Un augurio a tutte le mamme, anche alla mia

di Vincenzo Soddu

Di mia madre ho pochi ricordi.

Quando si perde una madre a 18 anni è difficile conservarne la memoria.

E poi ho poche foto.

Qualche gruppo, lei era molto discreta, non amava la ribalta. Era gentile, mi aveva insegnato a dire sempre grazie. È per questo che ora sembro talvolta ridicolo. “Grazie “… “e per cosa?” “Non lo so…”

Amava la musica, quella classica, e le uniche volte che usciva di casa, da sola, era per recarsi, cinquanta passi più avanti, dalla moglie del maresciallo, che aveva la più bella raccolta di dischi del quartiere.

Non era una mamma multitasking, ma avrebbe voluto esserlo.

Odiava fare la casalinga.

Odiava il padre, che poi non era suo padre, ma un arrogante barone che aveva messo incinta la madre e l’aveva rinchiusa sino alla sua morte in un palazzotto ovattato. Solo due anni al Regio Educandato di Napoli e poi la povertà.

Non amava cucinare, ma i pranzi della Domenica erano comunque una festa, con lei, con quelle alici calde e croccanti, e quei candidi, suadenti maccheroni nascosti nel ragù, che sembravano materializzarsi ogni volta quasi dal nulla. Forse perché noi maschi distratti ignoravamo del tutto gli arcani passaggi della loro preparazione… e poi i dolci al miele.

Ricordo che mi diceva, sempre, di rispettare le ragazze, e poi basta. L’ho vista, poco dopo, nel chiuso di una bara, dove avevo appoggiato una poesia scritta per lei.

Da allora mio padre si è sostituito a lei in tutto, ed è stato bravissimo, ma così da quel giorno io mia madre non l’ho più neppure sognata.

Ho trovato questa porzione di foto nel gruppo del matrimonio celebrato a Pompei. C’è anche mio padre, che per 25 anni è stato anche mio mammo.

Auguri a entrambi, e speriamo almeno che stanotte sogni quel suo viso sorridente.

 

Pubblicato da scrignodipandora

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