Il mito di Orfeo ed Euridice: una lezione sull’amore

di Gianfranco Ricci (psicologo)
Nel mito greco di Orfeo ed Euridice troviamo uno degli esempi più struggenti dell’amore.
Orfeo, insuperabile nell’arte della musica, è al centro di numerosi miti, culti e leggende nel Cosmo dell’antica Grecia.
Il più importante è forse quello della sua discesa negli Inferi.
La morte di Euridice, morsa da una serpe, lo spinse a scendere nel regno dei morti, per riportare l’amata nel mondo dei vivi.
Come riporta Platone, tramite le parole di Fedro nel “Simposio”, Orfeo, negli Inferi, non incontra Euridice, ma il suo spettro, che finisce per dissolversi lungo la risalita, per il gesto dissennato dell’artista e poeta, che si volta anzitempo per osservarla.
Il resistere alla tentazione di vedere Euridice era l’unica regola posta ad Orfeo per realizzare la risalita.
Cosa ci insegna questo mito sull’amore?
Due cose importanti.
Come sottolinea Lacan, nel Seminario VIII, c’è “differenza tra l’oggetto del nostro amore, in quanto rivestito dei nostri fantasmi, e l’essere dell’altro, in quanto l’amore si interroga per sapere se può raggiungerlo”.
Orfeo incontra un fantasma, non Euridice, così, noi, sull’essere dell’altro, facciamo calare i nostri fantasmi, cerchiamo nell’altro ciò che pensiamo che lui abbia, non ciò che l’amato è.
L’incontro con l’essere dell’altro è mancato, offuscato dai fantasmi legati alla mancanza che ci abita.
Inoltre, Euridice è perduta. Orfeo cerca di placare il vuoto lasciato dalla scomparsa dell’amata, riportandola in vita.
L’incontro con questo fantasma ci mostra come la ricerca dell’oggetto amato (e perduto) sia destinata al fallimento.
Non sarà mai davvero quell’oggetto lì, quello che pensiamo possa placare per sempre la nostra mancanza.
L’oggetto che cerchiamo è perduto, fin dall’origine, fin dall’inizio. Già Freud indicò la natura dell’oggetto proprio nel suo essere perduto.
Nell’amore non si tratta allora di trovare un altro su misura della nostra mancanza, ma di provare ad andare oltre questi fantasmi.
Ecco la vera prova dell’amore: riuscire a resistere alla caduta dei nostri fantasmi.
L’altro da amare è unico di per sé, non su misura per noi.