Fiocco di neve, storia di un gatto fortunato

DI DOLORES BIASIOLO

Era autunno inoltrato, una giornata fredda, il cielo non prometteva niente di buono, le nuvole scure e grigie si spostavano di qua e di la, l’aria era pungente.
Si stava approssimando un temporale.
Udii un lamento, ma non riuscivo a capire da dove provenisse perché coperto dal ronzio del vento e dal rumore delle auto che passavano.

Provai ad avvicinarmi al piccolo fiume al confine della casa di zia Teresa e ascoltai, capii che si trattava di un piccolo e lieve miagolio che ripetutamente a stento sembrava chiedesse aiuto.
Allora guardai in mezzo ai folti cespugli e vidi una cosina tanto piccola quanto soffice e leggera proprio come un fiocco di neve.

Mi avvicinai e lei si lasciò prendere tra le mani, ci stava benissimo come un batuffolo.
Le sue orecchiette rosa, il nasino rosa, le piccole zampette anch’esse con le dita rosa.
La accarezzai era molto spaventata, forse l’avevano abbandonata o forse si era persa!
La portai a casa e subito la misi al calduccio avvolta in una copertina in un piccolo cesto.

Mi guardava con i suoi occhi verdi, e a poco a poco il suo sguardo atterrito diventava calmo e tranquillo.
Capii che forse era anche affamata, allora in un piattino misi un po’ di latte e in un battibaleno leccò e se lo mangiò tutto.
Decisi di adottarla, era la secondogenita dopo Ettore, un gattone maschio europeo, tigrato, che avevamo adottato l’anno prima perché i suoi padroni avevano cambiato casa per ragioni di lavoro e non potevano più tenerlo per mancanza di spazio, di un terrazzo o di un giardino e per l’arrivo improvviso di una bambina…ma questa storia ve la racconto un’altra volta.

Passavano i giorni e Fiocco imparava a nutrirsi di cibo solido, leccarsi, lavarsi, e giocava con i suoi giochi spensierata come fanno tutti i mici piccoli.
Un giorno che si arrampicò sopra un albero, e salì per arrivare sempre più in alto, ad un certo punto si fermò ma non si ricordò più come fare per ritornare giù, o forse soffriva di vertigini visto che così in alto non ci era mai arrivata.
Così prendemmo la scala e riprenderla e riportarla giù.

Dormiva, faceva le fusa, mangiava, giocava, si coccolava e cresceva.
Ora è diventata una bella gatta cicciona con il pelo foltissimo lungo e morbido come un gatto di angora.
Ogni mattina dopo la pappa fa il suo giro di perlustrazione nei giardini del vicinato, poi fa un giretto vicini al fiume scavalca con un picco e un salto la rete di recinzione e va a caccia grossa.
Rincorre le farfalle e i piccoli insetti guarda le anatre spaventandole un pò prendendo una rincorsa e facendo un finto agguato così loro scappano starnazzando.

Torna per pranzo miagolando, vuole una carezza, mi dà una leccatina come fosse un bacino e fa le fusa, mangia poi va nella sua cuccia morbida e si appisola, ma sempre con un occhio mezzo aperto per vedetta.

Ora che siamo in estate e fa molto caldo, per cercare un po’ di refrigerio, con quella pelliccia spessa, come quella di un orso, si stende sull’ erba soffice e fresca all’ombra del grande faggio, o in casa sotto al ventilatore, dove si stira tutta quando sente passare l‘aria, oppure se ne va in bagno dentro al fresco bidet tutta attorcigliata per starci dentro, come fosse una chiocciola.
Quando siamo a letto e ci vede pronti per dormire, fa una capatina ai piedi del lettone per un’ultima coccola della buona notte e va nella sua cuccia fino al mattino.

Alle prime luci con un miagolio di risveglio ci chiama e con la zampetta ci incita a svegliarci e a dirci che vuole la colazione.

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