Tiziana Cantone: quale verità si nasconde dietro a quell’inscenato suicidio?

Tiziana Cantone, è l’ora della verità

Una giovane donna, all’epoca 33enne, viene ritrovata priva di vita all’interno della sua casa. L’accaduto è sconvolgente, soprattutto per la mamma, Maria Teresa Giglio, che deve suo malgrado rinunciare alla figlia Tiziana e constatarne la morte per suicidio. C’è, però, qualcosa che non torna nonostante l’incubo che aveva inghiottito la serenità della trentatrenne: ripercorriamo brevemente la vicenda.

La morte della Cantone suscitò notevole interesse mediatico in Italia e all’estero e fu oggetto di interrogazione parlamentare; le circostanze che indussero la donna al suicidio funsero da incentivo all’approvazione unanime dell’emendamento sul cosiddetto revenge porn al D.d.l. n. S. 1200, anche noto come Codice rosso.

Tiziana, mora ammaliante con gli occhi da cerbiatta, “intraprese una relazione con Sergio Di Palo, più grande di lei di una decina d’anni, con il quale convisse brevemente nel 2015. A partire dal novembre del 2014 Cantone ebbe rapporti sessuali consensuali con altri uomini, che vennero filmati in sei occasioni e diffusi dalla Cantone stessa via WhatsApp. In particolare un video caricato il 25 aprile 2015 su un portale di contenuti pornografici, nei mesi seguenti divenne virale, con una battuta della donna successivamente trasformata in un meme su internet e poi apparsa su magliette, gadget di vario genere e citata persino nella canzone Fuori c’è il sole di Lorenzo Fragola.”(fonte: wikipedia)

Ed ancora:

“Il 13 luglio 2015 Cantone presentò al giudice civile di Aversa la richiesta di rimozione dal web dei video e di tutti i contenuti a lei collegati. Il magistrato, tuttavia, dopo avere accertato la virilità dei filmati presenti sul web, rifiutò la richiesta, ritenendone inutile la rimozione dato che erano stati visualizzati centinaia di migliaia di volte e nel frattempo erano state sicuramente realizzate copie dei video che sarebbero rimaste in circolazione. L’unica azione legale attuabile, già messa in atto dalla procura tempo prima, fu l’oscuramento dai motori di ricerca di video, immagini e commenti collegati a Cantone. La procura decise di accogliere una parte della richiesta della donna, soltanto nei confronti dei siti Facebook, Twitter, Yahoo, Google e YouTube, in virtù della loro funzione di social network, ai quali venne imposta l’immediata rimozione di ogni post o pubblicazione con commenti e apprezzamenti riferiti alla donna.”(fonte wikipedia)

A distanza di cinque anni, da quel maledetto 16 settembre che ha strappato alla vita Tiziana, la mamma Maria Teresa continua imperterrita la sua lotta per chiedere giustizia, perché dietro quell’inscenato suicidio si cela una verità ancora più drammatica che non può essere offuscata. Chi ha ucciso Tiziana? Chi può aver spinto la donna, che stava riprendendo a vivere seppur con fatica dopo le vicende che l’hanno vista al centro, a togliersi la vita?

da Dietroilpregiudizio.tv

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