Quando una competizione dimentica il valore dello sport

DI SONIA CARTOSCIELLO

Gli inglesi e gli europei di calcio. Pessima partecipazione dei giocatori inglesi di ieri sera alla finale del torneo di calcio. In ogni senso. Pessimi i fischi durante l’inno di Mameli.

Patetiche le esultanze prima ancora di giocare (a partire da Boris Johnson), per poi scappare dopo essersi anche sfilati la medaglia, con un gesto tristemente plateale davanti alle telecamere. Ancora più umiliante per loro sparire senza assistere alla premiazione della squadra campione d’Europa.

L’epilogo c’è stato all’uscita dallo stadio, quando i tifosi inglesi hanno picchiato i tifosi italiani. È il report finale della vergogna inglese. Neanche la cocente delusione di aver perso giustifica il misero comportamento dei giocatori e dei loro tifosi.

Anche se piegati sulle gambe, gli uomini veri non scappano e, pur dovendo rinunciare ad una vittoria, alla Coppa stessa, non rinunciano mai alla propria dignità, al proprio onore. Una competizione si può perdere, sono le regole dello sport e della vita, si sa il prezzo è alto, ma, ci sarebbero state altre gare da affrontare, altre partite da giocare, illuminate dal valore sano delle competizioni sportive, dal decoro, dal rispetto.

Per la squadra inglese ha vinto la povertà morale, i giocatori hanno incatenato la loro dignità, e gli avversari sono di diventati nemici. Peccato per loro. Lo sport è tutta un’altra storia.

Immagine tratta dal web

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