Figlio perduto, un dolore che annienta

DI FRANCO FRONZOLI

 

Una madre che perde un figlio muore nello stesso istante, nel preciso momento in cui si ferma il cuore.

Due cuori che non si separano, che vivono in dimensioni diverse,  ma sempre vicini.

Viene ripetuta la frase che una mamma “ dovrebbe “ morire prima del figlio.

Non ho mai condiviso questa asserzione perché ho sempre creduto che una madre che perde un figlio, diventa un fantasma, un’ identità che si consuma nella sofferenza già perduta nei ricordi.

Le madri che perdono un figlio, sopravvivono e smettono di vivere anch’esse.

Mi verrebbe da dire che sono riconoscibili quelle madri, perché hanno uno sguardo diverso, occhi profondi,  volti senza sorrisi, piegate da un immenso dolore.

Sono donne che camminano nella nebbia, silenti, oscurate da  una assenza che avvolge, che dispera, che stritola.

Quelle madri, spesso, cercano nel passato, nei ricordi, nei fotogrammi della memoria, i volti che hanno oltrepassato l’orizzonte della vita.

Come il dolore di coloro che hanno perso un figlio ancor prima di vederlo nascere.

Ho cercato di immaginare un’oasi oltre le stelle dove quei figli vivano insieme, purificati da un’ essenza stellare.

Non ci sono riuscito…

Ma ho visto il dolore negli occhi di quelle madri, il loro sguardo senza orizzonti, l’ incapacità di esprimere un sentimento, se non quello del più profondo dolore.

È l’assenza che deprime, che sconvolge, quella assenza repentina senza avviso né preavviso.

Quel momento in cui si ferma il respiro, si ottenebra la vista,  si cancellano i momenti più belli.

Ecco perché i figli devono essere amati oltre ogni confine, ora, nel momento in cui sono vicini, con la forza dell’amore.

Amarli sempre, anche quando fanno ciò che non vorremmo facessero, che seguono strade diverse da quelle che gli sono state indicate.

Bisogna saperli amare anche nella loro libertà, nella ricerca dell’  indipendenza.

I figli non sono nostri, sono figli della vita, delle passioni, degli amori che vivranno .

Bisogna lasciarli volare, anzi incentivarli a volare,  nelle ali  porteranno i nostri insegnamenti, i nostri consigli.

Guardarli volare attraverso il cannocchiale dei più alti sentimenti,  senza egoismi, senza catene, senza prigioni.

I figli hanno e vivono in una dimensione che non riusciamo spesso a capire ma bisogna avere fiducia, essere in grado di guardarli ma, senza legarli.

I genitori, quelli che hanno insito in loro questo significato, vivono in una eterna preoccupazione, che si trasforma in eterno dolore quando uno dei loro figli, vola via.

“ Ci sono solo due lasciti inesauribili che dobbiamo sperare di trasmettere ai nostri figli “ :

Ali e

Radici .

Harding Carter.

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