Anthony Hopkins, ad ottantatre’anni oscar a sorpresa per lui

DI GIOVANNI BOGANI

Quando ha vinto l’Oscar, dormiva. A casa sua, in Galles. Non è neppure rimasto, come noi mortali, incollato al televisore fino alle cinque. Poi al mattino si è alzato, ha preso il cellulare e ha registrato un breve video, trenta secondi appena. “Buongiorno. A ottantatré anni, non mi aspettavo questo premio. Voglio rendere omaggio a Chadwick Boseman, che ci è stato portato via troppo presto. Grazie ancora”. Dietro di lui, un cielo di nuvolette bianche e azzurro intenso. Sembra quasi di sentire il vento.

Il signore che dormiva si chiama Anthony Hopkins, e ieri ha vinto il suo secondo Oscar come miglior attore protagonista, per “The Father”, in cui interpreta in modo potente e straziante un vecchio malato di Alzheimer. Il primo lo aveva vinto per “Il silenzio degli innocenti”, diventando per sempre Hannibal Lecter. In mezzo, altre quattro nomination e una carriera da leggenda: da Lynch a Ivory, da Stone a Scott. Con i suoi ottantatré anni, è l’attore più anziano di sempre ad aggiudicarsi la statuetta come miglior attore protagonista.

Eppure, è stato un Oscar a sorpresa. Anzi, forse “la” sorpresa più grande nella notte più importante. Sembrava nell’aria, anzi molto di più, un riconoscimento postumo a Chadwick Boseman, scomparso mesi fa a 43 anni, per la sua impressionante performance in “Ma Rainey’s Black Bottom”, dopo che i Golden Globes, i Sag Awards e i Critics Choice Awards lo avevano celebrato.

I registi della serata – fra loro, anche Steven Soderbergh – avevano fatto di tutto per organizzare un momento memorabile, corrispondente alla probabile vittoria di Boseman. Hanno spostato l’ordine dei premi: quello per il miglior attore era anche l’atto conclusivo della serata, dunque il più importante. In previsione, lacrime e cuori di tutto il mondo piccoli così, per Boseman.

E invece no, il premio è andato a Hopkins. Che alla cerimonia non c’era, così come non c’era l’anno scorso, quando era nominato come non protagonista per “I due papi”. E non aveva neanche presenziato ai Bafta, gli Oscar britannici, dove quest’anno ha vinto come miglior attore protagonista.

Come mai questo “assenzialismo”? Nel 2012 Hopkins aveva dichiarato di non essere interessato al circo dei premi. “Dover essere gentili con le persone, flirtare con tutti… È disgustoso. È sempre stato contro la mia natura. La gente bacia il c… di tutti i produttori. Mi dà l’urto di vomito”. Marlon Brando andò oltre: l’Oscar lo rifiutò proprio.

Unico adattamento teatrale, fra i titoli nominati agli Oscar, “The Father” è diretto dal francese Florian Zeller, autore della pièce che descrive la lenta discesa di un uomo nell’abisso della demenza, finendo a convivere con allucinazioni e incubi. In Italia, il dramma è stato portato a teatro due anni da Alessandro Haber, nel ruolo che al cinema è di Hopkins. Lucrezia Lante della Rovere interpreta la figlia, che sullo schermo è Olivia Colman, nominata come non protagonista.

A ottantatré anni, dunque, Hopkins diviene il più vecchio attore in assoluto a vincere un Oscar, battendo Christopher Plummer che ne aveva “solo” ottantadue quando vinse, nel 2012, per “Beginners”.

Dal silenzio degli innocenti, al sonno dei vincenti. Dopo un anno di quarantena a Los Angeles, e dopo essersi vaccinato, Hopkins era tornato in Galles. Nemmeno un Oscar possibile lo ha tenuto lì, a La La Land, dove conta solo il successo.

Immagine tratta dal web

Pubblicato da scrignodipandora

Osservare la realtà per raccontarla