Quando la solitudine diventa opportunità per ritrovare se stessi

di Maria Teresa Di Maio (psicologa/psicoterapeuta)

La solitudine potremmo definirla quella sensazione di disagio che un soggetto manifesta quando sente il bisogno  di compagnia o comunque di appartenere ad un nucleo sociale. Per uscire da questa sensazione bisogna prima di tutto cambiare il proprio modo di concepire le cose e modificare i comportamenti.

Una vita relazionale soddisfacente è uno dei fattori principali del nostro sviluppo personale. Molti studi hanno dimostrato che essere circondati, poter discutere e condividere ha un impatto positivo sia sulla nostra salute mentale che sulla nostra salute fisica.

Nel nostro mondo sempre connesso, la solitudine sarebbe dovuta svanire, poiché i mezzi di comunicazione si diversificavano e si perfezionavano. Purtroppo non è così, anzi.

Negli ultimi anni, le nuove forme di comunicazione rese possibili dalle tecnologie ci hanno dato una maggiore capacità di connetterci con gli altri istantaneamente. Tuttavia, come rivelano sondaggi e studi, gli individui che utilizzano maggiormente i social network o gli strumenti per comunicare con gli altri, sono anche quelli con un senso più profondo di isolamento sociale o solitudine.

Sembra sempre più chiaro che non ci sia modo di alleviare o sostituire quella esigenza di contatto attraverso uno schermo. È il contatto fisico che prevale per stabilire una vera unione con l’altro. Questo contatto fisico, già depauperato dalla tecnologia, con la crisi pandemica è quasi del tutto sparito.

Negli ultimi mesi in cui siamo stati rinchiusi, abbiamo dovuto abituarci ad essere socialmente isolati. Ecco perché i sentimenti di solitudine sono sicuramente diventati ancora più generali, sia in senso positivo che negativo.

Alcune persone avranno realizzato di essere capaci di convivere con se stesse, altre avranno scoperto quanto possa essere frustrante vedere le persone care solo attraverso uno schermo.

Esistono diversi tipi di solitudine. A volte possiamo essere completamente circondati dalle persone e sentirci comunque soli, o viceversa; infatti potremmo non avere alcuna compagnia e provare un certo piacere che non implica il sentirci soli.

  • Solitudine esistenziale, definisce l’esperienza intima e individuale di ciascuno di noi. È considerata una parte inevitabile della vita umana. Ciò non significa che produca sentimenti negativi. Si basa fondamentalmente sull’idea che proprio come entriamo da soli in questo mondo, nello stesso modo lo lasceremo.
  • Solitudine emotiva, nasce dalla mancanza di relazioni sociali o dall’attaccamento ad altre persone. Ad esempio, puoi sentirlo quando tutti i tuoi amici hanno un partner stabile o una storia d’amore e tu no. Di solito si sperimenta quando hai bisogno di qualcuno che ti supporti e ti ascolti, ma scopri che non c’è nessuno. In questi casi devi essere tu disposto ad aprirti agli altri. Se ti sforzi di entrare in contatto con altre persone e mostrare uno spirito di vicinanza, puoi uscire da quel circolo vizioso di sentimenti negativi causati dalla solitudine emotiva.
  • Solitudine sociale, sorge quando ci sentiamo esclusi da un gruppo sociale più ampio di quello strettamente familiare. Questo avviene, ad esempio, quando un gruppo di amici è diviso perché hanno interessi diversi e finiscono per prendere le distanze. Può essere un momento doloroso. In questo caso si potrebbero avviare nuovi rapporti e frequentare nuovi ambienti.

Quando ti senti solo, fermati, e inizia a chiederti quali siano le tue vere esigenze, prenditi cura di te stesso, combatti i momenti negativi, prova a trovare nuove connessioni con gli altri, dormi bene, ma non dimenticare mai che “stare soli” fa parte del tuo sviluppo personale.

Permette di conoscerti più profondamente. Stare in solitudine ti dà un’opportunità fondamentale per fare scelte creative e focalizzare la tua attenzione senza preoccuparti di ciò che pensano gli altri.

*Immagine Pixabay

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