Una mattina per caso

DI RICCARDO ANCILLOTTI

Il sole cominciava pian piano a scaldare l’aria.
Per la verità, l’estate era afosa e solo le prime ore del mattino portavano un po’ di refrigerio in quei corpi ambrati, se non già cotti, dei bagnanti, che nel giro di un paio d’ore avrebbero, come ogni giorno, popolato l’intera striscia di spiaggia posta tra la pineta e il mare. Compreso quel breve tratto di scogliera dove Fabrizia, solitamente, amava distendersi fin dalle prime ore dell’alba, per pregustare la piacevole sensazione del graduale ed intenso riscaldarsi della pelle sotto i primi raggi solari.
Era la prima volta, quel mese di agosto, che si recava verso quell’angolo di mare.
Era in ritardo. Si era svegliata tardi e per le undici voleva essere di ritorno.
Appena superato il tratto di pineta respirò profondamente la frizzante aria diretta del mare e si sentì subito invadere da una sensazione di rilassatezza unica. Capace da sola di farle amare infinitamente l’estate e che la ripagava ogni volta di tutte le difficoltà giornaliere.
Suo marito; Gianluca, quella mattina, nonostante fosse il primo giorno di vacanza, se n’era andato molto presto e visti gli impegni di lavoro, non sarebbe ritornato prima del giorno dopo.
“Dai, sporcalo tutto!..Così impara a lasciarci di nuovo soli!”. Aveva detto lei, provocatoriamente, la sera prima, quando la famiglia stava passeggiando e Luca; il figlio più piccolo, un maschietto di appena tre anni, aveva voluto farsi prendere in braccio dal padre e con i sandalini polverosi si era avvinghiato a questi provocando il disappunto paterno.

Era sempre troppo poco il tempo che Gianluca poteva dedicare alla famiglia, ma per fortuna durante queste vacanze aveva disdetto tutti gli impegni di lavoro ad esclusione di uno che comunque si sarebbe esaurito in giornata!
Fabrizia, al contrario, faceva la madre a tempo pieno e non solo perché due figli avuti in rapida successione, lasciavano poco tempo per il resto. Essere una buona madre era stata la sua vera aspirazione e con Gianluca, questo era possibile.
Sposandolo lei aveva rinunciato perfino a terminare gli studi universitari, ma questa era stata una sua scelta di vita, fatta in piena consapevolezza.
Tra i due, sicuramente, suo marito era stato il più perplesso a decidere di avere subito dei figli, ma poi l’aveva assecondata ed oggi ne condivideva più che mai le scelte.
Per lei era ragione di vita “essere” una buona madre. Rispettava le sue amiche che avevano ambizioni diverse dalle sue, ma non riusciva a “seguirle” più di tanto e sinceramente non le invidiava affatto.
Oddio, a volte provava una punta di rimorso per non aver terminato gli studi, ma era troppo forte il piacere provato nel crescere giorno dopo giorno le “sue” creature, che nulla poteva distoglierla dal compito che si era prefissa.
Gianluca, poi per lei era il marito ideale! Quello che più si avvicinava al “suo” modello di uomo. Tenero, gentile, sempre disponibile. Forse “poco” geloso, ma non ne aveva motivo.
D’altra parte, neppure lei lo era più di tanto. Aveva piena fiducia in lui. Parlava poco; questo sì!

Delle volte lei avrebbe voluto intavolare con lui dei dialoghi più profondi di quanto faceva, ma era la prima a smorzarli, perché lo sentiva restio a seguirla oltre certi limiti.“Questione di carattere”, si diceva, con un certo fatalismo di tipo materno; “Io ho il mio e lui il suo!”
C’era una sottile sensazione di solitudine, che alcune volte faceva breccia in Fabrizia, ma erano momenti. Solo momenti. Facevano parte del suo modo di essere e mai direttamente imputabili a difficoltà familiari. Le quali, se c’erano, appartenevano alla normalità di un rapporto e di una famiglia da mandare avanti.
Lei possedeva, poi, una notevole serenità d’animo che le permetteva di affrontare in maniera ordinata le cose, arricchendole spesso con l’impegno e la fantasia. Fondamentalmente, Fabrizia, era timida, ma questo non lo dava a vedere facilmente.

Quella mattina, però, Fabrizia appena sentì affondare i piedi nella fresca sabbia, fu invasa da una struggente sensazione di trasporto totale verso quel mare e tutto ciò che lo circondava.
Man mano si avvicinava alla scogliera sentiva crescere un desiderio, quello di rimanere sospesa in quella sabbia che scivolava tra le sue dita, fluida come una clessidra, fresca e tenera più di una sapiente carezza.
Per un attimo, solo per un attimo, socchiuse gli occhi e quando li riaprì si guardò attorno quasi sospettasse che qualcuno potesse aver violato la profonda intimità di quei momenti solo suoi, ma non c’era nessuno.
La spiaggia, così deserta si mostrava in tutta la sua ampiezza, mentre il mare calmo sembrava attendere che qualcuno, o qualcosa narrasse una storia di vita e d’amore da poter, a sua volta, narrare ad altri, su un’altra riva. Da qualche parte nel mondo; quando la potenza delle onde cresce e diventa un linguaggio pienamente comprensibile per l’animo umano.

Una sensazione che cessò di colpo, non appena il suo piede destro si appoggiò sul primo tiepido scoglio ed il sinistro lo imitò, scansando solo all’ultimo istante una chiazza di catrame.
Fabrizia, scelse un luogo adatto dove potersi distendere. Vi posò con cura meticolosa l’asciugamano, si tolse il succinto e trasparente indumento azzurro che indossava e vi si sdraiò.

Amava il proprio corpo. Non in maniera maniacale, ma l’amava.
L’amava, per le piacevoli sensazioni che sapeva procurarle, quando lo accarezzava e ci teneva a curare, sia pure in maniera semplice, il proprio aspetto, cercando di essere sempre piacevole ed attraente.
Sapeva di essere una bella donna. Nonostante i due figli avuti in rapida successione, si sentiva giovane, anche se a volte Gianluca, sembrava un po’ ignorarlo. Ma lei era sua quindi…
Tutto sommato, cosa doveva rimproverarsi? Aveva quello che desiderava, perciò niente:

Adesso però dietro quegli occhiali scuri poteva finalmente rilassarsi e dedicarsi solo a se stessa. In quei momenti quello che voleva era di amarsi e per farlo doveva sottrarsi al mondo circostante. Così fece.
Chiuse gli occhi e subito la fragilità delle proprie membra parve mutare in leggerezza, mentre la lieve brezza marina sfiorandola era come se sfogliasse a ritroso il suo libro del tempo, tanto da farle ricordare le voci e le risa degli amici d’infanzia. I prati immensi, che avevano popolato la sua fantasia di bambina, insieme a Red; il suo primo vero amico! Un cucciolone di pastore tedesco, che purtroppo non raggiunse mai l’età adulta. Quanto pianse per quella morte prematura! Ogni volta che rammentava quel pianto, lo ricordava infinito. Anche oggi a distanza di anni.

Poi, l’adolescenza; la scoperta di essere grande; una donna! Le prime emozioni. I primi amori. Le gioie, le delusioni cocenti ed infine Gianluca..!
Fu subito tenero amore. Qualcosa di diverso dalla passione che esprimeva a quel tempo l’indole di Fabrizia . Tenuta, per altro, a freno dalla timidezza… Fu un catalizzatore per lei.
Amò l’armonia dei suoi gesti e modi di fare. Sempre gentili. Educati, fino all’eccesso, ma che le davano sicurezza. Una sicurezza, che era fatta di tranquillità. Senza quegli eccessi che solitamente esprimevano gli altri ragazzi conosciuti e che la facevano sentire troppo spesso in balia degli eventi.
Questo con lui non era accaduto e lei aveva in questo modo potuto scoprire la sua “Vera” identità di donna consapevole e cosciente dei propri mezzi. Padrona delle sue emozioni.
E i sogni ?
Quanti sogni avevano popolato le sue fantasie: Tanti, Lineari, Lucenti, Ricorrenti, imprevedibili. Erano quelli che forse ora gli mancavano di più di ogni altra cosa!
Chiudeva gli occhi, ma non riusciva a fantasticare come avrebbe voluto! C’era, come una barriera, un impedimento che la bloccava. Eppure solo pochi minuti prima passeggiando a piedi nudi sulla sabbia aveva ritrovato come per incanto quella creatività fantastica che sentiva di non aver mai perso.
Cercò, allora, di aggrapparsi con tutte le sue forze a quella sorta di “creatività ritrovata”, nella speranza di tornare a sognare come un tempo… Lo fece tanto forte che ad un certo punto ebbe l’impressione di aver causato un inizio di pioggia!. Due gocce d’acqua le caddero sul viso e sul petto…!
Fabrizia, allora alzò la testa e vide sopra di se, sullo scoglio più alto, una figura maschile completamente sudata che in modo approssimativo faceva degli esercizi ginnici. Quelle gocce, altro non erano che il suo sudore:
“Mi… scusi!…Non l’avevo proprio vista!” fece questi, appena lei si mosse e lo guardò sorpresa. Qualche attimo poi l’uomo aggiunse: “Comunque…non si preoccupi!..Non è sudore…sono i miei pensieri che se ne vanno…! E spero ritornino…il più tardi possibile!”
Fabrizia, allora smorzò un sorrisetto, tra lo scocciato e l’ironico, dicendo:
“Quando dei pensieri cadono così su qualcuno, possono fare del male, lo sa ?”

II
“Scaricare!…scaricare!…”
Bisognava scaricare le tensioni accumulate!.Questo pensò Marco, mentre correva quella mattina, passando rapidamente dai tiepidi primi albori del giorno alla più fredda e fioca aria della pineta.
Pochi minuti di corsa erano stati sufficienti a provocargli la sudorazione, tanto che sentiva la maglietta già completamente bagnata. Dimenticata, regolarmente, la giacca della tuta, adesso aveva anche il problema di non rallentare troppo per non raffreddarsi eccessivamente.
Il percorso nella pineta non era neanche il più adatto. I raggi del sole non filtravano, se non a sprazzi, troppo poco per il bisogno di tepore che necessitava in quel momento il suo corpo in pieno dispendio di liquidi.
D’altra parte, non era abituato a fare sport. Durante l’anno la scusa era sempre quella: mancanza di tempo. Ma adesso, in questi giorni di vacanza al mare, gli era scattata improvvisa la passione per la corsa mattutina.

La verità, era che più di una passione, il suo era un vero e proprio bisogno fisico di stancarsi !
Il lavoro che faceva, non era propriamente sedentario, ma lo stare spesso in auto gli pesava anche di più dello stare dietro una scrivania. Il tran tran giornaliero gli procurava stress negativo e lo scoprirsi improvvisamente geloso di Marta; sua moglie, lo stava convincendo che doveva per forza cambiare qualcosa nel suo abituale modo di vita.
Qualsiasi marito, dopo tre anni di matrimonio, probabilmente, sarebbe stato felice di sapere che sua moglie desiderava avere un figlio, ma non lui.
Da quando Marta, glielo aveva detto, non erano trascorsi che quindici giorni, non passava giorno che non gli chiedesse di fare l’amore e questo non era da lei.
Solitamente, infatti, appariva parca nel concedersi. Era sempre impegnata nel lavoro e le faccende domestiche. Questo lo infastidiva moltissimo. Delle volte passavano intere settimane senza “farlo”, con profondo disappunto da parte di Marco.
Alcune volte, lui, aveva finito per sentirsi colpevole ed infantile nel desiderarla più spesso, poi ci aveva fatto l’abitudine.

Aveva accettato, in sostanza, di vivere il “triangolo”; lui, il lavoro, lei !
Un figlio, avrebbe prima o poi rinvigorito il rapporto; si diceva spesso. Discuterne più di tanto era inutile. Adesso però che stava per accadere quanto auspicato, la sua testa si era riempita di dubbi.
Qualcosa nell’atteggiamento, mutato, di Marta, lo faceva sospettare sempre più violentemente che nella sua vita ci fosse un altro uomo.
Da qui le ipotesi. Ne aveva fatte tante, all’inizio. Poi, una di queste si era incuneata nel suo cervello e non lo mollava più!
Il socio di lei!…Si, era quella più probabile. Quasi una certezza.
D’altra parte loro si conoscevano molto prima che Marco incontrasse Marta!.
Lui, un bel tipo, scapolo, iperattivo e donnaiolo quanto basta a calamitare l’attenzione dell’altro sesso.
Marco, non ci aveva mai legato e non a caso. Per sua moglie, invece, questi, oltre ad essere un collega di lavoro, era un amico. Ma pensandoci bene, qualcosa, negli occhi di lei, si era sempre messa in movimento ogni volta che ci parlava, o ne parlava.

Una brutta bestia la gelosia ! Tira fuori incertezze sopite per anni. Ti entra nelle ossa, nei nervi, nel sangue ed attanaglia il respiro.
Un dubbio su tutti lo assillava: che sua moglie fosse già incinta proprio di lui!
Niente di più banale in fondo. Lei, donna sposata, avrebbe avuto un figlio attribuibile al marito e tutto si sarebbe risolto! Cose di questo genere, accadono ogni giorno. Non sono un pericolo, né un problema per la società, ed in fondo, possono cambiare la vita e il destino dei singoli, solo se lo si viene a sapere.
Allora meglio non sapere ? Ma, per dio, che razza di rapporto c’è con il partner?
Finzione? Finzione, solo finzione!. Forse la risposta giusta era proprio quella.
Era probabile. Finzione!.
In effetti, conta poco che lei ti abbia tradito, o ti tradisca. Quello che conta, per sopravvivere, è che tra i due ci sia “finzione” “.. Fingere di amarsi ancora… Fingere di vivere l’uno per l’altra…Fingere di desiderarsi…di aspettarsi con ansia. Finzione, insomma…

Pensieri come questi è difficile cacciarli, sia pure con la stanchezza di una corsa. Anzi, seguono il ritmo di questa per poi andare per conto loro. Quasi inarrestabili, come un torrente in piena.
“Calma!…” si disse ad un certo punto Marco, rallentando e respirando il pungente odore di ginepro in una folata d’aria più intensa del solito. Per lui, in fondo, il mare era sempre stato un ricettacolo di contraddizioni. L’amava o lo odiava allo stesso tempo.
Lo rilassava e gli procurava nervosismo. Adesso poi, gli tirava fuori questa gelosia nervosa. La verità, era, che il mare rappresentava, nel bene e nel male, quello che lui avrebbe voluto essere e non era. Forza, potenza, grandezza e libertà!
Infatti, dov’era la sua “forza” ? Solo nelle cose non fatte e le parole non dette, che quel tipo di vita non era una sua scelta, ma solo un caso.
E la “potenza” “ Neanche quella sessuale lo convinceva! I suoi rapporti con l’altro sesso, a suo avviso, erano stati un mezzo disastro, poi aveva incontrato sua moglie e tutto sembrava funzionare, ma era proprio vero ? E la “grandezza” “ Se c’era una cosa della quale era assolutamente certo, era proprio quella di non essere mai stato grande in niente.

Forse, la “libertà” ? Da cosa ? No, non si sentiva libero, ne fuori né dentro di se!
Pensieri, pensieri, sempre e solo pensieri. Ecco, tutto questo, non era altro.
Ormai, comunque, Marco si trovava nei pressi del mare. Era si, completamente sudato e stanco, ma anche felice. Felice di esserci e di respirare ogni istante irripetibile del trovarsi lì, in quel momento, di quel giorno qualsiasi.

Trotterellò, per salire sullo scoglio più alto e un po’ goffamente, prese a fare alcuni esercizi di respirazione.
Cacciò in questo modo le nuvole che gli si addensavano nella mente e solo allora si rese conto di non essere solo.
A due passi, proprio sotto di lui, una giovane donna in bikini azzurro, stava prendendo il sole. “Mi….scusi!…Non l’avevo proprio vista!” disse ansimando.
Si era reso subito conto di averla involontariamente, in qualche modo, importunata.
Subito lei, alzò la testa e lo scrutò con fare chiaramente seccato. Evidentemente, lui, l’aveva anche bagnata con il proprio sudore, che continuava a colargli piuttosto copiosamente.
Marco, si ritrasse un paio di passi; non poteva impedirsi di sudare. Un breve attimo, ed intuì di avere di fronte una bellissima donna. Una creatura bionda, che emanava un fascino solare!
Fu, per questo, o forse per la stanchezza, che non gli suggeriva altro, aggiunse sorridendo:
“Comunque…non si preoccupi, non è sudore…Sono i miei pensieri che se ne vanno…! E spero che ritornino…il più tardi possibile!”.
Appena terminata la frase, si meravigliò di averla pronunciata. Così, attese con ansia una risposta sibillina da parte della donna.

Con suo stupore, arrivarono invece, prima i suoi occhi, che lei liberò da gli occhiali da sole. Erano due “gocce” chiarissime di verde-azzurro e le sue labbra parvero voler disegnare un sorriso, prima di muoversi e dire:
“Quando dei pensieri cadono così su qualcuno, possono fare male, lo sa ?”

III

La prima a sorprendersi delle parole appena pronunciate, fu proprio lei.
Le erano uscite di bocca senza accorgersene. Quasi che le avesse pensate e pronunciate un’altra “lei” !
Eppure sapeva benissimo cosa avrebbe dovuto dirgli: ‘Lei è un imbecille ed un porco!. Se ne vada prima che chiami gente!’. Del resto la sua mano sinistra era già scivolata un paio di volte sul telefonino che portava nella borsetta. Ma forse erano gesti dettati solo dalla paura di ritrovarsi vicino uno sconosciuto, in perfetta solitudine.

Adesso che lo stava guardando, non sentiva provenire da questi nulla che alimentasse i suoi timori, anzi… Il suo sguardo, la scrutava con una certa intensità e la cosa non le procurava alcun fastidio, anche se avrebbe dovuto.
Scesero altre due gocce di sudore sulle sue gambe e lei neppure le tolse. Strano!…molto strano! Gli occhi di quell’uomo, non erano né cattivi, né buoni; andavano oltre…Quel marrone lucente, Fabrizia, lo sentì di un profondo da irretire, tanto da farle di colpo abbassare lo sguardo.
Lui, fece altrettanto e questo la indusse a ricercarlo nuovamente, come se volesse soddisfare un improvviso bisogno di luce.
Sospirò.
Si rimise gli occhiali.
Si ridistese, confusa.
Lui se ne sarebbe andato?
Che strano! Sperava proprio di no!
Si sforzò di lasciar trascorrere più tempo possibile, prima di guardarsi nuovamente intorno. Mentalmente contò i secondi. Un esercizio, solo un esercizio, per ingannare il tempo.
Questo trascorse. Pochi secondi, ma per lei parvero ore, quindi si voltò!…Lui c’era ancora.
Stava sul bagnasciuga.
Si sciacquava il volto.
Pochi gesti, poi tolse le scarpe gommate. Si mise a piedi nudi. Si tolse la maglietta intrisa di acqua e sudore e si sedette sulla sabbia, con lo sguardo rivolto verso il mare.
Adesso lui era voltato.
Fabrizia, non poteva vederlo in faccia, ma era da tempo immemorabile che non provava una sensazione così forte.
Sentiva dentro una pulsione irrefrenabile; alzarsi ed andare a toccarlo così com’era.
Il suo corpo bagnato da un misto di sudore ed acqua salata, luccicante al sole del mattino, dava l’impressione di essere ricoperto da tante piccole perle.
Rapidamente, lei cercò nei ricordi qualcosa di simile. Non la trovò. Neppure frugando nella prima adolescenza, o nelle sfumature infantili dei suoi più recenti rapporti affettivi.
Si sentiva turbata ed attratta!

Un’attrazione sottile e forte allo stesso tempo, ma per fortuna le sue gambe sembravano non volessero distaccarsi dal suolo, perché lei di lì proprio non riusciva e ‘non doveva’ muoversi! .
Certo, lui c’era! E questo l’eccitava! Intuiva che a pochi passi si poteva materializzare quell’ amare se stessa come avrebbe voluto. Un’occasione unica e sicuramente irripetibile!
Il mare, la solitudine, il tepore, i profumi, gli aromi…l’unicità più assoluta. Cosa l’avrebbe legata a quell’uomo? Niente!.. E per questo, proprio per questo “niente”, le faceva desiderare “tutto”!.

“Che fantasie! Dio che fantasie!” sospirò. Si girò sul fianco sinistro e si distese nuovamente, riappoggiando gradualmente e lentamente il proprio corpo sul tiepido asciugamano che mitigava la ruvidità della pietra, lasciandone, però intatta la durezza.
Chiuse gli occhi. Cercò di estraniarsi; pisolare e non pensare. I pensieri, però, si rincorrevano da soli, come una leggera brezza continua, inesauribile! Il suo corpo, tutto il suo corpo, seguiva ritmicamente il proprio respiro, procurandole un crescendo dolcissimo di sensazioni piacevoli, accattivanti.
Continuò a fantasticare. Adesso era lui che si alzava, le si avvicinava e poi la…carezzava!
Fantasticò tanto che alle sue narici, parve giungere addirittura l’odore dell’uomo. Chiuse più forte gli occhi ed attese trattenendo il respiro. Gli attimi passarono veloci, ma non accadde nulla.
“Alzarsi e farsi un bel bagno, per rinfrescare le idee!.. Questo ci vuole, altro che storie!”, quasi si urlò ad un certo punto Fabrizia.
Subito dopo lo fece. Raggiunse rapidamente l’acqua, senza curarsene, ma si arrestò di colpo al primo contatto dei piedi, Era fredda!.. Così gemette, interamente percorsa da un brivido gelido.

IV

Le occhiate che la donna gli aveva lanciato, avevano conseguito l’effetto di un pugno allo stomaco, quasi volessero respingerlo senza attenuanti.
Specialmente dopo la risposta di lei, alla quale lui non seppe dare subito una precisa interpretazione. Questo però non gli impedì di continuare a guardarla, ancora qualche attimo e si stupì di non essere il primo a distogliere lo sguardo, come solitamente gli accadeva.
Gli occhi di lei erano troppo chiari. Quel bikini, troppo azzurro! Quella spiaggia troppo vuota! E quel mare troppo calmo per non ritrovarsi a provare sensazioni forti…troppo forti!
Ma le fantasie svanirono subito.
Non appena lei si rimise gli occhiali, lui capì. Infatti, che non c’era niente da fare; il dialogo era definitivamente chiuso!
Ancora una volta, pensò, di aver fatto la figura dell’uomo ridicolo. Dell’imbecille;
anche di fronte ad una sconosciuta. “Pazienza…” si disse. In fondo sentiva di non avere particolari reputazioni da difendere e poi quella di sentirsi in imbarazzo, era per lui una cosa praticamente insuperabile. Nonostante i quasi ventinove anni, quando gli succedeva di ritrovarcisi dentro, provava un gran senso di vergogna. Tanto che aveva sempre l’impressione di non riuscire mai a trovare una via d’uscita onorevole. Anche questa volta!
Si allontanò in fretta. Andò nuovamente a bagnarsi con l’acqua salata, poi si sedette per recuperare le energie fisiche e mentali per ritornare a casa.
Tra breve l’avrebbe rivista! Già, avrebbe rivisto sua moglie e questa volta il chiarimento era d’obbligo!
Perché lui la sera prima era partito per il mare, senza aspettarla ? Avrebbe chiesto sicuramente lei! Ma perché alle undici di sera lei non era ancora rientrata a casa ? Certo, Marta questo doveva proprio spiegarglielo.
Si, ma lei era brava! Avrebbe saputo puntualmente giustificarsi benissimo, come al solito. Questo era fuori dubbio!
Era brava in questo, e soprattutto convincente. Tanto convincente da farlo ogni volta, sentire uno stronzo, per il solo fatto di aver dubitato di lei.
Invece lui cosa poteva dirle? La verità! Che era partito, da solo perché lei non arrivava. Che erano ormai le ‘venti’, mentre dovevano trovarsi alle ‘diciotto’! Che in preda alla rabbia, se n’era andato lasciandole scritto su un foglio:”Quando vuoi raggiungimi!”
Bel marito! E se lei avesse avuto bisogno di lui ? Marta, l’aveva cercato al telefono, dopo le venti per comunicargli il ritardo, per imprevisti di lavoro e Marco non c’era.
Lei mai avrebbe immaginato che suo marito, se ne sarebbe andato senza aspettarla! Lo aveva scoperto verso la mezzanotte, quando era finalmente rientrata a casa e per telefono avevano iniziato a discuterne.
Un acconto di quella che sarebbe stata la discussione del giorno dopo.
Conclusione? Lui avrebbe dovuto sentirsi doppiamente stronzo e questo fatto non gli metteva certo fretta di rientrare! Anzi tra tutte le cose che poteva fare per temporeggiare ancora, scelse quella di distendersi al sole in perfetta solitudine. E superato il fastidio della sabbia , riuscì quasi subito a rilassarsi veramente.
Soltanto dopo, con la mente sgombra, tornò con lo sguardo a ricercare, la ‘ragazza’, momentaneamente allontanata dai pensieri.

La vide. Si stava alzando. Poi, discese gli scogli e si diresse verso il mare.
Ne udì anche il breve lamento; al primo contatto dei suoi piedi con il freddo dell’acqua!
Erano solo movimenti, ma eseguiti con un’armonia, che a Marco, parve semplicemente perfetta! Per poi finire completata dalla bellezza statuaria che il suo corpo riuscì ad esprimere quando rimase eretto, immobile qualche attimo!
Raggiungerla ? Magari! Ma per dirle cosa ?
Pensò questo e si alzò. Si diresse verso di lei. Qualcosa avrebbe certo detto e se poi non avesse trovato le parole pazienza! Si sarebbe tuffato in mare in silenzio, per affogare la vergogna!
Era un po’ ridicolo, così imbrattato di sabbia, ma non se ne curò. Quando fu a pochi passi da lei parlò: “Accidenti….se è fredda!..” esclamò forte quanto bastava per farsi definitivamente notare.
Questa lo squadrò dicendogli:
“La vuole smettere di fissarmi in quel modo, per favore ! ?”

V

“ Ma tu guarda che gente si deve incontrare!”, concluse Fabrizia, imprecando seccata. Aiutandosi nel pronunciare la frase con un gesto della mano.
Quindi si tuffò in acqua e fece diverse rapide bracciate, fino a conseguire una perfetta climatizzazione del corpo.
Quando ritenne di essere sufficientemente distante dalla riva, rallentò. Si distese sulla superficie del mare e gradualmente riprese fiato. Cullata dal lento andirivieni delle onde, finalmente si sentiva a suo agio.
L’attrattiva che è capace di esercitare il mare quando riflette pienamente l’azzurro del cielo è grande. Tanto più grande è il bisogno di rilassatezza ed abbandono per ritrovare se stessi.
Così lei cercò di assaporare pienamente quei momenti.

Forse occorreva chiedersi, perché aveva aggredito l’uomo in quel modo ?
Perché da quando l’aveva incontrata, non faceva altro che spogliarla con gli occhi.
Una lezione gli ci voleva e poi….perchè la infastidiva comunque.
Occorreva anche chiedersi, perchè lei si trovasse lì in mezzo al mare a quell’ora del mattino, quando non si era mai avventurata in acqua prima delle ore calde ?
Ma c’è sempre una prima volta!

Era tanto che Fabrizia, non nuotava con tanta verve. D’altra parte il mare era calmo e lei era scivolata nell’acqua senza eccessivo sforzo. Così, ben presto, riprese a nuotare e lo fece ancora per svariati minuti, poi lentamente ritornò a riva.
Lui era ancora lì. La osservava.
Lei uscì dall’acqua, ma invece di raggiungere lo scoglio, si diresse verso l’uomo e quando fu a non più di due passi si fermò.
Divaricò leggermente le gambe e chinando la testa, fece penzolare avanti i lunghi capelli biondi, intrisi di acqua, scuotendoli con le mani. Infine eseguì un rapido movimento del collo, che fece ritornare i capelli al loro posto. Il gesto provocò una sottile pioggia che investì in pieno l’uomo. Quindi Fabrizia, abbozzò un sorriso dicendo:
“ Ecco!…adesso siamo pari no ?”, poi allungò la mano e propose: “ Pace ?”

VI

Semplici frasi possono smuovere turbinii interiori capaci di miscelare emozioni e sentimenti in un cocktail dal sapore continuamente variabile; dolce, salato, amaro, mai insipido.
Questo può avvenire nello spazio di pochi battiti di ciglia. Come la metamorfosi, dalla celia, nel gioco. Passando da una serenità apparente, poi ironica, ad un’autoironia che rasenta il grottesco.
E’ quello che parve accadere a Marco, In quel breve lasso di tempo, messo di fronte a quel; “La vuole smettere di guardarmi in quel modo per favore !?”, precipitò per subito risollevarsi. Sentì una fitta all’altezza dei reni, mitigata immediatamente da una involontaria piacevole euforia.
Senza dire parola lasciò che la donna si allontanasse in mezzo al mare, poi si accovacciò sulla sabbia e prese a giocherellare con del piccoli ciottoli levigati dall’acqua, tenendo lo sguardo fisso all’orizzonte, nel tentativo di cogliere qualcosa; una nave, un battello, od una barca che giustificasse il suo guardare in quella direzione.
Trascorsero minuti lunghi come ore, nei quali Marco, non trovò la pavidità sufficiente per andarsene, ne il coraggio di raggiungerla e chiarire.
Fu quindi un grosso sollievo per lui, quando la vide ritornare! Infatti era chiaro che sarebbe stata lei ad andarsene definitivamente e la cosa si sarebbe chiusa lì.
Lei però lo sorprese ancora una volta, quando se la ritrovò di fronte.

Marco, fece appena in tempo a realizzare la carica erotica che esprimeva quel corpo di donna, a partire dalle due gocce d’acqua sospese per un breve attimo nella parte terminale di quel ‘delta’ che disegna l’inguine femminile, quando una pioggia sottile lo investì.
Per lui fu come risvegliarsi di colpo! E le parole che subito dopo lei fece seguire divennero una musica insperata per le sue orecchie, con melodico finale, “…Pace ?”

VII

‘Prendere l’iniziativa ? E perché no ?!’
Oramai Fabrizia, si sentiva sconvolgere da quella figura maschile che le stava seduta di fronte.
Gli occhi, i lineamenti del viso, la bocca, le sue spalle, erano diventati ai suoi un’attrattiva alla quale le era impossibile sottrarsi senza provare un forte vuoto alla bocca dello stomaco.
Poi c’erano quelle mani; Sensuali! Che ad ogni movimento delle dita descrivevano e comunicavano sempre e solo qualcosa di profondamente erotico. Il leggero andirivieni delle onde, la sabbia, il tiepido sole e l’aria stessa, erano suoi consapevoli complici.
Così appena l’uomo raccolse l’invito e le porse la mano, lei sentì il suo profumo riempirle le narici, come nell’inizio di un preliminare amoroso.
Accadde!
Fabrizia, si lasciò scivolare su di lui e l’azzuro del cielo riempì di colpo l’universo che aveva di fronte!… I sensi furono più veloci di qualsiasi pensiero e nessun freno ormai poteva impedirglielo. In preda ad una crescente eccitazione sentiva ormai di avere a portata di mano la realizzazione di fantasie erotiche coltivate in gran segreto.
Una bomba, rimasta innescata e nascosta da tempo!
Sentì, finalmente, quelle mani maschili, tanto agognate, incunearsi come tentacoli e tentarle piacevolmente il seno, le intimità…
Lei allora inarcò il bacino e strofinandosi a più riprese sul volto e il corpo dell’uomo le parve di sentirsi finalmente padrona del pezzo di cielo che aveva strappato con le unghie al giorno.
Le labbra, percorsero innumerevoli sentieri, languide e desiderose di sesso, fino a riempirsi del virile piacere di lui!..Poi ogni suo muscolo si confuse nella ricerca spasmodica di ogni contatto possibile ed impossibile con l’altro…. finchè fu solo piacere … Un incontenibile, quanto interminabile orgasmo …

VIII

Se Marco, capì o non capì, non è dato saperlo, ma le cose succedono…
Quella meravigliosa creatura, voleva la stessa cosa di lui e se la prendeva senza mettere tempo in mezzo.
Ritrovarsi tra le braccia la donna rendeva reale un sogno, o stava solo dormendo ?
Il tempo trascorse, troppo veloce per pensare ed interminabile per assaporare le emozioni che provava….
Erano finalmente soli su una “loro isola”…Soli per attimi infiniti…soli senza solitudine…soli per raggiungere l’azzurro del cielo e finalmente sbaragliare le nubi e… ancora…ed ancora e …poi affogare in un infinito mare di piacere, da dove riemergere sazi, esausti e sobriamente incoscienti.

IX

Nessuno sa, o è in grado di dire come si realizzano desideri insperati.
Per quanto si possano leggere ‘sfere di cristallo’, i tempi e i modi dell’appagamento dell’ inconscio, camminano sul filo sottile del tempo che ci è dato da vivere, per franare, quasi sempre, davanti ai più piccoli ostacoli.
Tutto questo però può non accadere se c’è il mare.
Il mare, tutto può!
Marco, si era sentito travolto dagli eventi e catapultato fuori dai pensieri, da quella bocca e quelle mani femminili che carezzavano e guidavano le sue ovunque necessitava prolungare il piacere dei due corpi, che all’unisono si muovevano e contorcevano quasi si conoscessero da sempre.
Lui, adagiato sulla sabbia, solo molto dopo si era reso conto che il tempo era trascorso a sua insaputa.
Ancora sommerso da quella cascata di piacevoli sensazioni, scoprì che lei se n’era andata via, lasciandogli il suo profumo; il sapore di lei mischiato alla salsedine che era ancora qualcosa di vivo ed inebriante.
Ma era come se gli ultimi momenti del loro rapporto amoroso fossero trascorsi a sua insaputa, all’infuori forse di quel velo di tristezza che ricordava di aver visto ricomparire sul suo bel volto e che la rese unica ai suoi occhi fin da quando l’aveva incontrata.

Ormai, la spiaggia cominciava a popolarsi.
Poche persone ed ancora lontane, ma che evidentemente erano state sufficienti a farla desistere dal restare ancora un po’ con lui.
Lei se n’era andata senza una parola, perché ?.
Ancora una volta la sua inadeguatezza agli eventi era palpabile, pensò.
Allora attese. Non sapeva neppure cosa, ma attese.
Quando finalmente, si alzò, si ricompose e riprese la strada che l’avrebbe condotto a casa. Un po’ per volta accelerò il passo, con la inconfessata speranza di raggiungere la donna da qualche parte, mentre il sole era ormai alto ed accecante in tutti i sensi. Ma lui era ormai entrato in un “suo personalissimo percorso”, sconosciuto, fino a poche ore prima e dove lo avrebbe portato solo il destino poteva dirlo.