«The French Dispatch», presentato a Cannes in prima mondiale. Dialoghi geniali e mosaico di star

DI GIOVANNI BOGANI

CANNES. Dialoghi geniali, leggeri, enigmatici. Simmetrie, prospettive centrali. Interni color confetto. È lo stile di Wes Anderson, l’autore di “Grand Budapest Hotel”, vincitore di quattro Oscar, e dei “Tenenbaum”. Il suo ultimo film, “The French Dispatch”, è stato presentato in prima mondiale ieri, in concorso, al festival di Cannes.

“The French Dispatch” è uno di quei film che erano già pronti per l’edizione di Cannes del 2020, quella che non c’è mai stata. Uno dei film tenuti in freezer per un anno, aspettando che si placasse la tempesta della pandemia, e il festival si potesse tornare a celebrare. Adesso, eccolo. È il film di punta nel plotone delle pellicole americane, con il suo cast all stars, che sembra quello di un film di Woody Allen, prima che finisse nelle liste nere: ne fanno parte Benicio Del Toro, Adrien Brody, Tilda Swinton, Léa Seydoux, Frances McDormand, Timothée Chalamet, Bill Murray, Mathieu Amalric, Owen Wilson.

Sono arrivati tutti – o quasi – sul tappeto rosso: Bill Murray con un panama beige, Owen Wilson, Tilda Swinton in giacchettina rosa e gonna arancio, Mathieu Amalric, Benicio Del Toro, Timothée Chalamet con una magliettina bianca e un completo argento, assediato dai fan, Adrien Brody in completo nero, camicia nera e papillon nero. E Alexandre Desplat che firma la colonna sonora. Tilda Swinton, peraltro, sarà anche protagonista del prossimo film, che Wes Anderson sta per girare in Spagna.

“The French Dispatch” è ambientato nella immaginaria redazione francese di un giornale americano, nel Novecento. E pare ancora più ironico negarsi alla stampa, per un film che lo stesso Anderson definisce “una lettera d’amore ai giornalisti”.

“Mi sento fortunatissimo per aver raccolto questo cast”, ha confidato Anderson. “Con molti di loro lavoro da tempo, e hanno accettato di venire, sia pure per brevi apparizioni. Ma non sapevo come avrebbero reagito alla mia proposta Benicio Del Toro o Timothée Chalamet. E addirittura qualcuno come Christoph Waltz, uno dei protagonisti di ‘Bastardi senza gloria’, ha accettato di venire per una scena soltanto. Ah, volete sapere se Brad Pitt è nel film? No, lui no, mi dispiace”.

Spiega anche perché non ha voluto lasciar trapelare notizie durante la lavorazione: “Quando giro un film, ho bisogno di lavorare nella calma e nell’intimità”, dice. E spiega la figura che è al centro del suo film. “E’ il ritratto di un giornalista che si batte per scrivere le cose in cui crede. Non è un film politicamente ‘impegnato’ sulla libertà di stampa, anche se – ogni volta che si parla di giornalisti – si parla inevitabilmente di quello che succede nel mondo reale”.

Fra i protagonisti del film, Léa Seydoux, che a Cannes è presente con ben quattro film. Ma proprio lei è stata costretta ad annullare il suo arrivo, causa positività al covid. Nel film di Wes Anderson, la Seydoux interpreta una guardia carceraria. “Divento la musa ispiratrice dell’artista incarcerato Moses Rosenthaler, interpretato da Benicio Del Toro”, confida l’attrice a “Deadline”. “Sono una guardia severa, che trova una liberazione quando posa nuda per i dipinti dell’artista. È una piccola parte, la mia, ma ‘The French Dispatch’ è un mosaico di storie, e ogni ruolo è importante, è una tessera del mosaico”.

Tutto il film è stato girato ad Angoulême, quarantamila abitanti, sulle colline fra Bordeaux e Orléans. “Abbiamo girato tutta la Francia in lungo e in largo, cercando un luogo che potesse sembrare un quartiere di Parigi, come Montmartre o Menilmontant. Angoulême ha un’architettura che si è preservata, con le sue scale, i suoi ponti, i differenti livelli. E poi, è un luogo calmo, ideale per fare un film”. Spiega anche come l’hanno presa i suoi attori. “Quando a Bill Murray ho detto ‘giriamo ad Angoulême, era piuttosto scettico. Poi è voluto tornare, e per un giorno di riprese ha preteso di rimanere una settimana!”.

E nel suo mosaico di star, Wes Anderson ha scelto di dare spazio anche alla farmacista del paese, Mauricette Couvidat. “Mauricette è già una star. Ha una voce potente, che le conferisce una grande presenza: ho capito subito che non poteva essere una semplice comparsa”.

Immagine tratta dal web

Pubblicato da scrignodipandora

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