Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: ha ancora senso celebrarla?

di Chiara Farigu

L’ultimo report di Save the Chidren, pubblicato appena un mese fa non lascia spazio a fraintendimenti: nel mondo, ogni 15 secondi,  muore un bambino. Di questi poi oltre due milioni muoiono ogni anno  per malnutrizione.

E’ emergenza fame per oltre 5,7 milioni di bambini sotto i cinque anni. Nel nostro Belpaese poi sono almeno 160mila i bambini che hanno difficoltà a garantirsi un pasto caldo al giorno.

Numeri agghiaccianti che ci dicono quanto siamo lontani  dal raggiungimento di quegli obiettivi che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di New York, il 20 novembre 1954 sottoscriveva, La Dichiarazione dei Diritti del Bambino.

Così come siamo ancora lontani dall’adozione di quella Convenzione che per la prima volta metteva al centro i bambini come persone aventi diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici, stipulata trent’anni dopo e ratificata in Italia il 27 maggio 1991.

L’obiettivo era semplice: mettere nero su bianco che tutti i bambini del mondo hanno gli stessi diritti.  A partire dal diritto al gioco, avere un’adeguata educazione, non dover essere costretto a lavorare, poter esprimere la propria opinione, avere una famiglia propria in cui ricevere calore e protezione, essere curato se ammalato, essere nutrito.

Diritti che oggi parrebbero scontati, come quello di ricevere un nome al momento della nascita e di avere una nazionalità e che invece in molte parti del mondo vengono ancora disattesi, ignorati o peggio ancora calpestati.

Come il diritto a nutrirsi. Il primo in assoluto. Senza il quale tutti gli altri vengono a cadere.

In giornate come queste, dove abbandono programmi, sit-in, commemorazioni, tavole rotonde, ha davvero senso riempirsi la bocca per elencare quei diritti, messi nero su bianco, che un giorno si e l’altro pure vengono poi sistematicamente e tristemente negati?

Ha davvero senso celebrare la giornata  dei bambini quando ieri, non un secolo fa, ma ieri un bambino di appena 1 anno è morto per il freddo  sul confine tra Bielorussia e Polonia dopo che i genitori,  feriti in uno scontro con i militari polacchi, sono stati trasportati  per ricevere assistenza medica mentre il piccolo è stato abbandonato nei boschi? Ha davvero senso dar vita a siffatte celebrazioni quando ci sono bambini che rovistano tra i rifiuti nella speranza di trovare avanzi di cibo o vestiti smessi per scaldarsi?

Molti di quei diritti gridano se non vendetta, applicazione.

Gridano senso di responsabilità e politiche lungimiranti.

Gridano solidarietà, pace e giustizia sociale.

Gridano umanità. Quella che abbiamo perduto. O che forse non abbiamo mai avuto.

Chiara Farigu

Pubblicato da Chiara Farigu

Insegnante in pensione, blogger per passione. Laureata in Scienze dell'Educazione, ama raccontarsi e raccontare l'attualità in tutte le sue sfaccettature. Con un occhio particolarmente attento al mondo della scuola e alle sue problematiche

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