Tra Dad e Invalsi … Ritanna docet

di Monica Romagna

Tra Dad e Invalsi … Ritanna docet
E’ estate, ma tutti stanno parlando di scuola. L’argomento è in auge per più di un motivo, l’emergenza sanitaria in primis – si può ancor chiamare così dopo che ne sono stati investiti due anni scolastici?-, oltre ai soliti problemi che investono il Ministero dell’Istruzione (MI per gli amici) stretto ai fianchi dai troppi studenti per classe e dai troppo pochi docenti stabilizzati, ma anche, e soprattutto, per il quesito, ormai fondamentale per la storia dell’umanità, che si pongono alunni, docenti, genitori e chiunque passi : dovremo ricorrere ancora alla Didattica a Distanza?
 Il Rapporto Invalsi ci ha da poco fornito una fotografia disastrosa sugli apprendimenti ai tempi della Pandemia, ma la lettura del quale mi ha lasciato con la fastidiosa sensazione che, forse, la stiamo guardando dalla parte sbagliata. Prima di prendermi un pomodoro in un occhio dagli insegnanti che stanno leggendo (magari me lo merito, ma aspettate un attimo), premetto che sono insegnante di discipline scientifiche in un istituto professionale e appartengo alla classe 1966, il che mi colloca non dico tra quelli nati quando c’erano i calamai, ma quasi.
Precisato questo e confessato un background di ignoranza informatica imbarazzante a mio carico, posso dire che ho riflettuto su una realtà innegabile per far funzionare la Didattica a Distanza (DaD per i soliti amici) : il modo c’è e lo possiamo trovare in luoghi inaspettati. Vediamone uno.
Probabilmente molti di voi hanno letto Mara, romanzo di Ritanna Armeni, giornalista che ha fabbricato un ottimo prodotto in risposta al perché donne intelligenti, acculturate e brillanti hanno inneggiato al Duce prima di ritornare in possesso delle proprie facoltà mentali e vedere la realtà per quello che era. La Armeni si può sicuramente collocare tra i giornalisti da inchiesta, ma ha costruito il romanzo in un modo che definirei “didattico”. Ne ha visto la necessità probabilmente a causa dell’argomento, delicato per questi tempi che vedono tante nostalgie dei bei momenti che furono, ma anche difficile per le complesse sfaccettature che analizza.
Il romanzo è strutturato in modo da alternare i capitoli in cui la protagonista, adolescente nel 1933, parla in prima persona a informazioni e commenti dell’autrice. In particolare, a seguito del primo capitolo, la voce dell’Armeni ci racconta la sua visione delle donne del fascio, i suoi dubbi e il suo desiderio di capire, facendoli nostri e aprendo la strada a tutto quello che viene dopo. Questo, a mio parere, è da sempre un buon modo per facilitare l’apprendimento.
E guarda un po’, si può applicare alla DaD in modo più rapido e funzionale che in presenza. A scanso di equivoci, vi dico francamente che io adoro la lezione frontale dialogata, ormai trattata da tutti gli esperti come la sorellastra di Cenerentola, oltre al fatto che mi piace da impazzire vedere i miei studenti e sentire “il polso della classe”. Questo è una prerogativa delle lezioni in presenza.
Però c’è la pandemia e se una cosa non si può fare, non si può fare. Punto. Usiamo quello che abbiamo con la soddisfazione, almeno, di usarlo bene. Ritornando ai tempi di Mara, non credo che facesse piacere a nessuno fare la fila con la tessera annonaria, ma queste – sempre donne nelle file da fare – ottenevano fino all’ultima briciola concessa.
Io sono partita anche da un altro nodo: ho smesso di prendermela con gli studenti, per la loro scarsa attenzione, da quando, durante un collegio docenti in modalità a distanza, mi sono sorpresa a consultare sul web un articolo che guidava ai primi passi per fare una maglia all’uncinetto. E so a malapena come è fatto un uncinetto. Fine della guerra ai ragazzi, quindi e inizio del ritmo ” cinque su cinque”. Cioè cinque minuti di un (bel) video dedicato alternati a cinque minuti di mie e loro considerazioni. Lo confesso solo a voi : a volte mi sono anche divertita.
Ci saranno sempre le giornate no, quelle in cui si dovrà questionare per troppo tempo con Gian Maria Rossi (nome di fantasia, per carità!) sul perché si è collegato in ritardo o sull’improvvisa epidemia di fotocamere che non funzionano e le verifiche saranno sempre un inferno in terra, ma l’apprendimento ci sarà e sarà dimostrato appena daranno una revisionata ai test Invalsi.
Ma questo è un altro discorso.
#scuola  #cultura  #dad

*Immagine pixabay

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