Enrico Letta, Segretario PD, tutto a posto

di Salvatore Salerno

Di un PD bisogna farne due. Prima si fa, meglio è. Non basterà un rosatellum a tenere tutti insieme in un Partito che è nato male e decresciuto peggio. Un PD che è nato da presupposti subito falliti dove la somma non ha mai fatto il totale (cit.), rivelatosi senza colore e senza contenuti. 
Qualunque segretario non potrà far crescere un Partito (parte) che vuole rappresentare tutti, diventa un’oligarchia di gruppi dirigenti riluttanti alla partecipazione dal basso, alle preferenze nelle elezioni, ad allontanarsi dal Paese reale. Certo, è sempre meglio dei Partiti personali dove le sigle contano poco, il Partito dei Salvini, della Meloni, di Grillo, perfino di Renzi, di Calenda, di Toti… Almeno il PD non sarà il Partito di Letta, è già qualcosa se non si rischiasse di farlo diventare il Partito di tutti o di nessuno. Gli accordi di vertice fra correnti miste e opportuniste non possono che durare il tempo di una stagione o due, poi riparte la guerra intestina e sempre quella, quando non ci sono temi e prospettive politiche. 
Dove indirizzare un governo dei prossimi anni sull’economia, le scelte di campo verso le categorie, il pubblico o il privato nella scuola o nella sanità, la disoccupazione giovanile, il precariato, la coesione sociale e territoriale? Ci sarà la dovuta attenzione ai diritti e al miglioramento sociale e stipendiale di chi lavora, la dignità perduta del ceto medio, il welfare? Dov’è finito il cattolicesimo sociale e il grande patrimonio del PCI sui diritti, l’eguaglianza etc. visto che nel PD fondato nel 2008 si sono volatilizzati? Vedremo, chissà quando, lasciamo lavorare Draghi… Letta aprirà a sinistra?
Com’è che articolo uno di D’Alema, Bersani, Speranza… sta sempre lì, in attesa di qualcosa di nuovo che non arriva mai? Lo stesso per milioni di possibili elettori a disagio, senza partito, irrilevanti nei sondaggi ma quasi uguali nella percentuale a quelli che rispondono. La novità è che non ci sono novità, una destra unita e tranquilla verso le elezioni, un centro (se esiste) e una sinistra sempre più incasinati. Un centrosinistra, coalizione, ha bisogno oggi di più voci che lealmente e rispettosamente possano allearsi con buona pace della vocazione maggioritaria che si riduce al 15%, era al 20% con Zingaretti ma mai un centimetro di più.
L’unica carta competitiva è l’alleanza ulteriore con il M5S uscito dall’infantilismo politico, in itinere, rivalutando la figura di Conte, considerandolo giocabile se super partes, mediatore, federatore, gradito agli elettori e non ai giornali e tv in mano a pochi. Un’alleanza estesa a chi ci sta nella sinistra e nel centrismo che sia inventato o meno.
Non c’è alternativa per il 2022 o il 2023. 
Si celebri il rito web domenicale dell’assemblea telematica quando gli accordi sono stati già presi, qualcuno dirà che ci vuole il congresso, qualche altro dirà che ci sarà un grande rilancio con il nuovo segretario senza bisogno di parlarne, resteranno le primarie aperte a chi vuole fare l’OPA un’altra volta.
E va bene così, verso la deriva. E’ matematico.
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