Ricordando Gino #Strada. La determinazione, la coerenza, la profonda umanità

di Laura Cima

La grande riconoscenza per tutto ciò che ha fatto e detto #GinoStrada nella sua vita sta emergendo ovunque insieme al dolore per la sua morte.

Non sono riuscita nelle prime ore a unirmi alle tante e ai tanti che hanno detto e scritto, se non con un cuore spezzato, perché avevo bisogno di silenzio per elaborare il grande vuoto che si era aperto proprio nel mio corpo.

Stamane ho sentito una sua lapidaria dichiarazione ripresa da Rainews sulla guerra che dimostra la sua coerenza di chirurgo che ha speso una vita a riparare le ferite e a salvare i corpi senza chiedersi mai da che parte stavano schierati, che fossero vittime o carnefici, e badando ai più poveri e emarginati, creando ospedali in ogni zona di guerra e centri di assistenza in tutto il mondo con l’organizzazione che ha creato: Emergency, buttarsi a coprire l’emergenza di chi è ferito e rischia di morire, perché, come ha ricordato la figlia Cecilia, la morte può vincere una volta sola ma dobbiamo far vincere la vita ogni giorno.

L’ultimo suo bellissimo articolo per La Stampa, pubblicato ieri quando era appena morto, riguardava l’Afghanistan, e l’aggressione occidentale di un paese che è torturato da sempre, con tentativi di colonizzazione da parte di inglesi, russi, americani ed europei, tutti miseramente falliti, e che ora, in questo occidente che vende armi ovunque e che aggredisce e distrugge paesi inventandosi anche la guerra umanitaria per giustificare i suoi interessi, si paventa la prossima occupazione cinese.

Il generale Battisti, con la sua difesa della occupazione italiana e la pretesa di imporre i nostri stili di vita, ricorda il ritiro Usa dal Vietnam nel 1975, la fuga indecorosa da Saigon in elicottero che si ripete oggi in un paese invaso da 20 anni, con tanti morti e feriti che non si riescono a contare né da una parte né dall’altra, comprese anche le vittime dell’attacco sferrato da Bin Laden nel cuore dell’occidente colonialista, a New York, le due torri e a Washington, il Pentagono.

Dice Strada, se i miliardi di dollari ed euro spesi in armi si fossero usati per aiutare gli afghani oggi quel paese sarebbe come la Svizzera.

Invece l’unica lobby che ride e ha guadagnato da tutti i morti e feriti, è quella delle armi.

Sempre più forte e contro cui nessun governo e nessuna opposizione si è mai veramente impegnata, anche nel nostro paese che porta nella sua bella Costituzione, scritta da chi ha fatto la resistenza e ha vinto i nazifascisti, l’art.11. “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizione di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Per questo troppe dichiarazioni politiche, di tutti quelli che hanno votato a favore della guerra in Parlamento, quando noi donne ecofemministe ci incatenavamo al ponte di Taranto per impedire la partenza della nostre navi verso l’Iraq, mi suonano non coerenti e opportuniste, come ormai la politica italiana ci ha abituato.

Sono stata in Vietnam recentemente, al Nord e al Sud, paese che, per difendersi dalla Cina, oggi è uno dei principali alleati statunitensi in quella zona. Ho partecipato a tutte le manifestazioni degli anni sessanta contro l’invasione statunitense e l’invio di soldati, contro la lobby delle armi e abbiamo promosso una legge di petizione popolare come ecofem, per la riconversione delle fabbriche d’armi in Italia.

Sono stata in Afghanistan con una delegazione della Commissione Esteri di cui ero segretaria, quando si era appena messo in piedi il primo governo Karzai, e ho incontrato le coraggiose ministre che avevano aperto le scuole a tutte le bambine e, provincia per provincia, lavoravano a liberare le donne dalla violenza dei talebani e dal burka, con una feroce opposizione religiosa e politica che ben presto ebbe la meglio, con il silenzio dell’occidente che aveva raccontato di dover liberare le donne mentre voleva assicurarsi le vie del petrolio. Così furono ben presto mandate via e Karzai, che allora incontrammo, obbedì alle pressioni, cacciò tutte le ministre e nel 2014 fu fatto fuori anche lui.

La coerenza di Gino Strada e il suo modo di dire cosa pensava a chiunque e in qualunque situazione quello che faceva e pensava senza piegarsi a nessun compromesso, insieme alla sua non violenza e al ripudio della guerra, alla denuncia degli interessi di chi la approva e della lobby che ci guadagna è, insieme al suo operare come chirurgo per rattopparne i guasti sui corpi, la ragione della mia sconfinata ammirazione nei suoi confronti e del mio dolore per la sua morte.

Come per lui il mio cuore sta reggendo a fatica la situazione attuale di violenza, pandemia e catastrofe climatica che stiamo attraversando, ma soprattutto l’opportunismo, la complicità e l’ipocrisia di chi ci governa e ci dovrebbe rappresentare.

#Strada  #ginostrada

 

Pubblicato da scrignodipandora

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