Scuola. Quando si parla di stipendio e di contratto, ecco che spunta ‘la dedizione all’insegnamento’

di Salvatore Salerno

**Questo Ministro**, che conosciamo come ex assessore regionale alla formazione professionale dell’Emilia Romagna, economista di seconda fila che applica le sue teorie strettamente “economiche” alla scuola, che dall’alto della sua cattedra accademica ha pubblicato tempo fa un libro edito da “Il Mulino”, parlando di scuola di comunità ma sostanzialmente di scuola utile soltanto alle aziende, alla preparazione tecnica per il lavoro, alle competenze, alla crescita del prodotto interno lordo, guardando alle materie STEM, agli ITIS governati da un imprenditore privato che ne diventa presidente e sui quali bisogna puntare.

**Questo Ministro**, già consulente della precedente, che cavalca tutte le posizioni della fondazione Agnelli, treelle, invalsi, ocse Pisa, gli apparati mastodontici, burocratici, massonici per loro stessa ammissione in alcuni casi, ritenendole il Vangelo nel suo modo di operare.

**Questo Ministro **che è anche capace di contraddirsi al bisogno di una comunicazione equivoca e confusionaria quando parla di filosofia, latino e greco.

**Questo Ministro** che è anche capace di sprecare centinaia di milioni per la sua estate in festa esaurendo i fondi PON europei e aggiungendone di altri, che consente alla sua sottosegretaria di sproloquiare sulla coperta che non è più corta per gli stanziamenti sulla scuola per fantomatici stanziamenti di natura ecologica e ambientale.

**Questo Ministro **che ha preso in giro i sindacati della scuola firmando con loro un patto mentre nello stesso giorno la ragioneria dello Stato decide di non considerarlo affatto e costringendo gli stessi sindacati ad uno sciopero flop a giugno al quale non partecipano neanche le loro RSU della scuola.

**Questo Ministro** che oggi riceve gli stessi sindacati della scuola riuscendo a parlare solo con la CISL scuola, unica vera novità che la CISL dovrebbe spiegare e che li riceve a cose fatte, cioè legge di stabilità già in Parlamento e disegnata dal governo senza stanziamenti aggiuntivi sui contratti ampiamente scaduti come quello che riguarda docenti e ata.

Il Ministro Bianchi, insomma, che, come i precedenti, guarda solo ai dirigenti scolastici, il vertice della scuola azienda e manageriale curandosi di sottrarre venti milioni di euro al fondo per la valorizzazione (anche questa un’invenzione astrusa) dei docenti destinandoli a quello per i dirigenti scolastici…

Cosa aggiunge questo Ministro ai bonus merito, quelli per pochi per non pagare di più i molti, tutti quelli che insegnano o lavorano nelle segreterie. La parola magica e inedita che viene addirittura riportata nella relazione di accompagnamento della legge di stabilità trasmessa al Parlamento è inquietante:

LA DEDIZIONE.

Una parola che, nel solco dell'”affettuosità” e delle altre amenità di un Ministro messo lì da Draghi, attacca la categoria dei docenti dal lato del sentimento e che si rivolge all’opinione pubblica, alle famiglie e genitori, a chi è digiuno di scuola, per dire sostanzialmente che quella categoria degli insegnanti italiani è proprio da rifare, non c’è amore nel loro lavoro, non c’è l’affettuosità, non c’è la dedizione e se ci fosse in alcuni casi va misurata e premiata. Il teatro dell’assurdo.

Ritorna la concezione, fatta diventare laica e stampata negli atti parlamentari dell’insegnamento come “missione”.

Non è un lavoro professionale e altamente qualificato che proviene da studi, laurea magistrale (la più alta nel nostro ordinamento), ormai non più solo come titolo di accesso ma da un’odissea di precariato, sacrifici, attese, abilitazioni, altri titoli richiesti e tortura a vita di formazione spesso inutile, da impreparati e saccenti, mirata a fare di un docente un esecutore di una sola visione del sistema economico avulso dal dettato costituzionale della libertà di insegnamento.

Ma il punto vero resta sempre quello. Perché vengono sempre fuori queste storie del “merito” e, oggi, della “dedizione” se non per motivi economici tali da dar rimanere il docente nel gradino più basso degli stipendi italiani con uguale o meno titolo di accesso, incomparabile con i Paesi europei più progrediti.

E già, perché?

Non è evidente che questo rinnovo di contratto, scaduto da tre anni, se va bene ci porta a quaranta, avete letto bene, quaranta euro netto in media per una categoria ormai ridotta a stipendi poveri fino a sfiorare l’indigenza?

E bravo Bianchi e la sua “dedizione”.

I docenti e gli ata come reagiscono?

Qui casca l’asino, nessuna reazione adeguata. E’ più facile prendersela nei social con i sindacati, neanche quelli che governano, i partiti, i movimenti, il Parlamento… I sindacati.

Certo non senza colpe nei loro quadri dirigenti in questi anni ma che, in questo modo, se non ascoltati, si indeboliscono ancora di più.

Scordiamoci le tre cifre, quelle che vanno da 100 ai 600 euro, cifra auspicata anche da questo Ministro a parole, le sue tante parole per non dire niente.

Continuando a far danni. Pensiamoci.