Un disturbo da non sottovalutare: la Fobia Scolare. Come riconoscerla e affrontarla

di Maria Teresa Di Maio (psicologa/psicoterapeuta)

Fobia Scolare: cos’è, come si manifesta e come va trattata 

Il termine “fobia scolare” indica uno stato di ansia e paura incontrollata che si manifesta con costanti tentativi di rifiuto da parte del bambino o dell’adolescente di frequentare regolarmente la scuola e/o di rimanere in classe per un giorno intero.

Le conseguenze possono riguardare lo sviluppo emotivo, sociale, le acquisizioni scolastiche, difficoltà nei rapporti con la famiglia. In seguito si possono avere difficoltà lavorative e può aumentare il rischio di un’importante compromissione della salute mentale della persona.

La fobia scolare non va confusa con l’assenza ingiustificata da scuola, quest’ultimo è un comportamento in cui è assente l’ansia e la paura eccessiva di frequentare la scuola e spesso è associato a comportamenti antisociali e alla mancanza di interesse per la propria formazione scolastica. Il ragazzo che soffre di rifiuto scolastico può assentarsi dalla scuola fin dall’inizio della giornata, o può recarsi a scuola e poi, dopo poche ore, chiedere di tornare a casa. Ci sono bambini che si lasciano prendere da forti crisi di ansia al momento dell’ingresso a scuola, chi vive con profonda angoscia anche il solo pensiero di distaccarsi dai genitori e, di fronte a questi bambini, spesso non sappiamo che pesci prendere.

Sono quasi sempre bambini che non hanno difficoltà di apprendimento; a scuola se la cavano bene, hanno instaurato una relazione sufficientemente significativa sia con gli insegnanti che con i compagni e tutto sembra filare liscio e senza problemi fino a che…ogni certezza crolla. In alcuni casi ci sono delle avvisaglie, in altri può scatenarsi all’improvviso dopo una malattia o una vacanza o a qualche episodio particolare.

In queste situazioni il bambino esprime angoscia intensa; a mano a mano che il momento della separazione si avvicina, il disagio si fa più acuto, egli è in preda a una forte agitazione, piange, si dispera, supplica i genitori, promette che il giorno dopo non farà storie, tiene stretti la mamma o il papà con una morsa così forte che non si riesce a sciogliere. Se lo si costringe ad entrare in classe a volte si crea una situazione ancora più grave facendo scappare il bambino o sottoponendolo ad una agitazione così forte da sfociare in condotte aggressive verso glia ltri e verso se stesso.

In alcuni casi la fobia scolare è accompagnata anche da  difficoltà nel mantenere il ritmo sonno – veglia, presenza di incubiansia da separazione anche in relazione ad altre esperienze come stare a casa di amici o fare sport. Possono verificarsi anche dei tratti ossessivi come riordinare lo zaino, i libri, ricontrollare etc..

Per gli insegnanti e la scuola in genera è difficile trovare un modo giusto per accogliere quel bambino, per consolarlo e contenere la sua angoscia, quando, l’aula è piena di altri alunni che non comprendono quello che accade. L’insegnate potrebbe anche sentirsi rifiutato.

Dall’altro lato i genitori si sentono disorientati, pensano che possa essere successo qualcosa a scuola e si inizia ad innescare incapacità di affrontare la situazione e sofferenza.

In questi casi la condivisione della problematica con uno specialista aiuta nella gestione precoce della Fobia al fine di gestirla e non farla sfociare in comportamenti a rischio nell’età evolutiva.

Nello specifico il trattamento cognitivo-comportamentale da utilizzare con bambini che rifiutano la scuola si basa sui fattori di mantenimento che emergono con l’analisi funzionale. In generale l’intervento è individualizzato e prevede vari step e tecniche, in questo percorso graduato sono coinvolti i genitori e la scuola.
All’inizio è utile un apporto psicoeducativo per comprendere la natura e il processo dell’ansia, per poi identificare i pensieri disfunzionali (rispetto a sé, gli eventi, le attività, la separazione dalla figura di attaccamento) verso cui promuovere una ristrutturazione cognitiva.

Il ritorno a scuola può essere graduale e concordato, nei tempi e nelle modalità, con gli insegnanti e il personale scolastico. Il protocollo di intervento cognitivo-comportamentale basato sull’analisi funzionale è stato utilizzato in molti lavori, i cui risultati hanno mostrato l’utilità di tale trattamento, vista l’eterogeneità di problemi che possono causare il disturbo.

L’efficacia della terapia cognitiva-comportamentale è stata dimostrata in termini di riduzione dell’ansia, aumento del senso di autoefficacia personale e ripresa della frequenza scolastica. Chiaramente, al di là dell’approccio terapeutico, è sempre importante chiedere aiuto.

*Immagine web

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