Una gita sul delta del Po

DI FLORA BARIN


Avevamo programmato la gita in bicicletta da tanto, nelle serate del sabato sera, con gli amici.
Luoghi nuovi da visitare in un ambiente ancora preservato.

Valli con acqua dolce e salmastra, dove la terra ed il cielo si confondo, riempiendo gli occhi di bellezza.

Nelle belle giornate, al tramonto, l’ultimo sole regala spettacoli che sono balsamo per l’anima.

Amo le due ruote: nessun altro mezzo riesce a darmi il senso di libertà spaziale che la bicicletta mi regala ogni volta. E’ l’unico mezzo in simbiosi con il corpo: vedi l’ambiente, lo percepisci, senti gli odori e lo respiri, usando solo le tue energie e facendo il pieno di salute. Diventi un tutt’uno con la natura.

Partimmo con le auto e le biciclette, caricate in un furgone al seguito. Arrivati al punto designato, fermammo l’auto, e inforcate le nostre bici iniziammo a salire, seguendo il percorso scelto.
La tarda primavera mostrava una natura esplosiva.
Le tamerici erano in fiore.

Ci trovavamo nel Parco Regionale del Delta del Po, a Porto Viro, in provincia di Rovigo.
Il Delta e la laguna di Venezia sono patrimonio mondiale dell’Unesco.
E’ una meta turistica sorprendente, spesso visitata per godere dello spettacolo fornito dalle acque lente del più grande fiume d’Italia, che diramandosi entrano silenziose nel mare Adriatico.

Il posto è particolare per la diversità territoriale ed ambientale: stradine lunghe e bianche, ora diritte ora sinuose, costeggiate da pioppi prima e tamerici poi, per finire con canne e vegetazione bassa.

In quella luminosa domenica di fine maggio, un leggero vento portava effusioni che arrivavano dall’invisibile.
Luci ed ombre dovute all’intensità del sole formavano chiari-scuri di grande contrasto che l’aria muoveva, creando animati giochi di luce.

Osservavo con ammirazione tutto ciò che scorreva davanti a me: un ambiente colorato di verde e azzurro, con poche nuvole bianche in cielo. Le visioni si riflettevano nell’acqua calma.

Incontrammo pochissime persone in quel luogo solitario, ma pulsante di vita.
Gli uccelli acquatici abbondavano: gabbiani, aironi, starne e tante altre specie.

Da sempre la bicicletta mi suggerisce la sensazione fortissima di avvicinarmi al volo degli uccelli.
Mi ricordo che per gioco, da ragazzi, correndo in bicicletta alzavamo le braccia, come se dovessimo spiccare il volo, lasciando il manubrio e dirigendo la bici con il bacino e le gambe, riempiendoci di giocosa allegria.
Immaginavamo di essere corridori che avevano appena tagliato il traguardo!

Catturata dal paesaggio, pensavo a come la bicicletta mi permetteva di memorizzare molto bene i luoghi per riviverli, con inalterata emozione, nei miei ricordi.
Correre in bicicletta fa star bene e dà la possibilità di sentire e vedere il mondo da un’angolatura particolare.

Pedalando, la leggera brezza che arrivava dal mare attraversava i nostri corpi, vestiti con abiti leggeri, accarezzandoci la pelle e scompigliandoci i capelli.
Uno stato fisico che rinvigorisce, rilasciando un benessere fisico, mentale e spirituale difficilmente descrivibile.

Dei vari percorsi lungo le stradine tra acqua e vegetazione, ne avevamo scelto uno che, tra l’andata ed il ritorno, copriva cinquantadue chilometri. A metà strada era previsto il pranzo in un agriturismo del posto.

Ci stavamo inoltrando verso il mare, verso lo sbocco di un ramo del Delta. Incredibile, pensavo, come ad una distanza così ridotta da casa, fosse possibile trovare un ambiente tanto particolare, diverso e unico.

Il Delta del Po è costituito da tanti bracci d’acqua che raggiungono lentamente il mare. L’acqua dolce si compenetra con quella salata dando la possibilità di coltivazioni esclusive tipo acquacoltura, mentre là dove l’acqua è più dolce, ci sono le risaie ed ancora prima le coltivazioni di barbabietole da zucchero. Esistono anche vaste zone boschive, ma più oltre, sono riserve naturali per la conservazione delle specie animali.

Vedevo distese fertili bonificate, interrotte solo da poche casupole basse, che immaginavo, in piena estate, bruciate dal sole. Qualche raro opificio, utile per la trasformazione delle barbabietole in zucchero, si perdeva in lontananza.

La gratitudine è un sentimento di riconoscenza ed apprezzamento per ciò che ci viene donato e, gli occhi di tutto il gruppo, così brillanti e felici, la esprimevano bene: un dono del Creato che ringraziavamo di cuore.

Tutta presa dall’osservazione del paesaggio, mi trovai all’agriturismo che era il punto di arrivo per il pranzo.
Prendemmo posto all’aperto su un tavolone lungo e rustico in legno, sotto l’ombra di un grande pioppo, sperduti in mezzo a quella che un tempo era tutta palude. –

La compagnia, galvanizzata dal particolare luogo, così pieno di pace e scordato dal mondo, sembrava non volersene andare, troppo singolare era quell’esperienza vissuta in completa simbiosi con la natura.

Ritornare significava riprendere la vita quotidiana con i problemi, i limiti e gli impegni che comportava.
Questa pausa ci aveva portato in un’altra dimensione. Quella che si perde nel tempo dell’uomo.

Riprendemmo le nostre biciclette di malavoglia e tornammo ripromettendoci di ripetere la gita almeno una volta all’anno.

Mai più lo facemmo.

Forse è per questo che la biciclettata sul Delta del Po si è quasi trasformata in una favola nella mia memoria.
Una favola vissuta per davvero.

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Pubblicato da scrignodipandora

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