionale.

Tutti questi interventi individuali rappresentano il primo passo verso un’azione collettiva che desti dal sonno della ragione istituzioni, politica, parti sociali, infine opinione pubblica. I frutti avvelenati di insulsi e dannosi stereotipi sulla più ampia categoria di lavoratori devono essere eradicati con pazienza dai singoli docenti che per mezzo secolo si sono limitati ad assisterne crescita e sviluppo, estraniandosi totalmente da un processo che li vede oggi necessariamente protagonisti nella rinascita della scuola.

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da orizzontescuola.it

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*Immagine pixabay

Pubblicato da scrignodipandora

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