Giovanni Boldini, Due cavalli bianchi

DI ILARIA PULLE’DI SAN FLORIAN

Sul finire dell’Ottocento Giovanni Boldini inizia a mutare la propria prospettiva artistica scegliendo temi differenti rispetto a quelli consueti, e incentrando le proprie composizioni su temi originali ai limiti della sperimentazione.

Interessato a mostrare soprattutto la velocità, l’artista si concentra sullo svolgersi della quotidianità metropolitana, focalizzando le raffigurazioni su carrozze e cavalli.

In particolare, quest’ultimo gli resterà un tema molto caro, al quale si dedicherà per quasi dieci anni, nella felice scelta di un’ottica rappresentativa del movimento che ricorda da vicino le scelte futuriste.

Ironia della sorte, proprio Umberto Boccioni, tra gli esponenti principali del movimento futurista, nonché indefesso celebratore di dinamismo e velocità, perderà la vita in giovane età, ad appena trentatré anni, a causa di una accidentale caduta da cavallo.

Due cavalli bianchi, che appartiene a tale singolare e mirata ricerca, è inizialmente parte di una grande tela, rimasta purtroppo incompiuta: aspetto alquanto percepibile già osservando il dipinto, che a prima vista sembra effettivamente un dettaglio di un’opera più grande; Il bimbo con il cerchio, avrebbe dovuto completare il quadro generale.

Tratto saliente della creazione, ovviamente la vorticosa esplosione di un irrinunciabile dinamismo pronto a travolgere l’osservatore, in ossequio alle consuete intenzioni dell’autore, peraltro puntualizzato in un contesto come quello della Ville Lumière, che tra Pigalle e Montmartre offre già all’epoca scorci urbani di incredibile vivacità.

Boldini desidera realizzare la raffigurazione dell’animale in movimento, sua prerogativa che non manca di esternare al collega e amico Cristiano Banti, al quale lo comunica anche in una nota missiva.

Del resto è innegabilmente lo stesso soggetto prescelto a prestarsi egregiamente a tale rappresentazione: da Giorgio de Chirico, che ama raffigurare cavalli liberi in riva al mare, talvolta accostati a ruderi di colonne greche atti a qualificarne una collocazione indiscutibilmente classica e greca – nei pressi di ciò che viene definito il ‘canuto mare’ omerico.

Ad Aligi Sassu, per il quale costituisce elemento onnipresente di agognata libertà, senza dimenticare uno dei capostipiti dell’argomento, il misterioso ed enigmatico Johann Heinrich Füssli, che mostra l’animale in guisa di incubo emergente dal profondo della notte, in procinto di turbare la dimensione di chi, secondo i motivi della cultura illuminista, in assenza di ragione genera mostri…

Giovanni Boldini 1842 – 1931
Due cavalli bianchi (1881/86c.)
Olio su tela (153 x 122,5 cm)
Ferrara – Museo Giovanni Boldini

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