La pecorella smarrente

DI ELISABETTA DE MICHELE

 

Shumy si ribellò.
Non era mai successo prima, proprio per questo c’era da aspettarselo.
Difficilmente una pecora smette di seguire il gregge.
C’era da aspettarselo.
Del resto, tutte le sere la stessa storia…
“Perché dobbiamo continuare a saltare tutta la notte per far dormire chi, tra l’altro, è lì messo comodo su di un giaciglio? Non basta loro la fortuna che hanno?”

“Shumy, non sono fortunati, non riescono a dormire, hanno troppi pensieri”
“Forse hanno troppe fortune a cui pensare”
Peter, il montone capogregge, stava cercando di far riprendere il salto agli ostacoli a Shumy, perché stava bloccando il percorso a tutti gli altri.
“Forza Shumy, salta; so che ti piace”
“Certo che mi piace, ma andrò a farlo in quell’angolo laggiù, dietro il cespuglio”
“Ma così non potranno contarti, e continueranno a girarsi e rigirarsi nel letto senza prendere sonno”
“È proprio quello che gli spetta. Tanto il loro rigirarsi sarà più che comodo: il materasso su cui si crogiolano è fatto di lana! ci spelano e poi vogliono pure contarci, dirci cosa fare e come farlo, facendoci sudare in un circuito di vita alienante, desiderando solo dormirci sopra beati. È ora di finirla!”

Qualche altra pecora smise di saltare e si avvicinò loro, ripetendo incessantemente le parole finali pronunciate dalla pecorella ribelle; così, a poco a poco, ci fu un susseguirsi di “è ora di finirla”, e il percorso a ostacoli fu definitivamente deserto. Non più il fare la pecora, ma l’esserlo.

Persino Peter cessò la sua opera di convincimento, il suo essere pecorone, e si unì al nuovo percorso di libertà appena tracciato; un percorso in cui certo non sarebbero mancati gli ostacoli naturali dell’esistenza, ma in cui sicuramente vi erano la parità e un unico gregge in cui riconoscersi per scelta di comunione di intenti.
E chi, membro di un piccolo gregge di eletti, si ergeva al di sopra, potente ma insonne, si unirà a quel grosso e unico gregge brillante di libertà; e lo farà vuoi per il suo non essere spento contro tutta quella luminosità, vuoi per il suo fare la pecora, vuoi, soprattutto, per non avere più quel pelo sullo stomaco, quel peso sul petto che impedisce il dormire sereni.

Dedicato a tutte le pecore che vogliono ribellarsi.

Immagine tratta dal web