In treno

DI ANTONIO MARTONE

 

Due pendolari assonnati
E la ragazza di fronte leggeva
Leggeva la nausea di Sartre
Leggeva e guardava
Fuori guardava
E sembrava riflettere
Su misteri intriganti
Sembrava riflettere
D’intimità inconfessabili

L’aria incolore
Sporca ed infame
D’un inverno
Da sciarpe e sogni gelati
Agitato
Ronzava nel cielo
Ronzava

La testa
Fra le mani ho raccolto
Come a chiamare
I giorni di maggio
Nella memoria ho cercato
I miei cari e lontani
Giorni di maggio

Improvvisa
S’è posata con forza
Una mano pelosa
Su di me s’è posata
Sulla mia spalla innocente
E dolente
Mi fa vedere il biglietto signore
M’ha chiesto

S’è chiuso di colpo
Di colpo s’è chiuso
Il libro di Sartre
Ho visto un I-Pod
Come riserva di sogni
Ha illuminato l’I-Pod
Il suo occhio di vetro
Con luce verdastra
E a scatti
Lampeggiava e viveva

Altera e sdegnosa
La ragazza guardava
Guardava nel vuoto
Con gli occhi scontenti
E lo sguardo smarrito
E un rivolo
Un rivolo di vento gelato
Dal mio animo è corso
Sulle montagne di fronte
Che erano
Erano troppo lontane

Le montagne
Emergevano a stento
Dalla nebbia brinata
Immobili e oscure
Le montagne
Dalla nebbia gelata emergevano

Emergevano a stento

Immagine tratta dal web