Perché si discute sulla riapertura delle scuole superiori in piena pandemia? Quelle scuole sono aperte con la DAD

DI SALVATORE SALERNO

Ma davvero non c’è niente altro di cui parlare e polemizzare che dibattere ogni giorno sulla riapertura delle scuole superiori? Quelle scuole che interessano studenti dai 14 ai 19 anni, che non hanno alcun problema a sostenere la didattica a distanza, che meno di tutte hanno quella funzione di babysitteraggio tanto invocata da alcune famiglie e genitori con la scusa del mancato diritto allo studio.
Se si può comprendere il disagio di queste famiglie e genitori, se si può anche tollerare fino ad un certo punto (prima viene sempre la salute propria, la tutela della salute familiare e quella pubblica) che si parli di bambini e alunni fino alla terza media o, come si chiama adesso, scuola secondaria di primo grado, non c’è davvero alcun motivo di riaprire per poi richiudere licei e istituti superiori. Non dovrebbe essere chiaro a tutti che riaprire a dicembre si rischia di aggiungere un altro elemento di diffusione del contagio in una fase delicata dell’epidemia?
A che pro allora questo rifiorire di titoli, articoli, chiacchiere in tv sulle superiori? Perché è di questi giorni un attacco mediatico rivolto alle scuole per i più grandi dopo quello consueto che ci accompagna dall’inizio (si fa per dire) dell’anno scolastico mai partito regolarmente quando si parla e sparla di quello che accade dall’infanzia alle medie?
Non può che essere propaganda, rivendicazione di immagine di un Ministero carente sotto tutti gli aspetti e per le sue competenze già da settembre e si continua. Non può che essere una copertura di gravissimi errori commessi. E’ sotto gli occhi di tutti che un piano serio di apertura delle scuole non c’è stato almenoda Aprile in poi, non c’è stato in estate quando si sono viste solo passerelle nelle scuole vetrina e improbabili misurazioni di spazi tra banchi, rime boccali, distanza statica e dinamica. E quello è stato “il lavorare giorno e notte”. Quando, da aprile, non si sono visti cantieri di edilizia leggera o pesante, non si è vista nessuna predisposizione alla rilevazione e tracciamento sanitario, nei trasporti, sull’organico di docenti e ata che ancora oggi sono insufficienti e qualche cattedra da nominare, a fine novembre! E anche questo è stato “lavorare giorno e notte”. 
Si scrive con leggerezza una falsità evidente secondo la quale quei ragazzi delle superiori siano privati, anche loro, del diritto allo studio quando è certo che ognuno di loro segue il regolare andamento delle lezioni ogni mattina con i loro insegnanti. A distanza, certo, con tutti i limiti che sappiamo della DaD o DiD, ma comunque in modo più proficuo rispetto agli altri ordini di scuola perché fra i due monitor tra casa e docenti ci si parla in modo più consapevole e maturo, si va avanti nel programma degli studi, si fanno lezioni, interrogazioni, verifiche e tutto quello che comporta fare scuola come se fosse in presenza. Manca la socializzazione? Ma se è proprio questa che oggi va limitata per non favorire la diffusione del virus? E poi questi ragazzi la praticano comunque nelle ore libere dalla didattica a distanza. C’è sicuramente un problema che riguarda i bambini, che riguarda tutte le famiglie che, a turno o come ci si può arrangiare, necessitano di qualcuno che assista a casa anche alla didattica a distanza nelle ore scolastiche.
C’è nelle famiglie e c’è nell’economia ma si pensi che non c’è nessuno provvisto di senno che possa essere contento di questa situazione, primi fra tutti gli insegnanti che sanno bene che fare didattica a distanza è molto meno produttivo e anche più oneroso per loro. Ma il nemico non è fra gli uomini o le donne di questo Paese, non è nella politica e nella propaganda, è un virus bastardo e pericoloso, che si nasconde fra gli asintomatici, che colpisce e contagia quando meno te lo aspetti, contagia bambini, adulti, nonni e anziani.
Come si può pensare che la scuola non abbia niente a che fare con l’epidemia, che si possa teorizzare una sicurezza assoluta e diventata quasi dogmatica. Allora basta, facciamocene una ragione, si guardi all’evoluzione della diffusione del virus, si collabori tutti per limitarla, nessuno può sapere a quanti positivi rilevati si potrà arrivare da qui a dicembre, da qui ad una settimana o due, purtroppo sappiamo invece dei morti che sono tanti ogni giorno.
Di scuola giornali e tv possono anche fare a meno di parlare con questa ossessione in tutti i tg, nelle prime pagine, nei talk show, non serve la sovraesposizione mediatica di Ministra e politici in cerca di audience, si faccia anziché parlarne. Per la riapertura delle superiori, almeno quelle, se ne riparli a gennaio, è una scelta obbligata.

Pubblicato da scrignodipandora

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