Lettera al ministro Istruzione a quattro mesi dalla riapertura di settembre

di Salvatore Salerno

Signor Ministro Prof. Patrizio Bianchi,
che ne dice se il Ministero si occupasse della riapertura a settembre dopo il fallimento del 2020? Si occupasse di edifici, nuovi spazi, organico di fatto e di diritto per assumere le centinaia di migliaia di insegnanti che servono,  più il personale Ata. Che si occupasse di trasporti, di controllo sanitario dentro la scuola, in entrata e in uscita. Che si occupasse di dividere le classi pollaio, di aerazione e condizionamento delle aule perché, per chi non lo tenesse in conto, d’inverno normalmente c’è freddo e d’estate caldo.
Con tutto il rispetto, prima di pensare all’estate in festa delle scuole profanate, secondo la Sua visione dell’autonomia e scuola di comunità indistinta, con dentro tutti, prima di pensare a far lavorare ds e segreterie per collegarsi in fantomatici progetti di socialità con enti locali, associazioni, cooperative e volontariato.
La scuola è un tempio della cultura, per quello ci vanno i nostri bambini e ragazzi, si abbia rispetto per quelle mura e quel portone. Non pensi di coinvolgere i docenti su questi progetti, non troverà nessuno disposto a ragione, forse ci saranno i soliti disposti a scriverli, forse non troverà neanche i fruitori se non il tradizionale grest estivo dei pochi.
Veda invece di collegarsi a livello centrale e periferico con i Comuni, le Regioni, le aziende sanitarie, gli altri Ministeri, per sollecitare interventi e collaborazioni su cose serie che servano per settembre, che è dopodomani. 
Non è compito del Ministero Istruzione utilizzare soldi e tanti, più di mezzo miliardo di euro, per tutto questo, per luglio e agosto, quando tutto l’apparato ministeriale e delle singole scuole dovrebbe essere straimpegnato per riaprire il nuovo anno scolastico, non aggiunga altro stress ai lavoratori e dirigenti delle scuole, ne hanno già avuto abbastanza. Non impegni in estate quelle segreterie, direzioni scolastiche regionali e uffici scolastici, che avranno il loro da fare sulla formazione delle classi, su mobilità, utilizzazioni e assegnazioni provvisorie, incarichi e supplenze, le consuete deroghe sul sostegno, la miriade di acronimi della burocrazia imperante, su sanificazioni e distanziamenti impossibili del metro statico e delle rime boccali.
Oltre all’affettuosità non pensa che serva più serenità a tutti, nel loro lavoro, non su altro che non è scuola e che compete ad altri?
Non pensa, signor Ministro, che il Suo compito fondamentale e principale sia quello di far riaprire a settembre una scuola che non è sicura e, se pensa anche Lei che lo sia, faccia comunque qualcosa per renderla più sicura.
Ci creda, non è sicura secondo tutti gli scienziati, virologi, epidemiologi seri, come ogni luogo chiuso dove si sta tante ore, dove si va e da cui si viene. La scuola è un produttore di assembramenti se si va a piedi nell’infanzia e primaria con nonni e genitori, se si va con i mezzi pubblici, generalizzato per le superiori, degli stessi studenti. Lo è in Italia per aule piccole occupate da troppe anime.
Ascolti tutti i sindacati della scuola, i suoi docenti e dirigenti scolastici e non ripeta, anche Lei, che la scuola è una priorità per il Paese come fanno tutti per lavarsi la coscienza. La scuola pubblica non è affatto una priorità in termini di percentuale di investimenti sul Prodotto Interno Lordo (molto sotto la media europea), non lo è neanche nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano dei fondi della next generation EU, non lo è per gli edifici non a norma per il 70%, non lo è nelle disparità territoriali e le diseguaglianze crescenti, non lo è sugli stipendi di chi ci lavora, altro che stipendi europei.
Per la Sua autorevole, ma discutibile, visione accademica ed economicistica della scuola da grande riforma (l’ennesima) non pensa che sarebbe meglio aspettare le prossime elezioni politiche e un nuovo Parlamento, magari più capace di parlare di scuola pubblica con maggiore cognizione di causa? Pensa di risolvere il reclutamento con gps e graduatorie? Se si, lo dica e dia dignità di ruolo alle decine di migliaia di docenti che ne hanno diritto, non li tenga ancora precari, dia una prospettiva di ruolo e abilitazione, faccia pure proseguire il concorso ordinario a partire dal 2022 e si prenda il tempo che serve per concluderlo, se non ora quando?
 Lei sarà giudicato sulla scuola che riapre a settembre in presenza e con regolarità, senza Dad o DiD, il compito di un Ministro tecnico. Non temporeggi ancora, decida e faccia anche se le commissioni “cultura” (sic) di Camera e Senato non trovano accordo. Non inserisca elementi di distrazione pericolosi e discriminatori (come il curriculum dello studente) o l’estate e non si distragga Lei dalle cose concrete da fare. 
Graziela scuola gliene ne sarà grata. 
Con stima.

Pubblicato da scrignodipandora

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