Tre comici e un rapper nel giro di 24 ore dettano l’agenda politica. Sui social infuria la polemica

di Cinzia Marongiu

“Stai zitto e pensa a cantare”. È la sprezzante invocazione che da anni gli artisti che sollevano la testa da chitarra o pentagramma per prendere posizione, per “esporsi”, per dire come la pensano anche a costo di scontentare parte del loro pubblico, si sentono ripetere.
C’è passata Emma Marrone che nel solidarizzare con Fedez ha puntualizzato: “Gli do tutto il mio sostegno. Lo stesso che avrei voluto ricevere io ogni volta che in questi anni mi sono esposta mettendoci la faccia e dai politici mi è stato detto: “Pensa a cantare”. C’è passato anche Ermal Meta, pure lui, come Mamhood, Vasco Rossi, Gaia, Levante, Achille Lauro, Elisa, Claudio Santamaria, Lodo Guenzi dello Stato Sociale, solidale con il rapper milanese che dal palco del Concertone del Primo Maggio ha svelato il segreto di Pulcinella, ovvero che la Rai è lottizzata e controllata dai partiti e ha messo a nudo il re con una telefonata in cui il tentativo di censura ha cercato di essere derubricato a “linea editoriale”. Il cantautore di origini albanesi annota: “Fedez ha fatto bene.
Del resto si era già prodigato per il Ddl Zan con una raccolta firme. In quanto famoso, hai una voce che viene sentita anche da chi non la pensa come te e sai che puoi essere soggetto all’odio. Ma io non voglio aprire bocca per cantare, voglio essere libero di esprimere la mia opinione. Questo mi ha portato attacchi e odio ma non basta a fermarmi”.
Gli artisti, dunque, come coscienza di un popolo, come avamposto dei diritti negati, come formidabili antenne della discriminazione e dell’ingiustizia sociale. Sai che novità, si potrebbe obiettare. Da sempre letterati e musicanti intercettano ben prima di deputati e senatori le esigenze delle minoranze, i nervi scoperti della società, i malesseri di chi è dimenticato. Ma stavolta il cortocircuito tra politica e spettacolo è davvero clamoroso perché nello stretto giro di 24 ore tre comici e un rapper, Pio e Amedeo, Checco Zalone e Fedez, hanno portato all’attenzione dell’agenda politica, occupata, va da detto, in questioni di enorme importanza come la lotta alla pandemia e il recovery plan, dei temi che non sono più rinviabili.

E lo ha fatto molto meglio dei politici di professione, troppo spesso paralizzati da veti incrociati e ricatti elettorali, in maniera decisamente più performante e capillare, affermando, se ce ne fosse ancora bisogno, che i social sono il nuovo media attraverso cui affrontare e divulgare le battaglie cui la tv offre cassa di risonanza e rimbalzo.

E così i comici pugliesi Pio e Amedeo la sera del 30 aprile su Canale 5 in “Felicissima sera” hanno suscitato un vespaio di polemiche nel loro “J’accuse” del politically correct, scorretti e forse grossolani soprattutto nel pretendere il lasciapassare a parole usate come offese in nome di una non bene identificata intenzionalità, ma con il merito comunque di affrontare la questione che oramai da tempo agita il mondo della cultura, nella riscrittura doverosa di un linguaggio comune che non ferisca ma allo stesso tempo non sia autocensorio.

E così Checco Zalone, pubblicando sui suoi social, subito presi d’assalto da milioni di fan, l’esilarante video “La Vacinada” con una Helen Mirren da Oscar, capace di mettersi in gioco e di ironizzare su se stessa, ha saputo lanciare meglio di plotoni di virologi e salottieri tv un messaggio importante come la necessità di vaccinarsi, rivestendolo di pulsioni ormonali e di un geniale politicamente scorretto. “Tiene la zinna un pochito calada, ma non fa nada, non fa nada. E la caviglia un pochito gonflada e non fa nada, non fa nada” canta Zalone nelle vesti Oscar Francisco Zalon e subito ci regala un’incontenibile risata ma anche la consapevolezza che la vaccinazione è un dovere civile non più rinviabile, oltre che un’occasione di “acchiappo”.

E infine Fedez che con le mani tremanti e il groppo in gola ci ha ricordato che le battaglie in cui si crede vanno fatte mettendoci la faccia e rischiando non solo la censura ma anche l’impopolarità presso chi, quelle stesse battaglie, le osteggia in commissioni parlamentari o le umilia nei comizi quotidiani a beneficio dei tiggì.

E invece sul suo carro tatuato e griffato, ma sincero e battagliero come pochi, ci si sono subito accomodati tutti, ex premier e segretari di partito, sindaci in cerca di rielezione e presidenti di Regione, perfino quelli che ora tuonano contro i vertici Rai che loro stessi hanno nominato.

E così mentre va in onda lo stucchevole e ipocrita teatrino di chi chiede le teste lottizzate per mettercene subito di nuove, un rapper si trova suo malgrado al centro della scena politica. Lui e sua moglie Chiara Ferragni, che mentre allatta la secondogenita, lo sostiene e se ne dice fiera perché, come lei, Fedez “ci mette la faccia”.

Da anni la sincrasi dei loro due nomi ha prodotto la locuzione Ferragnez, 36 milioni di followers in due, un patrimonio notevole tra dischi di platino di lui e fatturati miliardari di lei.

Spesso i Ferragnez sono stati dipinti come il vuoto pneumatico del potere di Instagram; spesso sono stati criticati per le loro battaglie civili e per le loro iniziative di beneficenza (come non ricordare la raccolta fondi da record per il reparto di terapia intensiva del san Raffaele di Milano, tirato su nello spazio di un battito di like?); spesso sono anche stati “utilizzati” dal potere politico e dall’establishment culturale: come non ricordare la chiamata del premier Conte che gli ha chiesto di promuovere l’uso delle mascherine o la visita agli Uffizi che al direttore Schmidt è valso un immediato incremento di visite in uno dei musei più belli e importanti del mondo?

C’è chi fa notare che i due da soli, sommando i tanti consensi social, varrebbero ben più del primo partito politico italiano, che secondo i sondaggi è la Lega di Matteo Salvini. E c’è da scommettere che in queste ore di scaricabarile da un lato e di frettoloso (e in certi casi vergognoso) assalto al carro del vincitore, non ci sia qualche solerte politico che gli abbia già fatto la proposta di candidarsi, pur di metterci sopra il cappello.

Ecco, a Federico Lucia, questo il vero nome di Fedez, e a Chiara Ferragni, che certo non hanno bisogno di consigli, ci sentiamo però di rivolgere una preghiera: non fatevi incasellare in questa politica ridotta ad andare dietro agli artisti. Si può fare politica in tanti modi. E non necessariamente lo scranno in Parlamento è il migliore o il più incisivo.

Il grande John Lennon nel 1969 comodamente sdraiato sul letto matrimoniale insieme con Yoko Ono urlava con quella sua voce soave “Give Peace a Chance”. Chiedeva pace l’ex Beatles che invece venne immediatamente messo sotto la lente dell’Fbi, che lo spiò per anni.

Niente è più pericoloso di chi è libero.

da spettacoli.tiscali.it

Pubblicato da scrignodipandora

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