Riflessioni di una professoressa sulla scuola

DI LUCIA ANDRIOLO

In schola aurea mediocritas viget.

Caro Professore…
la regola dell’aurea mediocritas che tu hai ben individuato nella scuola (solo gli studenti mediocri vengono valorizzati) vale, ahimè, non solo per gli studenti ma anche per gli insegnanti.

Anche nel nostro caso, vale l’implicita legge che:
più sei grigio, meglio è, più ti adegui, meglio vivi, più ti conformi, più bravo sei.

Ma come il docente può valorizzare la personalità dei singoli allievi, quando da lui si pretendono: conformismo, piattume, livellamento, mediocrità, burocrazia formale e mentale da impiegato semplice?

A scuola dà fastidio sia lo straniero sia il diversamente abile sia anche il docente fuori dagli schemi, che non si è ancora evoluto in funzionario, insignificante ripetitore .

E quindi, evviva la didattica che spenga cervelli e cuore, viva l’insegnante mummificato in un sapere immutabile o che, invece si svende a modelli culturali in voga, ammiccante.

In realtà, quel che resta è un insegnante in cerca d’autore, senza identità, svilito, magari anacronistico perché non crede al monopolio del pensiero binario e magari anche unico.

E della “vecchia scuola “, che ne facciamo? E della beata inutilità del Latino e della Filosofia?
Insieme a Arte, Musica, Teatro coltivavano il cuore e il cervello.

Oggi, di fronte all’ignoranza emotiva/affettiva dei nostri ragazzi e giovani, resta solo il computer?

Il vero insegnante, che fa il suo lavoro e cioè lascia un segno è per me, un artigiano: talvolta abbozza delle vere opere, sgrezza il materiale, ci mette del suo, dà l’impronta, apre orizzonti, delinea scenari, pennella, colora, incide, leviga, armonizza, avvia alla scoperta di sé.

Soprattutto promuove, sostiene, stimola chi ha più bisogno di supporto. Con tutti cerca un incontro, che prima o poi nasce , tra i banchi o nei corridoio all’ultima ora di lezione…

A incontro avvenuto, basta restare fedeli alla fiducia che l’allievo a quel punto ti regala.

Impagabile quel brillio, quel moto d’animo, suscitato da te con garbo e tenacia, quando le giovani menti fiduciose si affacciano a finestrelle che tu hai aperto loro su orizzonti del tutto nuovi e affascinanti.

Bisogna, però, che la scuola non perda la sua anima, mutuando da altri contesti (azienda) criteri e valori che non le son propri.

Quando questo avviene, perde la sua identità, non è più luogo di vita, crescita, relazione, incontro, conoscenza di sé, non è più affascinante perché troppo uguale a tutto il resto.

Perde l’occasione per essere incanto, humus da cui crescere e sbocciare.

Come fanno i docenti- burocrati a trasmettere passioni se oberati da:voti, pagelle, Lim, registri mail istituzionali, orari, programmi, programmazione, Invalsi ,comitati, commissioni, riunioni, verbali, dispositivi digitali, expo scuola ,DDI e DaD?

Quanta pesantezza che soffoca la vita! I ragazzi hanno bisogno di leggerezza, essenzialità, per capire quel che conta e non di docenti oberati e depressi.

Ricordiamocelo: se i ragazzi di sabato sera sballano, forse è anche perché non funzionano i lunedì, i martedì e i mercoledì…

E cosa fanno tutti questi giorni, i ragazzi? Vanno a scuola, in una scuola, vien da pensare non a loro misura.

E se a noi docenti togliete anche il gusto (o l’illusione) di dar loro qualcosa di significativo, cosa resta?

Questa è una certezza Doc: quattro euri in tasca. Solo questioni sindacali e pensionistiche.

Abbiamo tutti bisogno a scuola di aria fresca che riporti luce, tepore, energia, in un luogo che nasce per coltivare semi di vita e non di morte.

Lucia Andriolo, professoressa di Filosofia e Scienze Umane

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