Cogliere l’attimo per conoscere se stessi, storia di Isabel e Manuel

DI RICCARDO ANCILLOTTI

…Ci sono cose che una persona tiene nel profondo dell’inconscio e
che vengono fuori magari solo per un attimo nella vita. Se quell’attimo lo cogli, riesci a conoscere meglio te stesso. Altrimenti, forse, rimanani una persona incompiuta, una persona che non sa fino in fondo chi è e cosa è in grado di fare.
I segnali che provengono dalla memoria, a volte, non sono facilmente decifrabili, interpretabili. È il caso dei sogni. Spesso sono frammenti di vita vissuta, ma anche qualcos’altro: elaborazioni che la nostra mente fa autonomamente partendo da cose conosciute, intraviste, realizzate o colte al volo di passaggio. Non sono semplici riproduzioni che chiunque può eseguire. Sono immagini che hanno una vita propria e siamo noi a dargliela questa vita! Senza di noi non esisterebbero.
Stanno sul confine tra la vita “conscia” e quella “inconscia”, dove
in maniera sottile, il tuo radar raccoglie segnali sconosciuti, dettati forse solo da un inconsapevole desiderio di sapere e scoprire.
Isabel Campos era partita dal suo Paese, dalla costa atlantica, portando con sé anche tutto il proprio bagaglio di emozioni e sensazioni, oltre alle cose materiali che servono per il viaggio, e quel venerdì notte aveva fatto, appunto, uno strano sogno. Era l’immagine di un uomo, un mendicante, seduto al centro di una grande piazza che allungava la mano verso di lei, ma non chiedeva l’elemosina. Le dava una banconota da centomila lire dicendole: «La prenda! Ho bisogno del suo aiuto.» Poi l’immagine sfumava, cambiava e un’auto rotolava in fiamme
giù da un crinale verso il mare.
La mattina del sabato si svegliò con ancora negli occhi quelle due
immagini. Manuel dormiva ancora, lì al suo fianco. Aveva l’aria soddisfatta e rilassata di chi ha quasi realizzato un sogno, e indubbiamente ne aveva motivo. Il contratto al quale teneva era andato in porto. C’erano voluti cinque giorni di consultazioni e trattative, ma adesso poteva riposare tranquillo, con la consapevolezza di aver ottenuto
qualcosa che avrebbe notevolmente migliorato la loro condizione economica.

Isabel prima lo guardò, poi, facendo un profondo sospiro, richiuse
gli occhi, quasi a voler raccogliere ancora delle immagini che nel sogno le erano sfuggite. Il volto del mendicante l’aveva impresso nella memoria; non era un volto noto, forse era un insieme di facce conosciute?
Il luogo, con il dirupo sul mare, non le ricordava niente. Certamente,
dal giorno del loro arrivo in Italia, di cose ne avevano viste:
Roma, poi Torino, Milano, Firenze, poi ancora Roma, prima di pernottare lì, a Pisa, in attesa di prendere il volo del pomeriggio per Parigi.
Tappa che avevano scelto per festeggiare l’evento prima del rientro
a casa.
Di luoghi nuovi nella mente quindi ne aveva, ma di paesaggi sul
mare conosceva solo quelli della costa atlantica. Qui in Italia non aveva
avuto occasione di notare e quei pochi che aveva scorto le apparivano
solo come immagini confuse.
Una cosa però non riusciva a togliersi dalla mente: quella banconota . La conservava ancora nel portamonete, insieme alle parole sulla solitudine che suo padre disse prima della loro partenza.
Si alzò, aprì il portamonete e la guardò nuovamente.
‘Perché non provare?’ si disse.
Un’occhiata all’orologio: erano le otto del mattino, Manuel dormiva
ancora e lei ebbe l’impressione di vedere in lui il riposo di un guerriero! Non era giusto svegliarlo adesso per parlargli della sua idea. Decise di fare da sola.
Alzò la cornetta del telefono e domandò: «Per favore, può chiamarmi
questo numero telefonico nella città di Vinci ?»
La risposta fu positiva. Presero nota e subito le dissero che l’avrebbero
richiamata. Non trascorse neppure un minuto; al primo squillo lei
alzò la cornetta, per evitare che lui si svegliasse.
«È in linea, signorina, parli pure.»
«Pronto, con chi parlo?» fece lei.
«Qui è Bassi» rispose una voce molto giovanile d’uomo.
«Buongiorno … è il signor Bassi?»
«No, sono suo figlio … ma chi parla?»
L’italiano di Isabel cominciò ad avere qualche problema di pronuncia.
«Mi scusa … ho trovato il suo numero di … telefono su una banconota
smarrita … » Parlava lentamente, impacciata e a fatica.
Dall’altra parte fu silenzio.
Lei proseguì: «Pronto? Credo … Non so!» sempre più confusa.
«Forse vuole parlare con mia madre?» fece a quel punto il giovane.
«Forse?… Sì» approvò lei.
«Mi spiace, ma non è in casa. Torna stasera!»
Era un ragazzo. Forse era meglio richiamare? Lei pensò di sì! <<Richiamerò, mi scusi! Arrivederci.»
Aveva appena riattaccato, senza fugare i dubbi che aveva in testa.
Quando aveva salutato, l’idea era stata di lasciar perdere, ma immediatamente dopo non ne era più troppo sicura. ‘Quel numero scritto
con la biro sulla banconota, corrispondeva effettivamente a un numero
telefonico! Senz’altro una coincidenza … e poi le banconote fanno
il giro del mondo!’ si disse. ‘Passano da migliaia di mani; niente di più
semplice che potesse essere un appunto di lavoro.’
Forse i dubbi avrebbero potuto essere fugati se solo avesse saputo
che lavoro faceva questo Bassi? ‘Ma certo!’ pensò.
Entrò nel bagno, subito si vestì, quindi tornò da Manuel. Dolcemente
cercò di svegliarlo. Lui, semiaddormentato, gli prestò attenzione
e lei gli spiegò che sarebbe scesa a comprare il giornale; lui approvò
e continuò a dormire.
Appena scesa, si diresse al centralino telefonico e chiese a chi appartenesse il numero chiamato poco prima.
«È il numero di un certo Bassi Sergio» rispose il centralinista sfogliando i propri appunti, e aggiungendo: «Era il numero desiderato, signorina?»
Lei scosse il capo: «Credo di aver preso un numero errato. Grazie
comunque.»
Il centralinista ebbe un’illuminazione: «Tra l’altro … credo» soffermandosi a pensare un attimo «che quel Sergio Bassi sia il giornalista scomparso qualche mese fa in circostanze poco chiare» disse, a conferma del possibile errore di lei.
«Giornalista?» domandò Isabel, ora decisamente interessata.
«Sì, scriveva per un giornale locale, “Il Nuovo” .»
Isabel ebbe nuovamente qualche attimo di difficoltà con la lingua e
chiese ulteriori spiegazioni: «Giornalista … nuovo?»
L’altro capì la difficoltà della ragazza straniera e subito chiari:
«”Nuovo” è il nome del quotidiano presso cui lavorava il Bassi.»
«Ah… ho capito. Tante grazie» rispose lei facendo anche un gesto
di approvazione con il capo.
L’albergo si trovava di fronte alla stazione ferroviaria. Isabel attraversò la strada e all’edicola posta all’interno della stazione acquistò una copia del “Nuovo”, Diede un’occhiata alla prima pagina con nell’animo una sensazione non facilmente descrivibile, ma che le dava la
convinzione che qualcosa avrebbe scoperto. Cosa? Fu un attimo e subito
trasalì.
Quell’immagine! Quel dirupo era quello del sogno!
Il titolo diceva: ‘Auto precipita a Calafuria.’
Si sedette sulla prima panchina che le capitò e sfogliò nervosamente il giornale. Nelle pagine interne notò un altro titolo: ‘Il caso Bassi.’
In basso c’era una foto: capelli scuri, barba appena pronunciata e sotto
un nome: Sergio Bassi.
«Meus Deus» esclamò Isabel. Era la stessa identica faccia del mendicante
visto nel sogno. ‘No, non può essere!’ si disse ancora.
In un attimo si sentì attanagliare da uno stato d’angoscia irrefrenabile,
mentre cercava di leggere l’articolo. Era troppo tesa, però! La traduzione diventava sempre più difficile. ‘Calma’ si disse ‘ci vuole calma. Non è successo niente! Solo coincidenza. Questa foto sicuramente
l ‘ho intravista su qualche altro giornale nei giorni scorsi! Sì, certo, è così. Ora non ricordo, ma è certamente così.’
La calma cominciò a tornare e con questa, piano piano, ritornava la razionalità e il ragionamento. Lei, allora, lesse lentamente tutto l’articolo.
Era la storia della scomparsa di un “collega”, a firma di un certo
Franco Testi.

«Tu sei pazza, sei veramente pazza!» gridò Manuel agitandosi per
la stanza, mentre si vestiva.
Lei stava seduta sul letto con il giornale aperto e lo guardava gesticolare ossessivamente, con la coda dell’occhio.
«Alle diciotto parte l’aereo, abbiamo il volo prenotato per Parigi!
Non se ne discute nemmeno, capito?» continuò. Far ragionare una persona arrabbiata non è facile, ma lei decise di provarci.
«Andiamo almeno alla Polizia? Lasciamo la banconota e spieghiamo come ne siamo venuti in possesso!» propose Isabel.
«Niente affatto!» urlò Manuel, quasi fosse una belva inferocita.
«Perché no?» insistette lei.
Lui allora le si avvicinò gesticolando minacciosamente con il dito:
«Te lo spiego io perché. Perché se quello fosse veramente un indizio
vorrebbero ulteriori chiarimenti e non ci farebbero più partire per Parigi» asserì con l’aria di chi ha capito tutto.

«Vorrà dire che ci rimborseranno la prenotazione e il soggiorno.
Partiremo domani o dopodomani» fece tranquilla Isabel; poi aggiunse:
«Così avremo più tempo per visitare Pisa, no?» .
«Hai detto proprio bene … No!» rispose Manuel assumendo Il tono
di chi dà ordini. «Sono riuscito, proprio ieri, a concludere un affare
che solo due mesi fa era impensabile e adesso non m’interessa altro!
Chiaro?» .
A questo punto fu lei ad alzarsi in piedi: «No, non è chiaro! Spiegati
meglio!» . .
«Va bene. Che tu voglia o no, noi non faremo niente di quello che
hai in testa e alle diciotto in punto prenderemo l’aereo per Parigi» disse marcando a una a una le parole perché non ci fossero equivoci.
Lei attese un paio di secondi, poi riprese con calma: «Non ti riconosco
più, sai? Mi vuoi dire che ti è bastato avere in tasca la possibilità
di un lauto guadagno per cambiare così?»
La sua risposta non si fece attendere, ma la diede tornando calmo
per dimostrare capacità di ragionamento: «Mio padre,ha sgobbato tutta la vita senza realizzare granché. Bene, io non faro come lui, puoi
contarci. Sono venuto in Italia con uno scopo. L’ho realizzato. Adesso
non voglio complicazioni.» Pronunciò le ultime parole con una determinazione che Isabel non aveva mai notato nei suoi occhi.
Lei si avviò verso l’armadio per riordinare le loro cose, senza pronunciare una parola. Lui fece altrettanto, nel silenzio più assoluto. Isabel mentre riordinava, ebbe la sensazione di dover mettere in valigia
interi anni di vita, di certezze e più ancora di speranze. Lui aveva l’aria soddisfatta, convinta e adesso anche tranquilla.
«Non dimenticarti il dopobarba! Anzi … non dimentichiamocelo» disse Isabel quasi a voler riaprire il dialogo.
Quando poi i bagagli furono pronti, finalmente Manuel parlò: «Sai una cosa?»
«Cosa?»
«Quella banconota, spendiamola per saldare il conto dell’albergo.»
Lei non rispose. Adesso, solo adesso si rendeva conto di chi aveva
di fronte. Lo sentì improvvisamente estraneo, così lontano da non irritarla nemmeno. Possibile che non si fosse mai accorta che questo era
il vero Manuel Brito?
‘L’ingenuità si paga a caro prezzo! È proprio vero’ pensò.
Tutto ormai era pronto, potevano partire, lasciare l’Italia; li attendeva
Parigi: il Louvre, la Tour Eiffel, Montmartre …
«Manuel?» disse lei. «Non vengo con te! lo rimango.» E poi concluse:
«Ormai non ti servo più. Addio.»
Prese la sua valigia, uscì dalla camera chiudendosi dietro la porta
e imboccò le scale. La porta si riaprì quasi subito: «Isabel!» disse
Manuel.
Ma lei, senza fermarsi, gli diede solo un’occhiata dicendo: «Sì, il
conto dell’albergo pagalo pure tu, grazie.»

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Pubblicato da scrignodipandora

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