John Swinton: ‘Una stampa indipendente non esiste. Lo sapete voi e lo so pure io’

di Giovanna Mulas

Prostitute intellettuali?. John Swinton (1829-1901), già redattore capo del New York Times, nell’emblematico discorso di commiato dai colleghi, tenuto durante il banchetto dell’American Press Association, ebbe modo di dichiarare: “Una stampa indipendente non esiste. Lo sapete voi e lo so pure io. Nessuno di voi oserebbe scrivere le proprie opinioni e già sapete anticipatamente che se lo facesse non verrebbero mai pubblicate. Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti, altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi un altro lavoro.
Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità (“Dire la verità non è uno dei dieci comandamenti”, sosteneva David Finn, uno dei titolari della Ruder & Finn nel pezzo ‘Perché mentiamo’, N.d.A.), di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano. Lo sapete voi e lo so pure io.
E allora che pazzia è mai questa di brindare a una stampa indipendente? Noi siamo arnesi e vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo. I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite sono tutto proprietà di altri.
Noi siamo delle prostitute intellettuali.”
Quindi il popolo, la massa inutile dei ‘trascurabili’ di Arthur Machen, costituisce la mandria dei montoni protagonisti di una storia edificante che Georgi Ivanovich Gurdjieff (1872-1943) raccontava ai suoi allievi: “C’era una volta un mago ricco e avaro che possedeva molte mandrie di montoni. Non assoldava pastori ne’ recingeva i pascoli. I montoni si sperdevano nei boschi, cadevano nei burroni e soprattutto scappavano all’avvicinarsi del mago, poiché avevano sentore di quel ch’egli faceva della loro carne e del loro vello. Cosicché il mago trovò il solo rimedio efficace. Ipnotizzò i montoni e suggerì loro per prima cosa che essi erano immortali e che il fatto di scorticarli era eccellente per la loro salute. Poi suggerì loro che egli era una buona guida pronta a qualsiasi sacrificio per i suoi cari montoni che non erano più montoni. A questi ultimi suggerì che erano aquile, leoni e perfino maghi. E così il mago visse senza preoccupazioni: i montoni rimanevano sempre accanto alle mandrie e aspettavano con serenità il momento in cui il mago li avrebbe tosati e sgozzati.”.
E’ innegabile che la mentalità degli individui e della collettività può essere trasformata da un insieme sistematico di suggerimenti adatti; in fondo, l’educazione stessa non e’ altro che questo. Lo schema e’ classico: indurre emozioni nel lettore, orientarle al fine di generare la voluta reazione di univoco biasimo morale che approda alla corale invocazione di un pronto ristabilimento della giustizia violata.
Tecniche di plagio che si giovano di parole chiave ad alto contenuto emotivo o ideologico come verità, libertà, diritti dell’uomo, democrazia, genocidio, purificazione, etc., caricandole dei significati voluti, miranti a ottenere un effetto preordinato di legittimazione e giustificazione di un operato che, altrimenti, rischierebbe di svelare il suo volto cinico e pragmatico. Si tratta di ottenere, attraverso parole, immagini, voci, notizie false, provocazioni o stereotipi negativi, un rovesciamento della realtà, e venderlo come vero. Una volta innescato, il principio della violazione delle folle diventa irreversibile. Sosteneva James Harff, ex direttore della Ruder & Finn “Noi sappiamo perfettamente che la prima affermazione e’ quella che conta. Le smentite non hanno alcuna efficacia.”
Apro una parentesi interessante. Consiglio da sempre la lettura di Noam Chomsky, uno dei più noti linguisti del XX secolo, professore di linguistica e filosofia al MIT di Boston. Secondo il Chomsky, certa propaganda ha effetto solo se supportata dalla classe colta e quando non vengono ammesse deviazioni di alcun tipo dall’ideologia ufficiale. Era la lezione appresa da Hitler, che prosegue fino ai giorni nostri. Chomsky rileva che la società democratica divide i cittadini essenzialmente in due classi: quella a cui compete la gestione degli affari generali, l’esigua classe specializzata, e gli altri; la grande maggioranza della popolazione che Walter Lippmann connotava col termine di ‘branco selvaggio’. Chomsky sottolinea che il gregge viene convocato solo in tempo di elezioni per tenere viva nelle pecore l’impressione di vivere in democrazia e non in uno stato totalitario. Una volta (ri)eletta la classe specializzata, il branco ritorna spettatore, anzi rimane stupido o obbediente e passivo, da trattare nuovamente come un bambino, già per definizione irresponsabile, incapace di conoscere il proprio bene. In realtà, argomenta il C., il branco era stupido anche prima delle elezioni, per cui e’ d’uopo guidarlo: occorre orientarne il consenso, operazione che consiste essenzialmente nell’addomesticarlo per il tempo ritenuto necessario. La maggioranza della gente e’ guidata da emozioni e impulsi: il branco selvaggio deve essere mantenuto confuso. Coloro che possiedono razionalità devono suscitare emozioni necessarie e sovrasemplificazioni emozionalmente potenti per tenere gli ingenui sulla retta via.
Ciò è diventato parte essenziale della scienza politica contemporanea. Il nostro autore osserva, inoltre, che per mantenere dei rapporti così profondamente radicati nella menzogna, occorre falsificare completamente la storia. Altro scopo raggiunto mediante il controllo dell’istruzione pubblica (…).
*Immagine pixabay

Pubblicato da scrignodipandora

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