David di Donatello alla carriera a Sandra Milo. Una chiacchierata con lei

DI GIOVANNI BOGANI

L’altro ieri, alla notizia che Sandra Milo avrebbe ricevuto il David di Donatello alla carriera, ho provato a comporre un numero di telefono. Era staccato, naturalmente.

Però, dopo un’ora, mi sono sentito richiamare. Era Sandra Milo. Qui sotto il resto.

“Quella Sandra Milo superficiale non ero io. Ero anche quella, ma non ero soltanto quella. Non posso giudicarmi, non posso darmi il voto come attrice: ma so, questo sì, che non ero soltanto quel sogno biondo, superficiale e leggero”.

 

E te ne accorgi, eccome se te ne accorgi, se parli con lei. Sandra Milo riceverà l’11 maggio prossimo il David di Donatello alla carriera, in una serata tv su Raiuno. I David sono i nostri Oscar, e attorno a lei ci sarà, virtualmente, tutto il mondo del cinema. Quel mondo del cinema che la ha sempre snobbata un po’, anche se lei ha lavorato con Fellini, in “Otto e mezzo” e in “Giulietta degli spiriti”, incarnando i sogni erotici del regista più folle, surreale e geniale che il cinema italiano abbia avuto.

 

Fellini, il genio prepotente di cui era innamorata, che sconvolse la sua vita legandola a sé, in un amore clandestino, ma conosciuto e sofferto da Giulietta Masina, per diciassette anni e due film. Il legame con Bettino Craxi negli anni Ottanta, un altro protagonista della scena. Ma poi, Sandra ha sempre cercato la sua libertà.

 

La ha sempre snobbata un po’, il mondo del cinema, anche se lei ha lavorato con Dino Risi, con Roberto Rossellini, e con quel poeta, quell’esploratore dell’animo femminile che era Antonio Pietrangeli, il regista che per primo la ha valorizzata.

Un cinema verso il quale lei, Sandra, ha vissuto un misto di amore e odio: pronta ad abbandonarlo, a rinunciare al ruolo della Gradisca – che Fellini le aveva offerto – per non perdere il suo uomo. Perché alla fine la vita conta più del cinema. Non è solo una vaporosa nuvola bionda, Sandra Milo.

Che oggi, a ottantotto anni, risponde al telefono con la verve di una ventenne. E che non ha smesso di amare, dialogare, vivere. A maggio, dal 14, sarà a teatro, in streaming, in una commedia – “Ostriche e caffè americano” – in cui interpreta una drag queen. Per dire.

 

“Che cosa rappresenta questo premio? Direi un bel messaggio per tanta gente che non aspetta più, che non spera più. Prima o poi si accorgeranno di te. Magari, quando non te lo aspetti. Non ho mai vinto un David, non sono neanche mai stata candidata: e adesso me lo danno alla carriera.

Certo, se i premi te li danno quando sei più giovane magari li vivi con un altro spirito. Io, questo premio, lo vivo con la gratitudine per tutti i grandi registi con i quali ho lavorato. Ripenso a quanto immenso talento c’era in quel cinema, e provo molta gratitudine per averne fatto parte”.

 

Del futuro non ha paura. “Io non credo nell’inferno, mi dispiace per il signor Dante. Credo che Dio ci accoglierà tutti, con i nostri errori, perché siamo tutti fragili, umani e siamo tutti un cumulo di errori. La morte non mi fa paura. Ma vivo con la massima pienezza, leggo, scrivo. Se ho fatto il vaccino? Appena mi hanno chiamata, sono corsa. L’unica prospettiva per uscire da questo incubo è vaccinarsi. E se anche uno non ci crede, dovrebbe farlo per gli altri, per non esporli a inutili rischi. Spero tanto di rivedere il momento in cui ci potremo abbracciare. Chi fa spettacolo vive per un abbraccio”.

Immagine tratta dal web

Pubblicato da scrignodipandora

Osservare la realtà per raccontarla