Precari della scuola, serve un atto di coraggio del ministro Bianchi

di Salvatora Salerno

La causa dei docenti precari con tre anni di servizio per il diritto alla stabilizzazione va perseguita con calma e lucidità. Saranno in cattedra comunque a settembre 2021, come lo saranno i loro colleghi da Gae, DM, idonei a precedenti concorsi, etc. Almeno quelli in cima nelle graduatorie, ai quali è richiesta la stessa calma e lucidità, senza contrapposizioni. Si dovrà ricorrere per il prossimo anno scolastico alle GPS, GI e, ancora, persino alle MAD. Questa marea di docenti la ritroveranno tutti, colleghi, dirigenti, alunni, studenti, famiglie. Non si lamenteranno come non si sono mai lamentati tranne che in qualche social per farsi la guerra fra poveri. 
La supplentite è la patologia principale di un sistema malato nella scuola pubblica da troppo tempo.
Questo il quadro immutato degli effetti di una classe politica degli ultimi venti anni (compresi gli ultimi tre) che preferisce mantenere, oltre i proclami e le dichiarazioni di propaganda, lo stesso organico di diritto della Gelmini, che copre a stento il solo turn over con l’eccezione di 5000 posti in più per il sostegno e altri 20.000 nei tre anni successivi, su un fabbisogno di più di 60.000 (è l’unica nota positiva della gestione ministeriale del M5S e dell’ex Ministra). L’atto di coraggio sarebbe l’unica manovra sull’organico di diritto e mai reale, mai esistite altre assunzioni (cioè nuovi posti) da Gelmini/Monti in poi. 
Il destino è segnato per l’anno scolastico 2021/2022 a meno di una svolta dell’attuale Ministro, prof. Patrizio Bianchi, tecnico preparato e autorevole del governo Draghi, che, almeno ufficialmente, non ha il problema della propaganda e dell’esposizione mediatica per sé, un suo partito o movimento. Non ci può essere copertura delle cattedre vacanti ed effettivamente indispensabili a Settembre dell’organico di fatto che si ripete ogni anno, senza un atto di coraggio e almeno 100.000 nuove assunzioni con la dignità del ruolo, subito.
Trovare i soldi da qualche parte nella legge di stabilità e nei fondi europei. 
E’ pia illusione per l’immediato aumentare oltre quell’organico minimo effettivo con la necessaria diminuzione degli alunni per classe. Evidente che un’iniziativa come questa il Ministro può portarla in porto se c’è il consenso dell’intera maggioranza di governo. Allo stesso modo non si risolve sull’atavica questione della mobilità, del diritto di chi è entrato di ruolo negli ultimi anni e immobilizzato venendogli negato il trasferimento su posti vacanti e che si incrocia con le diseguaglianze territoriali nord e sud.
Sono purtroppo tutte confermate le criticità di oggi se si guarda al punto vero che riguarda la destinazione delle risorse, i soldi che il Ministero dell’economia mette da una parte o in un’altra nei suoi capitoli di bilancio. I senatori Pittoni e Verducci, insieme agli altri responsabili scuola dei partiti e movimenti, devono discuterne isolando le chiusure individuali della ex Ministra Azzolina e parlamentari sodali che al loro attivo hanno, su questo punto, soltanto propaganda, un concorso straordinario incostituzionale dei 7/10, il rifiuto di un concorso per titoli e servizio (questi si, perfettamente costituzionale) e il fallimento della copertura delle cattedre nell’anno in corso 2020/2021. Parliamo di cose ordinarie, figuriamoci se ci mettiamo la pandemia, la situazione degli organici non può che apparire ancora più devastante. 
Non c’è modo e tempo di fare concorsi ordinari utili ai bisogni del prossimo anno scolastico e di almeno un altro paio di anni successivi. Passata la pandemia e con il tempo necessario, si dia pure avvio ai concorsi ordinari e si facciano periodicamente. Non finisce il bisogno della scuola pubblica con la classe docente più anziana d’Europa e scandaloso sottodimensionamento degli organici. Bisogna sdoganare la parola “sanatoria” finora considerata a torto nella sua accezione negativa essendo invece l’unica soluzione senza ipocrisie. Va respinta nello stesso tempo l’associazione con quell’altro termine di propaganda che è “scorciatoia”, sarebbe una contraddizione in termini parlare di scorciatoie per chi da docente ha operato per anni e anni senza demerito, non ha percorso nessuna autostrada o scorciatoia ma strade sterrate piene di sacrifici personali e familiari.
Le colpe, se ci sono e ci sono, sono di altri, certamente non dei docenti ai quali non si è offerta altra possibilità per quell’agognata “abilitazione”. Sarebbe così strano istituire percorsi abilitanti veloci, nello stesso anno scolastico, con ulteriore anno di prova, se si vuole, valutazioni dei colleghi del comitato preposto della stessa scuola di servizio, gratis, con tutti i timbri al posto giusto e archiviare un passato vergognoso? Perché non si fa? Una fase transitoria è inevitabile, dipende da come verrà gestita, se c’è volontà per percorrerla e scrivere la parola fine oppure inventarla ogni anno.
Tutti i precari, allora, devono parlare con le commissioni parlamentari, i sindacati firmatari del contratto e anche con le minoranze sindacali, il Ministro e le forze politiche. Il muro contro muro non paga, come si è visto. A prescindere dalla vicenda personale tra Vespa e Azzolina che si configura come tale, un fatto personale che sarà risolto in Tribunale già fra qualche settimana. La politica è complessa. Su questo episodio probabilmente ha sbagliato Sasso e ha prodotto un danno a Pittoni dello stesso partito mentre stava tessendo. Verducci rappresenta una piccola minoranza del PD e, probabilmente, la sua corrente pensa di ricavarne visibilità per motivi interni. Ufficialmente PD e sinistra (non tutta) avevano proposto soluzioni, in accordo con il Sindacato, poi hanno ritirato una firma già apposta dai capigruppo nel 2020, cedendo ad una piccola parte di Senatrici del M5S e all’ex Ministra (convertite, da nominate in Parlamento del contrario di quanto avevano promesso prima delle elezioni del 2018). 
E’ certa la distanza dai problemi reali della scuola del Parlamento di oggi come è certa la mancanza di dimestichezza della categoria dei docenti italiani verso la complessità della politica. Anche per questo soggetti esterni e interni al Ministero spadroneggiano con grandi giornali e tv, proprietari  nella disinformazione e nei temi sensibili alla propaganda delle scuole sicure, scuole chiuse o aperte. 
Per questo bisogna motivare e giustificare nel merito, nella verità delle cose, quello che è un diritto del lavoro, riconosciuto dall’UE e che, per la violazione di questo diritto, l’Italia ha da anni in corso una procedura di infrazione. Deve finire nella categoria dei docenti italiani, la più divisa nel mondo del lavoro e delle professioni, l’egoismo di vari spezzoni creati artificiosamente negli ultimi venti anni nel precariato e nello stesso ruolo del “merito” presunto. Vanno comprese e discusse tutte le ragioni degli altri colleghi non generalizzando mai partendo da vicende e giudizi sul personale, mantenendo, prima di tutto, un linguaggio consono per chi insegna.
Sarebbe una svolta storica, ma non si vede all’orizzonte. Il “divide et impera” trionfa nella categoria dei docenti, dove c’è sempre qualcuno che si ritiene migliore degli altri, danneggiando se stesso e tutti gli altri, consapevolmente o no.
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