#Afghanistan: e adesso che facciamo? L’Europa rimarrà ancora a guardare?

#Afghanistan, il rischio dell’inizio della fine!

Cosa facciamo adesso? Alziamo l’ennesimo, inutile grido di sdegno in modo da lavarci quella coscienza che per vent’anni ha dormito beata ignorando il fuoco sotto la cenere? O quale altra scelta faremo per garantirci l’alibi per poter girar la faccia dall’altro lato ignorando il pericolo che si sta materializzando all’orizzonte per la nostra civiltà?

Certo, le immagini forti colpiscono. Il dramma che si sta vivendo in queste ore in Afghanistan lo seguiamo come un film. Ma ci rendiamo conto del terrore vivo che corre nelle vene delle persone, prime tra tutte le donne, nel rivedere il volto feroce del potere talebano? No, non potremmo mai farlo.

Troppo lontane le logiche che spingono verso un emirato islamico dal cupo profumo di terrore, distanti ma maledettamente vere. E siamo solo all’inizio. Si, perché occorre tener presente come questo ritorno, dopo un ventennio in cui ci si era illusi di poter domare il mostro, non è altro che un fantastico energizzante per tutti gli estremismi che hanno come obiettivo la distruzione del mondo moderno e l’esaltazione del più feroce radicalismo.

E intanto vent’anni son stati resi vani. Quanti interessi si nascondono dietro il più drammatico fallimento dell’illusione di esportare democrazia con un occhio (e la tasca) ai tornaconti del potere? Non lo sapremo mai.

Di certo quelle terre lontane sono uno scacchiere problematico e complesso che lascia uno spazio enorme a chi, rifacendosi a ideali religiosi portati all’esasperazione, tenta di riportare le lancette del tempo indietro di secoli. Questo però per la massa, per quel popolo generico che deve rimanere ignorante per garantire l’assoluta sudditanza a chi invece ben conosce la forza dei nuovi mezzi e del potenziale che il progresso garantisce.

Ma deve essere un popolo sempre più numeroso per tener alta la tensione, un gregge da assicurarsi attraverso il controllo di territori sempre più vasti e con l’idea, mai sepolta, di arrivare nelle nostre strade e nelle nostre case. Roma non è un miraggio, è un obiettivo!

E torniamo alla domanda di prima: cosa facciamo adesso? Assistiamo inermi a nuove ondate di profughi che tendono a mimare il nostro sistema celando tra tanti poveri disgraziati armi che respirano e parlano? O ci affidiamo al “buon cuore” di altre latitudini per garantirci una lenta agonia che non sia troppo violenta? Magari tenteremo colloqui di pace con chi la pace nemmeno vuol saper cosa sia.

Le diplomazie di muoveranno, ognuna chiusa ancora una volta negli interessi che cela?

L’#Europa, quella cosa geografica che nulla di politicamente serio rappresenta se non per i ragionieri burocrati di #Bruxelles, prigionieri anch’essi di un’illusione di eternità e potere economico, rimarrà ancora a guardare come si corrode la propria identità attraverso il più massiccio e celato conflitto mondiale che mai sia scoppiato? (FONTE: Orizzonte39.it)

#Afghanistan  #Europa  #Bruxelles

*Immagine tratta da Il Messagero.it

Pubblicato da scrignodipandora

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