In ‘Fiore di roccia’, Ilaria Tuti racconta un pezzo della nostra storia, di cui purtroppo poco si parla.

di Rita Cutugno

Autore: Ilaria Tuti
Titolo: “Fiore di roccia”
Editore: Longanesi
È il racconto delle “portatrici”, donne dimenticate delle quali pochi sanno, che hanno avuto un ruolo importante nella prima guerra mondiale.
Con questo libro l’Autrice restituisce loro la memoria, l’importanza e la dignità. Donne friulane, dignitose, forti, resilienti, coraggiose. Le Trogarinnen, le portatrici. Si caricano sulle spalle la gerla e ai piedi hanno gli “scarpetz”, scarpe fatte di stracci sovrapposti e affrontano la durissima salita fino alle trincee, per portare ai soldati viveri, medicinali e munizioni. Affrontano il pericolo, i cecchini, il freddo, e lo fanno cantando per farsi forza e ignorando fatica e dolore, per chilometri, anche quando il peso delle gerle piaga le loro spalle.
Sono ragazze sole, mamme che lasciano a casa i piccoli dopo averli allattati, donne innamorate che attendono la fine della guerra.
Agata è la voce narrante che ci porta con loro ad affrontare la salita e ci fa vivere la fatica, il rischio e la bravura di tante donne di tutte le età, che si arrampicano come camosci su per la montagna.
Sono donne che vivono di stenti, hanno poco da mangiare, i loro uomini sono al fronte e sono sole ad affrontare dolori e fatiche.
Con questo romanzo, Ilaria Tuti racconta un pezzo della nostra storia, di cui purtroppo poco si parla. I fatti sono rispettati e raccontati con una delicatezza che commuove.
Con gli occhi di Agata vediamo la paura negli sguardi dei soldati. Con le sue orecchie ascoltiamo i pianti e i lamenti.
Agata, Lucia, Viola, Maria, Caterina e altre donne, accettano di fare le portatrici per la voglia di compartecipazione con i soldati che soffrono per il freddo, la fame, i pidocchi, le ferite.
La salita è difficile, le cinghie delle gerle lacerano le spalle, ma solo loro conoscono sentieri impervi che consentono di evitare il tiro dei cecchini.
La discesa è difficile anch’essa, perché le donne trasportano a valle cadaveri, feriti e oggetti vari. Fanno il loro lavoro con dignità e impegno, conquistandosi la stima e il rispetto dei militari. Bellissimo romanzo. Toccante, forte, struggente.
Le portatrici sono “fiori di roccia”, resistenti come i fiori che portano quel nome, fiori che crescono in luoghi impervi ma che hanno una grazia tutta femminile: le stelle alpine.
Quello che l’Autrice racconta è realmente avvenuto, sono esistite davvero queste donne.
È un libro commovente, toccante, frutto di un approfondito lavoro di ricerca e regalato al lettore perché possa ricordare.
È un libro indimenticabile.
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